CRISI E LAVORO

Buste paga sempre più leggere: «l’Abruzzo pensi a come sostenere i salari»

In Italia spesi in 4 anni quasi 60 miliardi per ammortizzatori sociali

Redazione Pdn

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Buste paga sempre più leggere: «l’Abruzzo pensi a come sostenere i salari»


ABRUZZO. Stretti nella morsa di una crisi iniziata 8 anni fa e della quale ancora non si intravede l’uscita, i lavoratori abruzzesi si trovano a fare i conti con un crollo dei salari dovuto al ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, che sempre più spesso rappresentano la principale fonte di sostentamento di intere famiglie.
Dal 2009 al 2013 in Italia si parla di una spesa per gli ammortizzatori sociali che è costata quasi 59 miliardi di euro. La gran parte di questa - il 72,7%, ossia 42,8 miliardi - è stata coperta dai contributi versati dai lavoratori dipendenti e dalle imprese, mentre la parte rimanente (il 27,3 per cento), pari a poco più di 16 miliardi di euro, è stata pagata dalla fiscalità generale, e cioè dai contribuenti.
Gli ammortizzatori hanno garantito un sussidio a milioni di dipendenti che si sono trovati in difficoltà dopo aver subito una riduzione/sospensione dell'attività lavorativa per mancanza di lavoro.
«La legge finanziaria 147/2013 aveva previsto l’aumento della misura di integrazione salariale per il ricorso ai Contratti di Solidarietà», ricorda Alfredo Fegatelli, segretario generale Fiom Cgil Abruzzo.
«La legge di stabilità 2015, pur estendendo i contratti di solidarietà alle imprese sotto 15 dipendenti, sembra riportare la percentuale di integrazione salariale al 60%. Questa scelta, se confermata, rischia di compromettere ulteriormente i redditi dei lavoratori e delle loro famiglie. Prendendo atto del precario stato di equilibrio che continuerà a caratterizzare la vita quotidiana degli abruzzesi almeno per i prossimi mesi, è auspicabile un intervento della politica regionale volto a sostenere il reddito dei lavoratori, riconoscendo in questa scelta un modo per contenere la crisi dell’intero sistema economico regionale al fine di rilanciare le attività».
«Negli anni passati», continua Fegatelli, «alcune regioni italiane, come la Toscana e la Lombardia, hanno sperimentato con successo meccanismi di sostegno al reddito prevedendo integrazioni salariali agli ammortizzatori sociali, in particolare verso i Contratti di Solidarietà, che costituiscono lo strumento più efficace per evitare la perdita di posti di lavoro attraverso la redistribuzione delle attività».
Facendo tesoro di queste positive esperienze di altri territori, la Fiom regionale invita la politica abruzzese ad aprire una riflessione al fine di sostenere uno strumento che evita i licenziamenti e costruisce le basi per la ripresa produttiva delle imprese.