SANITA'

Tagli punti nascita, infuria la polemica e cresce il fronte del no

Il centrodestra, ma anche parti del Pd, chiedono rivisitazione del Piano

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Tagli punti nascita, infuria la polemica e cresce il fronte del no

ABRUZZO. Infuria la polemica sulla chiusura dei punti nascita.
In tutta la regione ne resteranno attivi solo 8 invece dei 9 salvati dalla precedente proposta, quando fu aggiunto quello di Sulmona.
Ora dunque si nascerà a Pescara, L’Aquila, Avezzano, Chieti, Lanciano, Vasto, Teramo e Sant’Omero.
«La scelta del Comitato per il percorso nascita regionale di sopprimere il punto nascite dell’Ospedale di Penne rappresenta uno sfregio senza precedenti per la sanità vestina», contesta il Circolo cittadino di Forza Italia di Penne. «Il presidente Luciano D’Alfonso e il segretario regionale del Partito democratico, Silvio Paolucci, oggi assessore regionale alla Sanità, hanno definitivamente messo una pietra tombale sullo sviluppo dell’area vestina. L’aspetto più grave mostrato da questo governo regionale – sottolinea Forza Italia – è che si è operato senza individuare un’alternativa alla chiusura del punto nascite dell’ospedale di Penne, da sempre fiore all’occhiello. Chiediamo una dura presa di posizione del sindaco Rocco D’Alfonso e del consigliere provinciale Ennio Napoletano contro il governo regionale di centrosinistra affinché venga tutelata la salute dei cittadini dell’area vestina».
«E’ scandaloso e fuori da ogni logica», rincara la dose il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, «scegliere di acquistare un immobile fatiscente piuttosto che intervenire per mettere in sicurezza i Punti nascita come quello di Penne ed evitarne così la chiusura».
Sospiri contesta l’acquisto da parte della Asl di Pescara di una struttura in via Rigopiano, dove saranno ubicati uffici amministrativi, tecnici e di staff.
«L’Azienda sanitaria locale – sottolinea Sospiri - si appresta a sborsare ben 3 milioni di euro di soldi pubblici per un immobile vecchio sul quale, ovviamente, bisognerà operare interventi di ristrutturazione con conseguente aumento dei costi a carico dei contribuenti. Quei soldi invece dovrebbero essere utilizzati meglio, per interventi mirati a mettere in sicurezza i Punti nascita piuttosto che chiuderli come sta accadendo al San Massimo di Penne» aggiunge Emidio Camplese, giovane esponente pennese di Forza Italia.

Il consigliere regionale Mauro Febbo contesta invece la chiusura del punto nascita di Ortona: «è una decisione sconsiderata e oltremodo inopportuna. A questa chiusura operata dalla Regione Abruzzo - prosegue Febbo - ci siamo opposti con tutte le forze e continueremo a farlo nelle sedi opportune, perche' la riteniamo un'autentica sciagura non solo per la comunita' ortonese, ma anche per il nosocomio di Chieti che dovra' sopperire a questa defezione. Non si e' concretizzata nessuna alternativa, nessun intervento e' stato messo in cantiere per sopperire alle eventuali lacune, semmai fossero riscontrate, della struttura di Ortona che torno a ribadire con forza risponde a tutti gli standard di sicurezza necessari, cosi' come possiede tutti i requisiti per rimanere aperta».
«Dove sono oggi», domanda Febbo, «il sindaco di Ortona, il Senatore Tommaso Coletti e tutti i rappresentanti ortonesi del centrosinistra? Dove sono le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil , Ugl, e quelle dei medici? Ma la maggioranza non aveva votato una risoluzione per cui, prima di chiudere, si doveva tornare in Consiglio regionale?»

Proteste anche dal Pd di Atri: «lo sappiamo, ci sono criteri stringenti stabiliti dalle commissioni tecniche ma la politica non è solo tecnocrazia. Bisogna rendersi conto che l’Accordo del 2010 dispone la riduzione dei punti nascita con pochi parti soprattutto perché in quegli ospedali in media si ha una quota di ricorsi al parto cesareo molto superiore al normale: quota che ad Atri è fra le più basse di tutta la regione. Il nostro punto nascita dovrebbe dunque essere premiato, non soppresso. Bisogna poi tenere conto che chiudere simultaneamente i punti nascita di Atri, Ortona e Penne, che nel 2013 hanno totalizzato insieme ben 1.266 parti, vuol dire portare all’esplosione il punto nascita di Pescara, che supera già i duemila parti annui. Bisogna rendersi conto che chiudere il punto nascita di Atri significa creare artificialmente e scientificamente una mobilità interna dall’ASL di Teramo a quella di Pescara di circa 500 parti l’anno: cosa ne pensa il dg Fagnano?»