SANITA'

Abruzzo. Cup unico regionale, solito appalto milionario con chiacchiere e veleni

Cosa sta succedendo tra la distrazione assoluta dei controllori e le proteste dei dipendenti?

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Abruzzo. Cup unico regionale, solito appalto milionario con chiacchiere e veleni

Luciano D'Alfonso




ABRUZZO. Impiegati del Cup unico regionale oppure addetti alle pulizie, riciclati per prenotare visite mediche ed esami clinici?
E’ questo il dilemma che attanaglia i dipendenti Cup delle varie Asl abruzzesi, in questi giorni di subentro del raggruppamento di imprese (Gpi Trento, Consorzio Sgs Lanciano ed altri) che ha vinto l’appalto milionario della Regione, dopo una serie di ricorsi che hanno disarcionato i primi vincitori.
Infatti i nuovi contratti che i dipendenti in servizio a Chieti-Lanciano-Vasto sono stati chiamati a sottoscrivere in ordine sparso dalla Gpi di Trento sembrano essere quelli degli addetti alle pulizie. Il tutto è avvenuto senza l’assistenza dei sindacati, ai quali in un incontro preparatorio al subentro era stato assicurato il rispetto dei contratti collettivi di lavoro del settore sanità (come da clausola del capitolato di appalto).
Però le notizie desumibili da questi contratti sono molto diverse rispetto agli impegni verbali ed a quelli sottoscritti nella gara di appalto. La mansione prevista è la stessa e cioè: “addetto al servizio Cup”, ma secondo il contratto di “Obiettivo lavoro” (l’agenzia interinale che forniva manodopera alla Asl di Chieti) la retribuzione lorda mensile di questi impiegati era di 1.490,45 euro per 30 ore settimanali, pari ad 11,5 euro/ora.

Secondo la lettera di assunzione della Gpi di Trento, per la stessa mansione di impiegato di 2° livello, addetto Cup BackOffice e FrontOffice, per l’addetto al Cup regionale la retribuzione lorda mensile prevista è di 887,625 per 30 ore settimanali, pari a 6,8 euro/ora.
Basterebbe questa differenza abissale tra le due retribuzioni mensili ed oraria per comprendere lo stato d’animo degli addetti al Cup, soprattutto di quelli che da anni svolgono questa mansione e che hanno raggiunto un livello di professionalità elevatissimo. E anche se non fosse solo questa la differenza di trattamento che sono costretti a subire gli addetti del Cup della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto (che conta 26 sedi abilitate per le prenotazioni), questa decurtazione dello stipendio spiega bene con quale “delicatezza” sta avvenendo il passaggio di consegne tra la vecchia gestione e la nuova e con quali diversi contratti si sta operando: il primo era quello della “Sanità, personale non medico”, il secondo è quello “Multiservizi integrati” vigente. Il tutto – come già scritto – nell’indifferenza della Asl di Chieti (che era capofila della gara) e della Regione: una volta assegnato l’appalto nessuno sta controllando come l’aggiudicataria del servizio stia attuando le norme accettate al momento della gara.

Infatti l’art. 7 del “capitolato speciale per l’affidamento del servizio Cup” prevede che “L’impresa aggiudicataria è obbligata ad attuare nei confronti dei propri dipendenti occupati nelle prestazioni oggetto del contratto, condizioni normative e retributive non inferiori a quelle risultanti dai contratti di lavoro collettivi”, “assicurerà, nei modi ed alle condizioni previsti dalle leggi vigenti, un riassorbimento del personale attualmente impiegato” ed “in ogni caso il personale utilizzato dovrà essere in possesso di una professionalità acquisita anche nel settore di attività oggetto del presente appalto”.
 Solo belle parole, sottoscritte prima della gara e poi evidentemente dimenticate al momento del subentro.
Insomma si aggiunge una nuova ombra alle tante altre che rendono oscuro questo appalto milionario che prevedeva quasi 7 mln ciascuna per le Asl di Chieti e Pescara, 3,5 mln per L’Aquila e ben 15 mln per Teramo. Cifre che hanno sollevato a suo tempo polemiche a non finire, interrogazioni alla Regione soprattutto dal centrodestra,
ricorsi e controricorsi, aggiudicazioni sospese, subentri come vincitore del secondo e poi del terzo in una confusione che dimostra l’appetibilità del Cup unico regionale sul quale sembrò avere un certo interesse la GdF.

Ora c’è l’arrivo della Gpi di Trento che non si presenta come una società proprio “immacolata”, visto che i suoi dipendenti di Trento sono in agitazione sindacale per il rifiuto del contratto Multiservizi che qui in Abruzzo è stato fatto sottoscrivere.
Analoghe proteste sono avvenute in molte Asl italiane (vedi Frosinone e Foggia) dove la Gpi è stata all’attenzione delle cronache locali.
In sostanza si sta ripetendo con le Asl abruzzesi un copione già visto, dove i dipendenti sono carne da macello per far conseguire alla coop vincitrice un profitto che non sembra andare di pari passo con il miglioramento del servizio, come avevano promesso gli ideatori dell’appalto e cioè la giunta Chiodi.
In realtà, da quello che risulta a PrimaDaNoi.it, mercoledì 17 dicembre alla Asl di Chieti c’è stato un tavolo tecnico sul passaggio di consegne, convocato dalla responsabile del servizio Antonella D’Antonio, ma il venerdì successivo gli accordi raggiunti in quella sede sono stati disattesi, tanto che la stessa D’Antonio è stata costretta a chiamare la direzione generale per segnalare la “stranezza” della vicenda. Però è stata avvisata che erano cambiate le condizioni, tanto che c’è stato un ritardo nell’avviso ai dipendenti. 

In sostanza nel gestire il passaggio di consegne e le assunzioni (sembra anche di personale non particolarmente esperto e formato, come chiedeva l’appalto) sarebbe entrato a gamba tesa un altro responsabile Asl, con sede a Lanciano.
Dunque è Lanciano il cuore delle storie che raccontano i dipendenti dell’attuale Cup, chiamati lì a sottoscrivere il contratto Multiservizi a 6 euro l’ora che si applica agli addetti alle pulizie. Sempre a Lanciano ha sede Sgs servizi (che ha partecipato all’appalto vinto con la Gpi), la cooperativa presso cui sono stati convocati i dipendenti da confermare e gli altri. Si tratta di una coop molto vicina al responsabile di un Distretto sanitario della Asl di Chieti e molti degli assunti sono riconducibili ad esponenti di primo piano della Asl, compresi i più sponsorizzati che avrebbero ottenuto un contratto da 35 ore, al posto delle 30 ore o delle 25 proposto agli altri assunti.

Solo pettegolezzi? Non proprio: nomi e cognomi sono segnalati con altri particolari anche a Cittadinanza attiva-Tribunale del malato: «I dipendenti Cup hanno subìto un colpo basso studiato a tavolino e spero all’insaputa dei sindacati, visto il loro silenzio – dichiara Aldo Cerulli, responsabile di Cittadinanza attiva – chiederemo l’intervento del Servizio ispettivo della Regione per non far finire la vicenda a tarallucci e vino. Non conosco la cooperativa Gpi di Trento, ma mi lascia perplesso che i contratti per figli e figliastri di personaggi Asl siano stati fatti firmare presso una cooperativa nota del lancianese per un possibile conflitto di interesse. Chiederemo anche l’intervento dell’Ispettorato del lavoro e appena pronto invierò un dossier al Nas».
Sebastiano Calella