LA PROTESTA

Pedaggi autostrade Abruzzo, ancora un rincaro. «Aumenti dell’ 1,5%»

Febbo: «perché D’Alfonso, ‘compare’ di Toto, tace?»

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ABRUZZO. Anno nuovo e puntuali come tradizione scattano anche gli aumenti del pedaggio autostradale su A24 e A25 che attraversano l'Abruzzo.
L'anno scorso l'aumento fu infatti dell'8,25 per cento, il doppio della media nazionale. E in 10 anni i pedaggi sulle due autostrade sono quasi raddoppiati (+43%).

La societa' Strada dei Parchi Spa, che fa capo alla famiglia dell'imprenditorie abruzzese Carlo Toto, ha presentato al ministero dei Trasporti una richiesta di aumento del 9 per cento per i pedaggi, a decorrere dal primo gennaio 2015. Ma il ministro Lupi ha assicurato che non si supererà il tetto dell’1,5 per cento indicato dal ministero delle Infrastrutture e trasporti.
Questa volta la necessita' dell'aumento sarebbe, per Strada dei Parchi, il calo del 20 per cento del traffico.
Il sindaco Cialente, tuttavia, non ha nessuna intenzione di accettare supinamente i nuovi rincari e nei prossimi giorni annuncia di voler incontrare i sindaci di Teramo, Maurizio Brucchi, Pescara, Marco Alessandrini, Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, e altri primi cittadini che continuano a subire i continui aumenti dei pedaggi.
Il sindaco de L’Aquila si è battuto nei giorni di Natale in prima persona per scongiurare l’aumento che comunque ci sarà, sebbene inferiore alle aspettative della società di gestione. 

«Dopo aver chiamato personalmente il ministro Maurizio Lupi, il vice ministro Riccardo Nencini mi ha autorizzato a comunicare ufficialmente che la nostra autostrada subirà un aumento solo dell'1,5%, pari a quello di tutte le autostrade italiane», annuncia Cialente"
Per il sindaco aquilano, dunque, «è scongiurato il rischio di un aumento che sarebbe stato insostenibile. Sono rimasto d'accordo che, dopo le feste io e gli altri sindaci incontreremo il governo per avere una situazione chiara e definitiva per questa infrastruttura che, soprattutto per L'Aquila e Teramo, ne parlavamo proprio stamane con il sindaco Brucchi, è l'unica vera via di collegamento con l'Adriatico e con Roma». 

Dopo l'annuncio di Strada dei Parchi con richiesta al ministero, si era scatenata la polemica di cittadini e istituzioni. Intanto il consigliere regionale del Pd, Camillo D’Alessandro fa sapere che la Regione Abruzzo chiederà alle società di gestione delle autostrade la non applicazione degli aumenti previsti ai pendolari.
«Siamo consapevoli - spiega D’Alessandro- che gli aumenti sono legati ad un contratto che prestabiliva la scansione degli investimenti nel tempo con i corrispondenti aumenti tariffari. Tuttavia appaiono non sostenibili sul carico dei lavoratori gli aumenti annuali che pesano ormai eccessivamente sulla loro condizione economica. La questione va risolta anche tenendo conto di un necessario confronto tra tariffe e chilometri negli altri tratti autostradali italiani. Altra partita, invece - aggiunge D’Alessandro- riguarda il governo nazionale. Non e' piu' pensabile che del gettito che le societa' di gestione del servizio autostradale versano ogni anno allo Stato neanche un euro torni sul territorio che ha prodotto quel gettito, ovvero l'Abruzzo. Parte di quelle risorse – conclude D'Alessandro - puo' essere riconosciuta alla Regione che a sua volta dovra' investirle sul sistema stradale regionale e interregionale».

FEBBO, PERCHÈ D'ALFONSO TACE?
Il presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo (Forza Italia) ricorda che i ritocchi alle tariffe ci sono state anche negli anni scorsi ma adesso «nessuno (sindacati, Cna, Confindustria, associazioni di consumatori ecc.) si rivolge alla Regione, eppure oggi c'è un nuovo Presidente che dei legami di amicizia, addirittura "compare", con Carlo Toto & famiglia non ha fatto mai mistero. D'Alfonso sempre pronto ad alzare il telefono per dimostrare la sua "importanza" salvo poi smarrirsi, nel garantire la presenza del suo segretario Renzi, per chiamare questo Ministro (Lupi) o quel Vice (Nencini con cui ha sfilato sotto il Gran Sasso), questa volta tace. Questo silenzio, assordante per "Lucianovunque", mi lascia perplesso e dubbioso, forse tace perché conosce il capitolato e quindi questa volta si arrende alla burocrazia? Oppure tace perché sente forte il richiamo dell'amicizia (su cui non avremmo nulla da dire se "Lucianovunque" fosse una persona qualunque)? Credo che i pendolari, gli autotrasportatori, il mondo dell'imprenditoria abruzzese, che verranno nuovamente duramente colpiti da questo aumento, oltre che dalla mancata riconferma della diminuzione delle tasse, che per il 2013 e 2014 il precedente governo Regionale di centrodestra aveva garantito, vogliano avere una risposta e soprattutto una presa di posizione forte e definitiva sul rigettare la proposta di aumento».
Per questo Febbo annuncia che presenterà una risoluzione urgente contro l'aumento del pedaggio «per ottenere una risposta che faccia chiarezza e blocchi una pretesa immotivata (diminuzione dei fruitori), fuori tempo (siamo in recessione, altro che 50.000 nuovi posti di lavoro) e che colpisce i pendolari e l'economia abruzzese. Vogliamo sentire la voce del presidente D'Alfonso chiara, lineare e coerente con il ruolo che ricopre, non quello di sindaco di Pescara».

NEGLI ULTIMI DIECI ANNI +43%
In 10 anni i pedaggi sulle due autostrade sono quasi raddoppiati (+43%).
Nel 2008, infatti, si registrò il + 2,4%. Solo due anni prima, nel 2006 si verificò il tanto contestato aumento del 5,8% poi impugnato davanti al Tar. Nel 2009 il Ministero preferì non infierire sul territorio terremotato ma ha praticamente recuperato negli anni successivi. Dal 1° gennaio 2010, infatti, nuovo aumento del 4,78% sull’autostrada abruzzese (contro l’aumento generale del 2,4% per le altre tratte), il 1° gennaio 2011 un altro +8% (anche questa volta ben al di sopra della media nazionale del +3%).
E poi ancora: il 1° gennaio 2012 un bel +8,06%, nel 2013 un ulteriore aumento del 6% fino ad arrivare al +8% dell’inizio del 2014.
Se oggi la Regione tace nel 2006 l’allora governatore Ottaviano Del Turco chiese l’intervento del ministro dell’epoca, Antonio Di Pietro, si scagliò contro i «caimani» delle autostrade

e si appellò al Tar contro gli aumenti. Sulla questione l’ex presidente tornò a parlare anche pochi giorni dopo la sua scarcerazione e, senza fare nomi, tirò nuovamente in ballo il termine «caimani» per parlare di quelli «che hanno avuto in dono un'autostrada quasi gratis più piccola di tutte le altre e che pero' ha una serie di tariffe che sono aumentate con la stessa velocità con cui sono aumentate le altre».