I COMMENTI

Sentenza Bussi, difese esultano. Tutti gli altri: «il disastro esiste, la giustizia no»

D’Alfonso: «attiveremo procedimento per risarcimento civile»

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CHIETI. Era in aula Salvatore La Gatta, il sindaco di Bussi sul Tirino, e ha accolto con preoccupato stupore la sentenza della Corte d'Assise di Chieti che ha assolto e prescritto tutti gli imputati del processo per la megadiscarica Montedison.
«Mi auguro ora - ha detto La Gatta - che come per la vicenda dell'amianto cresca lo sdegno della pubblica opinione».
Il sindaco si è detto preoccupato anche per il ricorso che pende davanti al Consiglio di Stato a opera della Montedison contro il ministero dell'Ambiente che grazie alla sentenza del Tar aveva obbligato l'azienda a bonificare il sito entro 30 giorni dalla sentenza.
«Non vorrei che questa sentenza in Assise possa pesare sul Consiglio di Stato, aspettiamo fiduciosi, sapendo che ora la strada è quella dell' iniziativa civile. Ma è certo che in questo processo a Chieti - ha sottolineato La Gatta - è mancato il convitato di pietra, cioè quella stessa Montedison che è bene non dimenticare nominava i ministri per quanto era potente: non si può immaginare come questo potere sia finito all'improvviso». L'udienza presso il Consiglio di Stato per il ricorso della Montedison contro il ministero è prevista il prossimo 4 gennaio.
E intanto è un fiume in piena di reazioni, le difese esultano.
«I giudici hanno ravvisato delle responsabilità per colpa e la difesa ritiene siano stati colti dalla Corte tanti spunti dai temi proposti. Esprimiamo quindi grande soddisfazione», ha detto l'avvocato Carlo Baccaredda Boy che difende 4 dei 19 imputati.
«Naturalmente - ha aggiunto - leggeremo la motivazione della sentenza. C'erano tante aspettative da parte dell'opinione pubblica. La difesa sperava in maniera forte come erano state forti le nostre discussioni. E' stata esclusa qualsiasi fattispecie con dolo».
Per l'avvocato Baccaredda «è una sentenza che ha tenuto conto che una fattispecie colposa ci poteva essere ed è del tutto diverso rispetto a quello che era stato costruito nel capo di imputazione del dottor Aceto».

«IL DISASTRO ESISTE»
«Il disastro ce l'abbiamo, esiste, e ce lo teniamo» è invece l'amara conclusione di Augusto De Sanctis, referente del Forum Acque Abruzzo, e storico protagonista delle associazioni ambientaliste per il processo sulla megadiscarica di Bussi.
De Sanctis, nel commentare la sentenza spiega che «sull'avvelenamento siamo di fronte a una falda che ha un disastro ma che come avvelenamento non sussiste: non ci sono colpevoli pur di fronte all'acqua avvelenata e a un disastro accertato». De Sanctis a questo punto chiede la «riapertura dei pozzi Sant'Angelo, quindi a valle della megadiscarica, che furono chiusi nel 2007 dopo le nostre battaglie, quelli che ancora oggi inquinano, perché evidentemente non sono un reato».

«DISPOSITIVO NETTO SU VOLONTA’»
«Il dispositivo è assolutamente netto nell'escludere un profilo di volontà sia per quanto riguarda l'avvelenamento sia per quanto riguarda il disastro», ha detto invece l'avvocato Tommaso Navarra, legale del Wwf, parte civile nel processo Bussi. «Non c'è volontà nell'azione degli imputati. Il dispositivo, però, apre un altro scenario per quanto riguarda il disastro: il disastro c'è, non è un caso che ci sia ma c'è una responsabilità umana nella causazione tant'è che viene riqualificato in colposo, cioè afferisce ad un dato gestorio inadeguato delle strutture che naturalmente riguardavano la zona. Per questo capo di imputazione è intervenuta la prescrizione e questo deve indurci a riflettere».
«Non si è affermata la responsabilità perchè - ha proseguito - come avviene purtroppo in Italia, anche di frequente, caso eternit insegna, il tempo per accertare e' un tempo incompatibile per affermare la responsabilità. Questo ci deve far riflettere, ma deve far riflettere anche il territorio e gli abruzzesi: dobbiamo essere più vigili sul nostro territorio perchè soltanto una presenza costante puo' portare un accertamento immediato dei fenomeni gravi di inquinamento per non rimanere con il cerino acceso della bonifica. Questa struttura di sentenza apre un problema: chi inquina paga, se nessuno e' responsabile chi paga comunque il disastro? La comunita' abruzzese? Noi - ha infine commentato l'avvocato - dobbiamo essere piu' presenti, piu' incisivi nella fase iniziale di accertamento dei fatti».

