AMBIENTE E VELENI

Cala vendita pesticidi ma in acque alto 'cocktail' chimico

Ispra, concentrazioni anche sopra i limiti dell'acqua potabile

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Cala vendita pesticidi ma in acque alto 'cocktail' chimico

ROMA. Un 'cocktail' di pesticidi e sostanze chimiche è presente nelle acque di fiumi, laghi e corsi d'acqua e nelle falde idriche.
Sostanze di cui non si conoscono ancora gli effetti e che "preoccupano" per la loro "persistenza". A dirlo è la nuova edizione del rapporto nazionale 'Pesticidi nelle acque' dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), sulla base dei dati forniti da regioni e agenzie regionali per individuare «eventuali effetti negativi non previsti in fase di autorizzazione delle sostanze». Anche se la vendita di questi prodotti, usati perlopiù in agricoltura ma non solo, è in diminuzione, le concentrazioni nelle acque superficiali e sotterranee sono spesso al di sopra dei limiti di qualità ambientale (che fa riferimento a un nuovo quadro normativo sulla protezione dei corpi idrici e degli organismi acquatici per le acque superficiali mentre per quelle sotterranee i limiti coincidono con quelli di potabilità).

Sono 175 le sostanze trovate (nel biennio 2011-2012 sono stati esaminati 27.995 campioni per 1.208.671 misure analitiche). In testa alla lista delle contaminazioni per le acque ci sono gli erbicidi, ma rispetto al passato è «aumentata anche la presenza di fungicidi e insetticidi». Secondo l'Ispra, «l'uomo, gli altri organismi e l'ambiente sono esposti a un 'cocktail' di sostanze chimiche di cui non si conoscono adeguatamente gli effetti, per l'assenza di dati sperimentali». Le concentrazioni misurate sono «spesso basse ma la diffusione della contaminazione è molto ampia»: sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali con "il 17,2%" che «presenta concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali» (33,7% limiti acqua potabile); sono stati rilevati pesticidi nel 31% dei punti di monitoraggio di quelle sotterranee con «il 6,3%" che "supera i limiti» di qualità (9,5% per quelli di acqua potabile).

I dati comprendono 19 regioni e province autonome; la copertura nazionale è incompleta e disomogenea soprattutto per le regioni centro-meridionali (da Molise e Calabria non è pervenuto nessun dato). La presenza di pesticidi è «più diffusa nella pianura padano-veneta», sia per l'intenso uso agricolo e le caratteristiche idrologiche sia perché le indagini sono più efficaci. In ogni caso nel periodo 2001-2012 c'è stata «una sensibile diminuzione delle vendite di prodotti fitosanitari, passati da 147.771 a 134.242 tonnellate (meno 9,1%), con un calo maggiore (meno 30,2%) dei prodotti più pericolosi (molto tossici e tossici)». Ma quello che "preoccupa" l'Ispra è «la persistenza di certe sostanze, che insieme alle dinamiche idrologiche molto lente rende i fenomeni di contaminazione ambientale difficilmente reversibili».