SANITA'

Asl Chieti. Nuovo appalto, cambia il contratto degli Oss

Polemiche sul subentro nella gestione degli operatori socio sanitari

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Asl Chieti. Nuovo appalto, cambia il contratto degli Oss




CHIETI. Ora sono gli Oss (gli operatori socio sanitari) della Asl di Chieti la vittima designata della deregulation che da anni regna nel mondo del lavoro e che nella sanità si esprime a livelli impensati. Dopo il personale del Cup, l’attacco ora è alle condizioni di lavoro degli Oss ai quali nel passaggio – anticipato e contestato - delle consegne di un appalto provvisorio (aggiudicato alla Servizi intergrati srl, peraltro tra molte contestazioni e ricorsi) è stato proposto un contratto di assunzione definito “contratto di prossimità” che ha un costo orario ridotto, equiparabile a quello del personale delle pulizie. E questo significa riduzione del livello e dello stipendio e meno contributi previdenziali: insomma tutti i risparmi sbandierati dalla Asl vanno ad incidere sul costo del lavoro e sugli stipendi dei dipendenti più deboli, mentre la Asl nasconde sul suo sito – con il pretesto della privacy - le delibere con cui assegna premi e prebende di decine di migliaia di euro ciascuno ai suoi dirigenti per aver raggiunto gli obiettivi.

Quali siano poi questi obiettivi non si sa, visto che non possono essere considerati tali quelli fissati a fine anno, dopo che il lavoro è già stato svolto… Ma l’attacco è anche alle regole dell’aggiudicazione e dell’anticipazione del servizio in questione, visto che con note successive la Asl prima ha annunciato il subentro anticipato per il 9 dicembre e poi per l’11 e quindi per il 15 dicembre successivo. E questo nonostante le contestuali diffide della Cooperativa Azzurra che prima aveva in gestione il servizio e che ritiene di essere vittima di una serie di presunte irregolarità per le quali ha inoltrato ricorsi alla Procura della Repubblica, al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte dei conti ed anche all’Inps, visto che il contratto di livello inferiore ipotizzerebbe una sottrazione di contributi. Dice infatti la Coop Azzurra nelle diffide che ha inoltrato in aggiunta ai ricorsi e che sono state inviate non solo alla Asl -manager Francesco Zavattaro, Andrea Tisselli (Rup), Stefano Spadano (direttore amministrativo), ai Revisori dei conti, al responsabile del servizio Franco Giancristofaro-, ma anche alla Procura della repubblica di Chieti ed a quella della Corte dei Conti ed all’Inps: «a) non esistono i motivi di urgenza invocati dal Rup, così come non appare giustificato il demansionamento di fatto dei dipendenti; b) si trattava solo di aspettare almeno l’esito dell’appello del Consiglio di Stato, previsto per i primi di gennaio; c) invece dell’appalto provvisorio si poteva bandire quello definitivo; d) l’offerta ritenuta vincitrice non assicura gli stipendi ed i contributi per il personale con un contratto della sanità, come dovrebbe essere quello proposto da chi ha vinto».

 Sembra infatti che il costo del servizio si aggiri attorno ai 2,5 mln e mentre Azzurra ha proposto 2,4 mln, chi ha vinto ne ha offerti 2,2, ma senza applicare il contratto da cooperativa sanitaria, sostituito con quello di prossimità molto simile a quello del settore delle pulizie. Se è impossibile stabilire chi ha torto o ragione – la corposa documentazione della vicenda è appunto all’esame del Tar e del Consiglio di Stato – ci sono due dati allarmanti. Il primo è comune alla vicenda del Cup: a fare le spese della deregulation sono sempre i dipendenti ai quali vengono proposti salari da fame, con la Asl che osserva indifferente e che magari giustifica anche la fretta di assegnare il servizio con un appalto da sei mesi. L’altro dato allarmante è la gestione del diritto “fai da te” della Asl di Chieti, che sembra impermeabile anche ai dubbi più semplici che genera la gestione di un appalto complesso. Sembra infatti che nessuno abbia letto la clausola del contratto dove si prevedeva che al personale veniva garantita la riassunzione «e la medesima posizione contrattuale, normativa, retributiva e contributiva rispetto a quella precedentemente acquisita».
Sebastiano Calella