SANITA'

In Abruzzo restano aperti 8 Punti nascita

Decisione peggiorativa del Comitato tecnico che taglia Sulmona

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In Abruzzo restano aperti 8 Punti nascita


ABRUZZO.  Sorpresa: in Abruzzo resteranno attivi 8 Punti nascita, invece dei 9 salvati dalla precedente proposta, quando fu aggiunto quello di Sulmona.
Ora dunque si nascerà a Pescara, L’Aquila, Avezzano, Chieti, Lanciano, Vasto, Teramo e Sant’Omero. Lo ha deciso ieri a maggioranza il Comitato tecnico insediato dalla nuova struttura commissariale, su richiesta espressa dell’ex presidente Gianni Chiodi e di tutto il centrodestra che hanno raccolto le proteste del territorio (vedi Atri e Penne) per la chiusura di questi punti nascita prevista dalla precedente commissione.
In realtà il Comitato insediato da Chiodi aveva concluso con la stessa proposta di 8 punti nascita da lasciare aperti, ma successivamente il sub commissario Giuseppe Zuccatelli aveva dato il suo ok al salvataggio di Sulmona in considerazione delle disagiate condizioni della viabilità di quella zona spopolata che arriva fino a Castel di Sangro.

Insomma una specie di autogol dei politici distratti che non leggono i documenti ufficiali, visto che si invocava una rivisitazione delle decisioni già prese, non sapendo che intanto i criteri si erano fatti più restrittivi.
Nella votazione finale, indetta dal direttore Maria Crocco che chiude la carriera con questo documento, si sono astenuti Atri ed Ortona, mentre Sulmona era assente per l’impossibilità del rappresentante locale di partecipare all’incontro convocato all’ultimo momento. Ma anche la sua presenza non avrebbe spostato l’esito della votazione, visto che tutta l’istruttoria era stata condotta sulla base dei criteri stringenti decisi a Roma dall’Agenas e dal Ministero.

E siccome in Abruzzo nascono 10 mila bambini l’anno ed il limite dei parti sotto il quale non si deve andare è di 1000 parti/anno, il conto è presto fatto: al massimo possono funzionare 10 Punti nascita, anche perché qualcuno ne farà 800 ed altri 1200. E’ forse questo il punto debole di tutta l’operazione che ha puntato l’attenzione sul dato numerico bypassando completamente un’altra direttiva romana e ministeriale, salvo un piccolo accenno finale nel documento votato.
 E cioè che debbono restare aperti solo quei punti nascita in cui le condizioni di sicurezza siano assicurate soprattutto al bambino più che alla partoriente. Un’altra contraddizione è dovuta al fatto che se si prende per buono il dato numerico, ieri l’ufficio Flussi della Regione ha portato sul tavolo dei 25 commissari le mappe dei percorsi per arrivare a partorire nei Punti nascita rimasti aperti.
E non a caso è risultato che nella zona di Sulmona i tempi di percorrenza sono del tutto improponibili e fuori delle indicazioni romane e ministeriali. Una porta aperta al recupero di un paio di Punti nascita, su intervento stavolta del commissario D’Alfonso o dell’assessore Paolucci?
Si vedrà. Per il momento l’unico dato positivo del comitato è stato l’orientamento di potenziare il trasporto neonatale e quello delle partorienti.
 Prevedibile il contraccolpo di polemiche e di rivendicazioni territoriali, a difesa di questo o di quel campanile e/o ospedale. Meglio sarebbe se questa fosse l’occasione per migliorare le attrezzature dei reparti e per comprendere che dove la casistica, cioè i parti, sono più numerosi, i risultati sono migliori in termini di sicurezza e di mortalità alla nascita (che in Abruzzo è troppo alta). Ma c’è un altro punto su cui i politici e gli amministratori distratti dovrebbero riflettere. Il riordino della rete ospedaliera che a breve verrà imposto da Roma mette a rischio anche la sopravvivenza dei Punti nascita di Lanciano e Vasto, oggi salvi.
 Infatti nei piccoli ospedali, secondo gli schemi ormai noti, non sono previsti questi reparti. Toccherà alla politica difendere l’Abruzzo, vittima predestinata quando si decide con la forza dei numeri.

Sebastiano Calella