SANITA'

Abruzzo. Punti nascita, è guerra di dati. Ecco il documento integrale

«La chiusura sarà il risultato di un processo di riorganizzazione»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3185

Abruzzo. Punti nascita, è guerra di dati. Ecco il documento integrale

ABRUZZO. Sarà sufficiente pubblicare il documento finale del Comitato regionale sui Punti nascita per placare o almeno indirizzare nel verso giusto le polemiche di questi giorni per le chiusure ipotizzate?
PrimaDaNoi.it lo pubblica soprattutto a beneficio dei lettori e non tanto per quei consiglieri regionali che pure dovrebbero conoscerlo ma pare non siano molto informati sul suo contenuto e/o interessati a fornire un contributo al “parto in sicurezza” di cui non c’è traccia nelle dichiarazioni che invece puntano più su  politica, tradimenti, territori abbandonati e di ospedali da salvare.
Infatti – tanto per esemplificare al massimo - non si legge mai se nei reparti minacciati di chiusura ci sono ginecologi in servizio anche di notte o se ci sono sale operatorie dedicate solo al parto e se c’è la terapia intensiva neonatale.
Si protesta e basta. E così da Atri ed Ortona – e Sulmona non sta a guardare – si annunciano marce sulla Regione dei contrari alla chiusura (con una strana protesta che sembra solo maschile…).
La fine del commissariamento non ci sarà se il Tavolo romano di monitoraggio non certifica che il programma e gli impegni assunti sono stati rispettati (come richiesto da anni). E’ questa la prima contraddizione che certifica la strumentalità e la superficialità di chi guida la protesta e fa finta di non sapere che le inadempienze vanno sanate.
Vale per il centrodestra, che pure si affannava a propagandare che dopo tre anni di bilanci in regola l’esperienza del commissario era al termine, il che evidentemente non è bastato in presenza di molte altre inadempienze. E vale anche per il centrosinistra che quando era all’opposizione ricordava a Chiodi  che c’era ancora molto altro da fare: dai Punti nascita ai Lea (livelli essenziali di assistenza), alla rete dell’emergenza urgenza, alla residenzialità e chi più ne ha più ne metta.

Insomma è comprensibile la protesta dei cittadini, se nessuno gli spiega che le chiusure ipotizzate ci saranno al termine di un percorso organizzativo che porterà al funzionamento ottimale degli 8 Punti attrezzati.
Appare invece del tutto sconfortante la contrarietà di quei consiglieri regionali che prima hanno firmato l’istituzione del Comitato tecnico sui Punti nascita e poi protestano, non condividendone le decisioni finali, soprattutto per il reparto di Atri sul quale c’era stata una richiesta specifica.

Intanto il documento firmato per chiedere un nuovo Comitato tecnico, dopo aver ribadito che le chiusure già decise sotto Chiodi  (Atri, Ortona e Penne) erano da rivedere alla luce di dati più aggiornati e completi, impegnava il Commissario a far ripartire un nuovo Comitato tecnico per valutare eventuali deroghe al numero minimo dei 500 parti, a riorganizzare il trasporto materno e neonatale ed a potenziare e riorganizzare i Punti nascita che restano aperti. Cosa che il Comitato ha deciso con solo tre voti contrari.
Per comprendere che sono state soddisfatte tutte le richieste dei Consiglieri che oggi protestano, basta leggere le 14 pagine del documento: ci sono tutti i dati precisi che risultano alla Regione sul numero dei nati, sui parti cesarei che in Abruzzo registrano percentuali del 38,2, praticamente il doppio del 20%  secondo le indicazioni dell’Oms (organizzazione mondiale della sanità), sui posti letto e così via (compresa la riorganizzazione del trasporto).

Quello che non si dice, ma che viene espresso a chiare lettere nell’introduzione al documento del Comitato (forse non letto dai consiglieri che protestano),  è che la chiusura sarà il risultato di un processo riorganizzativo che può solo far bene a chi deve nascere in sicurezza ed alle donne che debbono partorire dove trovano un reparto attivo giorno e notte.
Non si tratta di accusare di scarsa professionalità i medici, le ostetriche o le infermiere che lavorano nei Punti nascita che chiudono: queste chiusure dipendono solo dal fatto che – ad esempio – non c’è personale a sufficienza per coprire anche i turni notturni. E siccome non si partorisce solo in orario di ufficio, forse è meglio trovare reparti con ginecologi ed ostetriche H24 e non solo reperibili. Non è perciò preciso Giorgio D’Ignazio, capogruppo Ncd alla Regione, quando sostiene che «la chiusura del punto nascita dell’ospedale San Liberatore di Atri rappresenta una scelta irrazionale ed irresponsabile».
 Semmai è il contrario. E sempre D’Ignazio aggiunge, per dar forza alla sua contrarietà: «se è vero che la valutazione complessiva di questa scelta non può prescindere da un ragionamento numerico, allora sono proprio i dati del 2014 ad indicare che il Punto nascita del San Liberatore ha superato la soglia minima dei 500 parti e quindi a smentire una delle condizioni principali per giustificarne la chiusura». Non è così, a leggere il documento della Regione: Atri è sotto la soglia dei 500 parti (che peraltro è solo uno dei parametri utilizzati per tenere chiusi o aperti questi reparti). Il documento ufficiale della Regione attribuisce al San Liberatore solo 467 parti nel 2013, in calo rispetto ai 492 del 2012 per il 2014 si vedrà. Se anche per gli altri aspetti tecnici che hanno prodotto le chiusure la precisione è questa….

Sebastiano Calella

ABRUZZO TAGLIO PUNTI NASCITA