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Inchiesta Terre d’oro, «i rifiuti illeciti hanno modificato aree di esondazione del fiume Pescara»

«Sensibile» mutamento morfologico, dicono gli inquirenti

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Inchiesta Terre d’oro, «i rifiuti illeciti hanno modificato aree di esondazione del fiume Pescara»

Il Pescara esondato alla foce

ABRUZZO. Reati gravissimi come lo smaltimento di rifiuti (terre di sbancamento) senza le necessarie autorizzazioni che saranno accertati nelle sedi opportune, reati che però potrebbero aver avuto un impatto tremendo sull’ambiente.
Infatti dalle indagini dell’inchiesta ‘Terre d’oro’ che questa mattina ha portato all’arresto di 4 persone, è emerso che i livelli dei terreni a ridosso del fiume Pescara nella zona del Megalò sono stati alzati per effetti dello sversamento e dunque sono andati a modificare il comportamento del fiume Pescara che in quel punto non può più esondare mettendo in pericolo zone più a valle verso la foce.
La cosiddetta “cassa di espansione” sarebbe stata ridotta e così le acque non potranno più trovare sfogo nella vasta area di Santa Filomena ma molto più a est verso Pescara.
«Anche se finora non si è riusciti a dimostrare il nesso causale tra i fatti di questa inchiesta e l'alluvione del dicembre 2013 a Pescara, le indagini continueranno», ha detto il comandante regionale abruzzese del Corpo forestale dello Stato, Ciro Lungo, a margine dell'incontro con la stampa sull'operazione con 20 indagati complessivi.
Lo stesso Lungo ha però definito «sensibile» il mutamento morfologico di quei terreni in relazione al comportamento del fiume.  
La responsabile del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) di Pescara, Annamaria Angelozzi, ha inoltre aggiunto che nei prossimi accertamenti che si risalirà la filiera «prendendo in esame anche gli scavi di realizzazione dei 19 quartieri antisismici con 4.500 appartamenti del progetto Case dell'Aquila», costruiti dopo il sisma del 6 aprile 2009 per dare alloggio a oltre 15 mila sfollati.

UN ESPOSTO DEL WWF
Il Wwf intanto racconta di aver firmato a febbraio 2014 un esposto proprio sui fatti oggetto di questa indagine. «Nell'esposto, corredato da una ampia documentazione», spiega l’associazione ambientalista, «si segnalavano una serie di fatti sui quali si chiedeva di far luce, sia in relazione a Megalò 3 che a Megalò 2. Tra l'altro si evidenziava la persistenza di un deposito di terra non autorizzato già oggetto di una denuncia e del sequestro dell'area e si segnalavano alcune incongruenze amministrative in relazione ai procedimenti autorizzativi»,
Al momento non si sa se questo esposto sia o meno uno di quelli che hanno generato l'inchiesta - come sottolinea il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - «ma questo poco conta: è importante invece che sia intervenuta la magistratura per fare chiarezza in un procedimento, quello della cementificazione di fatto di una vasta area golenale, nato male e gestito peggio. In quella zona non si sarebbe mai dovuto edificare; nel quadro di una saggia gestione del territorio si dovrebbe pensare eventualmente a delocalizzare il mal costruito, mai e poi mai ad aggravare la situazione con altre costruzioni. In ogni caso ci tengo a precisare che gli eventuali guai giudiziari nei quali potrebbero essere coinvolti vari personaggi sono generati da comportamenti illegali da parte degli stessi, sempre che siano accertati, e non già da chi segnala in un esposto quei comportamenti illegali».
 «Bisogna attendere con fiducia gli sviluppi dell'inchiesta in corso - afferma l'avvocato Francesco Paolo Febbo, che tutela gli interessi del WWF - confidando che si faccia chiarezza su tutti gli aspetti di una vicenda che ha palesemente evidenziato come in certi ambienti della politica abruzzese ci sia stata una eccessiva attenzione agli interessi di pochi a discapito di quelli della gran parte dei cittadini e della tutela del territorio».

ACERBO: «QUANDO DI PRIMIO SI SCHIERO’ COL PRIVATO»
«Anche in questo caso avevamo visto giusto», commenta invece Maurizio Acervo, ex deputato ed ex consigliere comunale e regionale Prc. «Noi siamo partiti da uno scandalo alla luce del sole, quello del PRUSST Megalò già realizzato e dal cercare di bloccare gli altri due progetti che per farmi capire a suo denominai Megalò 2 e Megalò3. Ricordo lo scontro polemico che ebbi col sindaco Di Primio che stranamente schierò il Comune a difesa di interventi che avrebbero ulteriormente danneggiato anche dal punto di vista socio-economico il commercio di Chieti nonché di Pescara - dice Acerbo - Pensavo che la posizione del sindaco derivasse da quella rozza mentalità condivisa dagli esponenti politici di centrodestra e centrosinistra che hanno consentito negli anni che l'area metropolitana Chieti-Pescara diventasse quella con la maggiore densità di grande distribuzione d'Abruzzo. Pare emergere, come in altre occasioni, che quelli che si scontrano con noi sovente non lo fanno solo per motivi politici».
Acerbo oggi ricorda anche che quel Prusst partì col centrodestra ma che non fu cancellato nei 5 anni di amministrazione di centrosinistra di Chieti e che «solo noi di Rifondazione con il WWF lo abbiamo contrastato evidenziandone le molteplici incongruenze. Probabilmente quelli emersi sono soltanto un pezzo degli intrecci tra politica, dirigenti di enti pubblici e interessi privati che hanno consentito nel corso degli anni un'operazione speculativa in zona di esondazione del fiume. Ora bisogna esigere che Comune e Regione cancellino definitivamente quel PRUSST della vergogna e che quelle aree siano definitivamente risanate e vincolate».

LEGAMBIENTE: «GRAVE SITUAZIONE»
«Ancora un grave caso di illegalità ambientale si verifica in Abruzzo», commenta invece Legambiente. Nel 2013 le infrazioni sono state 811 con 705 denunce e 203 sequestri. Il caso più eclatante sta nel fatto che la regione ospita una delle più grandi vergogne industriali d'Europa, la discarica illegale di Bussi sul Tirino. In Abruzzo è stato riscontrato, inoltre, un significativo aumento delle infrazioni nel ciclo dei rifiuti che nel 2013 sono state 160; 194 le denunce e 55 i sequestri. I dati del rapporto evidenziavano un aumento proprio nelle province di Chieti e Pescara. La regione è però interessata da una significativa illegalità legata al ciclo del cemento, foraggiata dal sisma che sconvolse soprattutto la provincia dell'Aquila il 6 aprile 2009. Le infrazioni accertate in questo ambito sono state 215 in Abruzzo, 184 le denunce, 31 i sequestri, 72 dei quali si sono verificati nella provincia di Chieti. «Dal 1994, anno del nostro primo Rapporto Ecomafia, abbiamo ribadito l'urgenza di contrastare con forza le attività di chi inquina gravemente l'ambiente - dichiara Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo - Notiamo come negli anni si sia evoluto anche il sistema dei traffici dei rifiuti che ora iniziano a essere utilizzati per fare strade, costruzioni edili e altro. Non vogliamo più altre Bussi, vogliamo pene più severe per chi danneggia l'ambiente, perché fino ad oggi i criminali ambientali l'hanno sostanzialmente fatta franca grazie ad una normativa assolutamente inadeguata».