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Provincia Teramo, l’ira di Sel: «altro che abolizione, siamo alle larghe intese»

Sinistra contesta le deleghe assegnate dal presidente

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Provincia Teramo, l’ira di Sel: «altro che abolizione, siamo alle larghe intese»

ROSETO. Venerdì scorso si è riunita l’assemblea provinciale di Sinistra Ecologia Libertà Federazione di Teramo ed ha discusso, tra i vari punti all’ordine del giorno, anche delle recenti vicende riguardanti la scelta dei consiglieri provinciali delegati da parte del presidente della Provincia Di Sabatino.

«Come Sel», spiega il coordinatore provinciale Stefani Ciccantelli, «riteniamo inaccettabile l’operazione messa in campo nel coinvolgere rappresentanti del centrodestra in due settori di una certa importanza e rilevanza come la tutela del territorio e dell’ambiente e le politiche per il lavoro, nelle figure dell’ex-assessore provinciale ai lavori pubblici della giunta Catarra Massimo Vagnoni (NCD) e del sindaco di Alba Adriatica Tonia Piccioni (Forza Italia)».
I due consiglieri provinciali di centrodestra, accettando le deleghe attribuite dal presidente Renzo Di Sabatino, hanno sollevato le ire di Forza Italia, che ha preso le distanze dall’accordo trasversale.
Netto Maurizio Brucchi che non ha gradito «il tradimento» di Piccioni: «a nome di tutto il gruppo di Forza Italia prendo le distanze da questo modo di fare politica», ha detto nei giorni scorsi il sindaco di Teramo. «Di Sabatino se voleva condividere il suo programma dialogava con i partiti e non con i singoli, sicuramente è stato abile a fare le sue mosse ma in sede di assemblea sarà chiaro quali sono stati i sindaci che lo hanno spalleggiato. Non ci interessa fare polemica sugli incarichi, che in questa fase sono briciole».

Vagnoni, invece, è espressione della lista di Tancredi e Di Dalmazio che però hanno difeso la scelta dell’appoggio istituzionale a Di Sabatino finalizzato alla costruzione di risposte condivise ai problemi dei territori.
«Quella di Vagnoni e degli altri consiglieri è stata una scelta di maturità politica in una fase costituente della Provincia che sta lavorando alla costruzione di nuove regole», dice Di Dalmazio. «Era anacronistico e improduttivo andare a uno scontro. Le posizioni politiche e culturali restano distinte ma un confronto in questa fase è utile a elevare la collaborazione istituzionale».
Ma anche Sel contesta questa scelta. Il partito già in occasione delle consultazioni del 12 ottobre aveva ribadito l’assoluta contrarietà, espressa in Parlamento come forza di opposizione, nei confronti della trasformazione delle Province operata dal governo nazionale. Oggi però c’è anche la beffa: «la Provincia», sottolinea Ciccantelli, «non solo non è stata abolita ma prima viene esautorata della sua legittimità democratica e poi colpita da restrizioni finanziarie per quanto riguarda le aree di competenza amministrativa. Ciononostante abbiamo scelto di sostenere con lealtà la lista “La Casa dei Comuni” anche per il fattore politico che la caratterizzava come una delle poche liste provinciali in tutta Italia dentro il perimetro del centrosinistra senza larghe intese. Proprio per questo, pur comprendendo le modifiche strutturali dell’ente, come Sinistra Ecologia Libertà crediamo che anche in questa situazione si debba mantenere chiaro e forte il discrimine tra una gestione di centrosinistra e una di centrodestra, obiettivo mancato con le scelta dal Presidente di proporre le larghe intese dopo il voto».