LA SENTENZA

Sanità, il Consiglio di Stato conferma il no del Tar a due cliniche

«Corretto il divieto di trasformare il day hospital in ricoveri ordinari»

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assessorato sanità abruzzo

ABRUZZO. Il Consiglio di Stato boccia l’appello contro la sentenza del Tar L’Aquila che aveva già respinto il ricorso delle cliniche Pierangeli e Spatocco sull’applicazione della legge 6/2007 sul Piano di rientro dai debiti in sanità.
In particolare il riferimento è ad una nota del novembre 2008 con la quale la direzione regionale della salute comunicò che le prestazioni  in regime di day hospital o di day surgery non potevano essere trasformate in ricoveri, né nella stessa specialità in cui venivano erogate né in altre.
Di fatto si tratta di un argomento di scarsa importanza e con riflessi economici del tutto secondari, sia perché nella clinica Pierangeli la Gastroenterologia (oggetto di quella circolare) è stata soppressa, sia perché l’Otorinolaringoiatria (a cui si riferisce la nota) alla Spatocco si è ridotta progressivamente, tanto che inizialmente c’era stata l’indicazione di non seguire più la causa e di far decadere l’appello. Ma questa sentenza “minima” è la rappresentazione plastica del momento in cui la sanità – per merito o per colpa del Piano di rientro – privilegiava più gli aspetti regolamentari che quelli assistenziali. In realtà nelle battaglie legali pro o contro il Piano di rientro ogni tanto tra le pagine scritte dagli avvocati – come in questo caso - fa capolino il concetto che in sanità dovrebbe “comandare” l’atto medico, cioè la decisione di ricoverare a prescindere dai paletti imposti dalla struttura amministrativa. 

Questo naturalmente in un sistema sanitario perfetto che però è difficile realizzare, tanto che le troppe regole ed i paletti ad ogni piè sospinto hanno prodotto un aumento esponenziale della mobilità passiva pagata alle altre regioni e che invece poteva restare in Abruzzo, offrendo posti di lavoro agli abruzzesi.
In sostanza il direttore dell’assessorato alla sanità precisò – a richiesta – che le cliniche potevano  «effettuare, eventualmente, solo ricoveri per attività a ciclo diurno (in regime di day –hospital o day surgery) su posti letto ricompresi nell’AFO ( Area Funzionale Omogenea) di appartenenza, escludendo, quindi, il regime ordinario, secondo quanto contemplato al punto che riguardava i Servizi specialistici».
 Contro questa interpretazione scattarono i ricorsi perché veniva escluso «in radice che, nell’ambito delle discipline accreditate possano essere erogate prestazioni in regime di ricovero ordinario, con relativo pagamento. Tale previsione ex ante sarebbe irragionevole in quanto, nei fatti, la scelta delle concrete modalità operative può essere rimessa solo al giudizio del medico della struttura sanitaria, che stabilirà il concreto regime appropriato sulla base delle condizioni del paziente».
 Il Tar aveva dato torto a questa interpretazione, promuovendo di fatto la direzione della salute, secondo la quale se il day hospital è un regime alternativo, tale deve rimanere senza aggravio di costi.

Altrimenti che alternativo è? Ma il problema non è solo questo. Dietro la sentenza c’è tutto il discorso sui Lea, i livelli essenziali di assistenza, che sarebbero male utilizzati se le prestazioni fossero a rischio di inappropriatezza, come sono i ricoveri in day hospital quando la prestazione può essere solo specialistica ambulatoriale. Insomma è tutta una questione di soldi e quando tutto serve per risparmiare, il CdS non può che confermare l’interpretazione del Tar Abruzzo.

Sebastiano Calella