«ACQUE NON TUTELATE»
«Prendo atto che evidentemente la prima cosa che posso constatare e' che le acque sotterranee, le falde acquifere che costituiscono una risorsa fondamentale per l'uomo, non sono oggetto di tutela ma leggeremo le motivazioni della sentenza», ha dichiarato invece l'avvocato Cristina Gerardis, dell'avvocatura dello Stato e parte civile nel processo. «Certamente non si puo' parlare di delusione perche' un avvocato e' abituato ad avere esiti favorevoli o sfavorevoli in un processo. Pero' perplessita' e un grande punto interrogativo ci sono perche' studiando bene le carte del processo abbiamo potuto constatare la gravita' della situazione ambientale di quest'area. Ritengo che la sede civile, quella che l'avvocatura dello Stato attivera' sicuramente, sia una sede idonea a restituire al territorio, qualora l'esito della causa potra' essere favorevole, un giusto ristoro in termini di riparazione ambientale che e' quello che alla fine si vuole. Quello che si vuole e' solo il ripristino ambientale».

D'ALFONSO: «ATTIVEREMO CAUSA CIVILE»
«Il fatto che sia stato riconosciuto il disastro colposo legittima l'iniziativa per la Regione di attivare una causa civile per il risarcimento dei danni da parte di chi ha ridotto le acque e le terre dell' Abruzzo in queste condizioni», ha detto invece il governatore della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso.
Mentre il sindaco di Pescara Marco Alessandrini ha avvertito: «è necessario leggere bene le carte per valutare ulteriori azioni giudiziarie da parte del Comune, parte civile nel procedimento».

M5S: «NESSUNA PRESCRIZIONE CON LEGGE ECOREATI. LA GIUSTIZIA E' MORTA»
«È l'ennesima prescrizione che assolve tutti e lascia impunito un reato grave e certificato come il disastro colposo. Dopo l'Eternit è la volta della discarica di Bussi e della Montedison: una sentenza che ci lascia senza fiato. Si certifica il disastro ma poiché è stato derubricato da doloso a colposo è scattata la prescrizione» commentano invece i parlamentari del M5S delle Commissioni Ambiente. «L'inquinamento delle falde è accertato, ma secondo i giudici non sussiste l'avvelenamento delle acque: Aspettiamo le motivazioni della sentenza ma ci sembra aberrante».
I cinque stelle sottolineano che la prescrizione, con la legge sui reati ambientali presentata da loro, non sarebbe sopraggiunta: «e per questo che la legge, approvata alla Camera, è impantanata al Senato?», si chiedono i parlamentari.
E il M5s Abruzzo commenta: «La sentenza di oggi, al di là delle questioni squisitamente procedurali e tecniche, certifica innanzitutto un dato inconfutabile: la giustizia in Italia è morta, e neanche la magistratura ormai tutela i diritti dei cittadini. Lo stato di diritto in Italia sta diventando un'utopia: i poteri forti hanno vinto, le multinazionali fanno quel che vogliono e di fatto possono agire indisturbate anche violando le leggi. Un avvelenamento di centinaia di migliaia di persone sparito nel nulla, come per incanto: pazzesco.
L'assoluzione di oggi è una pagina molto buia non solo per gli abruzzesi, ma per tutti gli italiani.  Oggi più che mai è urgente la necessità di una ricostruzione dalle fondamenta del nostro paese ormai alla deriva».