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Monticelli (Pd) attacca D’Alfonso e Paolucci sui Punti nascita

Reazione molto accesa alla chiusura di Atri

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Monticelli (Pd) attacca D’Alfonso e Paolucci sui Punti nascita

Luciano Monticelli

ABRUZZO. «Non ci sto. La decisione di chiudere il Punto nascita di Atri, votata dal comitato tecnico insediato alla Regione, non sottintende alcuna razionalità e non condivido affatto questo modo di operare».
A caldo è questa la reazione del consigliere regionale Luciano Monticelli (Pd) che rincara così la dose della sua protesta: «nessuno dei consiglieri che hanno preso a cuore la questione è stato coinvolto – continua – Non sono stato tenuto affatto in considerazione, nonostante che da anni combatto contro la chiusura dell’ospedale di Atri. Questo è un modo di fare che non condivido e che fa davvero riflettere, quasi a legittimare l’ipotesi di interessi che si celerebbero dietro la chiusura del San Liberatore, per la cui difesa sono stato lasciato solo».
«Non è certo un ottimo comportamento da parte dei politici quello di “lavarsi le mani” da decisioni di questa importanza e lasciare ogni responsabilità al comitato tecnico – conclude Monticelli - Ognuno faccia la sua parte. Sarà una dura battaglia, ma sono pronto a tutto, anche ad andare contro al presidente D’Alfonso e all’assessore Paolucci».
In aggiunta il consigliere Monticelli si appella anche al capogruppo Pd alla Regione Sandro Mariani, al collega Dino Pepe e al segretario provinciale Pd Gabriele Minosse «affinché prendano una posizione sull’intera questione che riguarda tutto il comprensorio della Val Fino, Silvi, Pineto, Roseto e la zona del medio Vomano: è necessario opporsi alla decisione presa».
Dal consigliere Monticelli arriva la prima contestazione alla decisione del comitato tecnico regionale che “salva” Pescara, L’Aquila, Avezzano, Teramo, Sant’Omero, Chieti, Lanciano e Vasto, e chiude Ortona, Sulmona, Atri e Penne.

La notizia – anticipata da PrimaDaNoi.it – rischia però di innescare un dibattito tutto politico che confonde i problemi perché mette nello stesso calderone la difesa dell’ospedale di Atri (e lo stesso vale per Ortona, Sulmona, Atri e Penne) e l’opposizione alla chiusura dei Punti nascita. Peraltro la nomina di un nuovo comitato tecnico per garantire una decisione in linea con le norme nazionali sulla “sicurezza della nascita” era stata richiesta proprio dai contrari alla precedente scelta di lasciare aperti 9 Punti nascita sui 12 attualmente operanti. In realtà c’è una spiegazione anche per la nuova decisione del Comitato, che ha tagliato Sulmona, in un primo tempo recuperato dal sub commissario Giuseppe Zuccatelli che per motivi orografici e di viabilità difficile aveva aumentato da 8 a 9 i Punti nascita salvati dal precedente comitato insediato da Gianni Chiodi.
Nel dibattito molto acceso che ha preceduto la votazione finale sotto la regìa abilissima del direttore Maria Crocco, quando è stato discusso il documento presentato da Angelo Muraglia – neo direttore sanitario delle Asl di Teramo – in cui si riportavano le cifre sostanzialmente stabili dei parti in Abruzzo, è sorto il problema che il criterio dell’orografia e della viabilità difficile non poteva essere utilizzato per salvare solo Sulmona: infatti ma anche Penne ed in sostanza tutto l’Abruzzo hanno lo stesso problema dei collegamenti difficili. Quindi questa deroga al criterio della sicurezza non era accettabile. Meglio potenziare il trasporto dei neonati e delle partorienti, come è stato deciso.

Il fatto è che il consigliere Monticelli (come tutti gli altri politici, amministratori comunali e comitati di difesa) nulla dice su quello che dovrebbe essere l’argomento centrale del dibattito: il Punto nascita di cui si discute non è quello dove la donna partorisce, ma la struttura che assicura il massimo della sicurezza per il nascituro. Ed i tecnici che hanno la responsabilità di assicurare le condizioni di salute del nascituro (il Comitato era composto per la maggior parte da ginecologi, neonatologi e pediatri) hanno solo detto che non può restare aperto il Punto nascita che non ha attrezzature e personale adeguato, come richiesto dalla legge (oltre che dal buon senso). E non si capisce perché nessuno protesta se un ustionato grave abruzzese viene trasferito d’urgenza in elicottero al Sant’Eugenio di Roma, perché in Abruzzo non ci sono strutture adeguate per curarlo, mentre un ospedale qualsiasi va bene per chi nasce. Come non si capisce perché non si chiede alle donne (un pò assenti in questo dibattito), ma anche ai futuri padri se preferiscono far nascere in sicurezza i loro figli (ad esempio con la presenza della rianimazione neonatale) o se chiedono soltanto la comodità del parto sotto casa.
Altra cosa è la difesa dei piccoli ospedali che rischia però di essere una difesa di retroguardia, già superata dai cittadini che per curarsi scelgono di muoversi alla ricerca delle strutture meglio attrezzate. E se questo vale per le malattie, a maggior ragione dovrebbe valere per la gravidanza ed il parto che malattie non sono. Oggi l’ospedale è un concentrato di tecnologie e non un “refugium miserorum”, come ai tempi di san Camillo de Lellis. Quindi ben venga da parte del consigliere Monticelli e di altri ogni iniziativa sostanziale di difesa dei piccoli ospedali (cioè nuove attrezzature e servizi), senza però confondere i problemi.

Intanto Loredana Di Marcello, responsabile dell'U.O. di Anestesia e Rianimazione del presidio di Atri, precisa che in quanto membro effettivo del Comitato Percorso Nascita Regionale, ha espresso voto contrario alla chiusura del punto nascita e non si è astenuta come scritto erroneamente in precedenza.

Sebastiano Calella