DIETRO L'OPACITA'

Abruzzo. Enti e società partecipate hanno obbligo di dare i documenti a consiglieri

Per il Collegio delle garanzie statutarie non si può dire no ai consiglieri regionali

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Abruzzo. Enti e società partecipate hanno obbligo di dare i documenti a consiglieri


ABRUZZO. Il Collegio regionale delle garanzie statutarie, con il parere n° 6 del 2014, ha chiarito che la richiesta di accesso agli atti da parte dei consiglieri regionali alla Asl di Pescara – ma anche a tutte le società in qualche modo partecipate o emanazione della Regione – non può essere respinta.
«Data la natura della Asl di ente dipendente dalla Regione, l’obbligo di garantire l’accesso agli atti e documenti di fronte alla potestà di accesso (prevista dall’art. 30 dello Statuto regionale), si configura come “dovere d’ufficio”, la cui violazione attiva la responsabilità disciplinare del dirigente inadempiente, per la quel è competente il Direttore generale. A fronte dell’inerzia del dg può essere attivata la responsabilità del medesimo di fronte all’organo politico che lo ha nominato».
 Non siamo proprio al reato di omissione di atti d’ufficio ma quasi, visti i rilievi disciplinari, le responsabilità di fronte alla Giunta regionale che fa le nomine (alla Asl, come negli altri Enti) e la violazione del dovere d’ufficio da parte dei dirigenti che si trincerano dietro il no, citando a sproposito sentenze che giustificherebbe il diniego di accesso agli atti.
Dice infatti questo parere che «il richiamo alla giurisprudenza del Consiglio di stato operato dalla Asl di Pescara per motivare il diniego è in conferente e infondato». Musica per le orecchie di chi da anni si batte per la trasparenza degli atti e che ha trovato molto spesso sulla sua strada un no pretestuoso ed infondato, cioè un ritardo culturale sull’obbligo della trasparenza delle pubbliche amministrazioni, sancito peraltro dalla legge ed in questo caso dallo Statuto regionale.
Il collegio, composto da Fabrizio Politi, Stefano Civitarese Matteucci, Giampiero Di Plinio e Arnaldo Lucidi, era stato sollecitato ad emettere il parere su richiesta dei «consiglieri regionali Pettinari, Monaco, Iampieri, Chiodi, Pietrucci, Febbo, Balducci, Di Dalmazio, Ranieri, Bracco e D’Ignazio» per «acclarare la legittimità dell’azione regionale con riguardo al diniego di accesso agli atti opposto dalla Asl di Pescara alla richiesta del consigliere Domenico Pettinari».

 Si trattava di un accesso agli atti di un bando di gara e del contratto tra la Asl e l’Ati Siram-Omnia service sulla gestione del calore. Ma l’istanza non aveva trovato accoglimento. Di qui la richiesta dei consiglieri «alla luce dei numerosi dinieghi anche da parte di altre Asl» di conoscere l’interpretazione autentica dell’art. 30 dello Statuto regionale che prevede il diritto di accesso per eletti in Consiglio regionale.
Il secondo comma di questo articolo prevede infatti che «i consiglieri, per l’esercizio delle loro funzioni, hanno il diritto di avere tutte le notizie ed informazioni e di ottenere visione e copia di tutti gli atti e documenti amministrativi della Regione e degli Enti ed Aziende dipendenti dalla Regione».
 Si tratta insomma di un potere ispettivo-politico che non può essere compresso da parte degli enti pubblici «in posizione di sotto ordinazione rieptto alle istituzioni della Repubblica (Comune, Provincia, Regione e Stato)».
  Naturalmente il parere illustra anche le particolari (in realtà poche) situazioni in cui questo diritto di accesso può essere negato ma la ricostruzione giuridica di questa apertura – si spera definitiva – alla trasparenza è sicuramente un merito che va attribuito a tutto il Collegio regionale delle garanzie statutarie ed in particolare all’estensore del testo che secondo indiscrezioni potrebbe essere il prof  Giampiero Di Plinio, docente di diritto pubblico alla d’Annunzio. In sostanza, al di là dello specifico fatto che ha originato il parere, questa posizione chiarissima di chi il diritto pubblico lo insegna, richiama alla mente tutti i dinieghi che negli anni ci sono stati da parte di improvvisati cultori del diritto messi a capo di enti strumentali della Regione e per i quali la trasparenza è stata sempre un optional.
Così è passata una intera gestione quinquennale senza alcun tipo di controllo da parte dei cittadini e tantomeno degli enti preposti.
Sebastiano Calella