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Allarme Petrolio, «Governo ha peggiorato lo Sblocca Trivelle»

D’Orsogna scrive al ministro

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Allarme Petrolio, «Governo ha peggiorato lo Sblocca Trivelle»

Governo Renzi

ABRUZZO. Starebbe continuando senza sosta l’attività del Governo per aprire la strada alle trivellazioni petrolifere.
L’allarme lo lanciano i comitati No Triv. Aveva già destato allarme la conversione in legge dello Stato del decreto “Sblocca Italia”, in grado di scatenare la reazione dei territori contro la mancanza di coinvolgimento in ogni scelta di tipo energetico rappresentata dal disposto degli artt. 36, 37 e 38.
«La Legge di Stabilità, approvata il 22 dicembre scorso», denunciano i comitati, «ha ulteriormente peggiorato la situazione, modificando ulteriormente l’articolo 38 e rendendo chiare (se ancora ve ne fosse bisogno) le intenzioni del governo sul tema. Così, diventano “strategiche” (e quindi seguono procedure autorizzative facilitate ed accelerate) “tutte le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento di idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazioni”».
Inoltre l’articolo38 viene modificato proprio nella sua parte più discussa (la legittimità costituzionale del superamento dell’intesa vincolante con le Regioni), creando per di più una doppia regolamentazione: «per quanto riguarda le trivellazioni off-shore tutto rimane come stabilito nello “Sblocca Italia”», spiegano i comitati, «per le trivellazioni su terraferma, la definizione delle zone all’interno delle quali vengono individuate le aree “strategiche” avviene a opera dei Ministeri competenti, previa intesa non più con le Regioni direttamente interessate dai singoli interventi, ma con la loro Conferenza Unificata creando, in tal modo, una complicata situazione che, di fatto, continua a togliere poteri decisionali alle Regioni stesse».

«Nella sostanza», va avanti il No Triv, «il quadro resta molto grave e tale situazione, oltre a rappresentare un deliberato attacco alle autonomie regionali, continua a presentare evidenti problemi di legittimità costituzionale.
Legittimità costituzionale che va salvaguardata, e non barattata in cambio di piccoli miglioramenti che salvaguardino alcune situazioni specifiche. Sempre più è importante la presentazione, senza ulteriori indugi, del ricorso alla Corte Costituzionale avverso agli artt. 36, 37 e 38 citati, che la Puglia (e altre regioni) hanno chiesto alle rispettive Giunte in questi mesi. Il termine ultimo per la presentazione del ricorso è il 10 gennaio 2015».
Intanto Maria Rita D’Orsogna nei giorni scorsi ha inviato al ministro dell’Ambiente ricordando che a Dicembre del 2014 il Tar di Bari ha bocciato il pozzo esplorativo Masseria Sipari, della Medoilgas (la stessa di Ombrina), giudicato pericoloso perche’ a soli 5,5 chilometri da Foggia Sud, la stessa distanza Ombrina Mare da San Vito Marina, nel suo punto più vicino alla costa.
«E’ dunque lecito chiedersi», sottolinea la docente, «come la decisione pugliese vada ad influenzare quella del Ministero: se e’ pericoloso un pozzo esplorativo di gas, lo e’ a maggior ragione un pozzo estrattivo di petrolio con desolforatore incorporato».