ECONOMIA

Crisi Abruzzo, Cisl: «2014 difficile ma segnali ripresa nel 2015»

Problema è occupazione. «Intercettare segnali crescita»

Redazione Pdn

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Crisi Abruzzo, Cisl: «2014 difficile ma segnali ripresa nel 2015»
ABRUZZO.  Dopo un 2014 caratterizzato da molte difficoltà, soprattutto sul fronte occupazionale, il 2015 per l'Abruzzo può rappresentare l'anno di una timida ripresa, ma solo se si riuscirà ad intercettare e sostenere i segnali di crescita, a partire da quelli registrati nel settore dell'industria.

A scattare a fotografia dell'economia abruzzese e ad illustrare le prospettive per l'anno appena iniziato è la Cisl regionale. Il punto della situazione è stato fatto in conferenza stampa dal segretario della Cisl, Maurizio Spina, e dall'economista Giuseppe Mauro, ordinario di Politica Economica all'Università D'Annunzio, i quali hanno illustrato ed analizzato i dati dei principali indicatori economici. In particolare, chiude in positivo l'anagrafe delle imprese industriali nel terzo trimestre del 2014, con un saldo attivo pari a 487 unità e un tasso di crescita dello 0,33%; saldo e tasso di crescita ancora negativo, invece, per le imprese artigiane.

CRESCITA DELL’EXPORT

Nei primi nove mesi dello scorso anno, rispetto allo stesso periodo del 2013, l'Abruzzo registra una crescita dell'export (+4,4%; +1,43% in Italia).

«Le difficoltà - ha spiegato Mauro - si concentrano sul profilo occupazionale: rispetto al periodo pre-crisi c'è un calo dell'occupazione pari a 44mila unità, dato che per una regione piccola è elevatissimo. A livello settoriale abbiamo una situazione che fa riflettere: da un lato una tenuta del settore industriale, dovuta anche al fatto che le grandi imprese stanno recuperando terreno nel processo delle esportazioni; viceversa c'è un problema serio nel terziario, dove il calo è stato di oltre il 15%. C'è un crollo della domanda interna che è superiore alle altre regioni e sta riconfigurando il settore dei consumi». »I dati occupazionali sono negativi e i settori più colpiti sono l'artigianato, la grande distribuzione e i servizi - ha sottolineato Spina - L'edilizia è rimasta nella condizione minima del 2013».

«SPERANZA PER IL 2015»

«Ci sono elementi che fanno crescere la speranza nel 2015 - ha affermato il sindacalista -: l'industria sta consolidando i segnali positivi. L'export cresce e questo significa che l'apparato industriale si sta organizzando per l'unico settore in cui può crescere. L'industria è anche l'unico settore che perde cassa integrazione e ciò vuol dire che la ripresa inizia a farsi sentire. Questi segnali vanno rafforzati».

«Abbiamo fatto un confronto con altre regioni della fascia adriatica - ha aggiunto il segretario - ed emerge che le Marche aumentano l'export del 7,3%, nel 2014 il Pil sarà 0,3%, cioè non negativo, e l'occupazione sarà di duemila unità in più. Le regioni che riescono a esportare riescono a tenere occupazione e Pil. Il nostro apparato produttivo sta reagendo positivamente, ma ancora non è nel pieno per poter competere sui mercati internazionali. In questo momento è la capacità di esportazione l'elemento discriminante che determina la capacità di tenuta di una regione».

«POCHE RISORSE A DISPOSIZIONE»

Secondo Spina l'altro «tema delicato» è il fatto che la regione abbia poche risorse a disposizione: «il bilancio regionale - ha osservato - deve fare i conti con la riduzione dei trasferimenti e inoltre abbiamo un deficit accumulato di bilancio di 457 milioni che secondo la Corte dei Conti dobbiamo accantonare nel giro di pochi anni, cosa impossibile. Le risorse dei fondi europei non sono uguali agli anni precedenti e quindi dobbiamo spendere bene ciò che abbiamo. Non possiamo più dare i fondi a pioggia come negli anni precedenti, quando i controlli sono stati carenti. Le risorse in giro ci sono ma non siamo in grado di intercettarle perché non abbiamo la capacità di fare grande progettualità e di fare alleanze».

«RIPARTIRE DAI PUNTI DI FORZA»

«Il 2015 - ha ripreso Mauro facendo eco alle parole di Spina - si configura con alcuni segnali di ripresa: la cancellazione del segno meno che ha accompagnato il Pil in questi anni e il passaggio allo 0,3-0,4% in più, che non è un'inversione di tendenza, ma è una leggerissima ripresa che deve essere accompagnata necessariamente dalla fine dell'austerità a livello europeo; questo è il nodo centrale. In Abruzzo dobbiamo partire dai punti di forza: piccole imprese e grandi imprese, ma soprattutto il problema è quello del capitale umano. Non c'è innovazione senza il capitale umano e non c'è capitale umano se non c'è innovazione. Tutti sottovalutano la fuga dei cervelli, ma in prospettiva significa un impoverimento. Oggi l'Abruzzo - ha concluso - sta pagando un prezzo altissimo»

«SERVE PIÙ CORAGGIO, SUBITO RIFORME»

«Più coraggio per realizzare le riforme non più rinviabili e far crescere una nuova cultura endogena capace di fare sistema». E' la richiesta avanzata al presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, dal segretario regionale della Cisl, Maurizio Spina, secondo cui il governatore «è partito col piede sbagliato, ma ora è più realistico e sta affrontando i problemi».

«Le difficoltà della Regione - ha sottolineato il segretario - sono sempre più evidenti per la costante riduzione dei trasferimenti dello Stato e dei fondi europei e nazionali e per la mancata crescita. Senza un salto di progettualità innovativa e di alleanze sarà difficile poter realizzare e acquisire nuove risorse necessarie allo sviluppo regionale».

Sottolineando che «il lavoro ancora da fare per la nostra Regione è ampio», Spina ha parlato «acqua, rifiuti, troppi Comuni, troppo di tutto e dobbiamo fare sistema. Dobbiamo continuare sulla strada delle riforme con maggiore lena - ha detto - Bene quelle avviate, ma bisogna accelerare sulle altre. L'Abruzzo deve avere una doppia capacità: riorganizzarsi e rafforzare i processi produttivi che guardano in avanti. Questa doppia capacità, che deve essere contestuale, spesso manca».

«D'Alfonso è partito col piede sbagliato perché ha sottovalutato il quadro della situazione ed era convinto che c'erano molte più risorse a disposizione. Adesso - ha osservato il sindacalista - è molto più realistico e sta affrontando i problemi che stanno derivando, problemi che noi gli avevamo rappresentato subito. Alcune cose certamente le sta facendo, come la riforma dei trasporti. Lui, però, sottovaluta la capacità del sistema economico e sociale di poterlo aiutare nel cambiamento anche di carattere culturale che è necessario. Sul versante della sensibilità e della capacità di tenere rapporti e alleanze si sa muovere bene. Vedremo se ci saranno i risultati», ha concluso.