NORME E DISAGI

Giustizia, gli avvocati bocciano la nuova legge: «un flop annunciato in tema di smaltimento di arretrato»

«Misure del Governo assolutamente inidonee»

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Giustizia, gli avvocati bocciano la nuova legge: «un flop annunciato in tema di smaltimento di arretrato»

ABRUZZO. «I provvedimenti introdotti nell’ordinamento con l’ultimo decreto, ora legge 132/2014, sulla degiurisdizionalizzazione, sono destinati ad un probabile flop ed è incomprensibile l’assenza di spirito critico, anche da parte di alcuni settori dell’avvocatura, su queste misure».

L'ANF, associazione degli avvocati, lo ha ribadito nell’incontro avuto giorni addietro al Ministero della Giustizia, evidenziando che le misure adottate sono «assolutamente inidonee a realizzare l’effetto di ridurre l’arretrato dei processi civili».
E quanto a taluni consensi espressi da una certa parte dell'avvocatura verso scelte tecnicamente «inadeguate ed inefficaci», ne ha stigmatizzato la carenza di autonomia di giudizio e di critica, sottolineando il fatto che il Governo «non può continuare a dar vita a riforme a costo zero e deve assumersi la responsabilità di questa scelta, evitando di far sì che delle inefficienze del sistema e di scelte avventate debbano farsi carico gli avvocati» .

Lo studio diffuso nei mesi scorsi dal Ministero della Giustizia per fotografare la situazione della Giustizia civile in Italia parla di un arretrato effettivo, diverso dal pendente, di poco più di 2 milioni di giudizi. Dei 5 milioni di cause in realtà pendenti, il 47% si concentra nei primi 20 tribunali italiani e un terzo di tutte le pendenze si concentra nei primi 10, tra cui spiccano Roma, con oltre 200mila cause civili ancora da chiudere, e Napoli con oltre 175mila. Più del 70% delle pendenze civili risulta essere stato iscritto nell’ultimo triennio, mentre solo il rimanente, numericamente contenuto, ha una “giacenza” maggiore.

Quello che non viene sottolineato a sufficienza, secondo l’Anf, (e che continuerà a incagliare il sistema), è il fatto che a fronte di una più che ottimistica previsione di smaltimento, «ci saranno sempre centinaia di migliaia di cause all’anno che entrano nel sistema solo a causa del pubblico, che oggi è il vero buco nero del sistema, essendo il maggior produttore di contenzioso. Ed è lì che si dovrebbe intervenire in modo preventivo».

«Pensare di poter convincere il cittadino che si è rivolto alla giurisdizione pubblica, soprattutto dopo una vittoria in primo grado, a rinunciare al giudice e a sobbarcarsi, per giunta, costi ulteriori e ingiustificati, per rimettere tutto agli arbitri, pagandoli e pagando il contributo per l’accesso all’istituto, è una vera utopia, anzi diciamolo più chiaramente, una autentica sciocchezza. E solo un legislatore lontano anni luce dalla realtà delle aule di giustizia riesce a non rendersene conto», dicono gli avvocati.

Per risolvere la crisi profonda che attanaglia il settore, per risolvere problemi annosi, a cominciare dalla lunghezza dei processi, secondo l’Anf, «occorre entrare nell'ordine di idee che senza investimenti adeguati da parte dello Stato ogni altra misura a costo zero è destinata a rimanere sterile. Alla giustizia italiana occorrono mezzi adeguati e idonee risorse umane, a cominciare da un numero di magistrati e di personale amministrativo rispondente alle reali esigenze. La nostra cultura non può accettare, in un'epoca in cui sempre più evidenti appaiono corruzione e sprechi, che la soluzione venga invece individuata a danno e spese del cittadino, ad esempio aumentando il contributo unificato ad ogni piè sospinto, chiudendo centinaia e centinaia di uffici giudiziari, frapponendo ostacoli alle impugnazioni e così via. Così non può più andare».