NATURA INNATURALE

Ogm, cosa succederà con la liberalizzazione?

Coldiretti, in Abruzzo 3800 ettari di mais “liberi” da ogm

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

6378

Ogm, cosa succederà con la liberalizzazione?

ABRUZZO. E’ “salva” la tradizionale pizza e foje, la focaccia di mais abruzzese che accompagnava anticamente le verdure di campo sulla tavola contadina, oggi riproposta con successo dai ristoranti più gettonati e amata dai palati più raffinati.
E’ salva la polenta con il succulento ragù di salsicce, o la prelibata pannocchia bollita in acqua e sale amata dai piccini. Esempi concreti di una tradizione ancora viva, che verrà garantita ora – senza più equivoci - dall’imminente accordo europeo per la libertà di scelta degli Stati membri sugli Ogm, annunciato dal Ministro per l'ambiente, Gianluca Galletti. Un accordo che con molta probabilità sancirà una volta per tutte un’Italia libera di non coltivare Ogm (come vogliono ben 8 italiani su dieci che credono in una alimentazione sana e naturale) e che, in Abruzzo, salvaguarderà oltre 3800 ettari coltivati a mais.
«Siamo di fronte - sottolinea Coldiretti Abruzzo - ad un importante e atteso riconoscimento della sovranità degli Stati di fronte al pressing e alle ripetute provocazioni delle multinazionali del biotech. L’Europa da un lato, le Alpi e il mare dall’altro, renderanno l’Italia, e quindi l’Abruzzo, finalmente sicuri da ogni contaminazione Ogm a tutela della straordinaria biodiversità e del patrimonio di distintività del Made in Italy».
«Viva perciò la pizza di granoturco», continua Coldiretti, «viva le tante tradizioni agroalimentari che rischiavano di essere “contaminate” dalla coltivazione di sementi biotech a vantaggio esclusivo delle multinazionali che perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy. Sono quindi salvi gli oltre 3.800 ettari coltivati a mais in Abruzzo, ubicati prevalentemente nelle pianure e nelle basse vallate interne irrigue, che generano un fatturato di 14milioni di euro, e che saranno sicuramente “liberi” da biotech».
«Un nemico contro cui la nostra regione – dice Coldiretti Abruzzo - si è schierato nettamente da subito, fin dal 2001, con una legge regionale che sanciva l’applicazione del principio di precauzione nelle decisioni sull’uso per qualunque fine di organismi geneticamente modificati o di prodotti da essi derivati ».
Una legge in un certo senso ante litteram del grande pressing istituzionale portato avanti negli ultimi anni da Coldiretti sia a livello nazionale che europeo, oggi finalmente arrivato alle battute finali.
E a conferma un dato: nell’Unione Europea nonostante l’azione delle lobbies che producono Ogm, nel 2013 sono rimasti solo cinque paesi, su ventotto, a coltivare Ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania), con appena 148mila ettari di mais transgenico MON810 piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna (136.962 ettari). Si tratta quindi di fatto - conclude la Coldiretti - di un unico Paese (la Spagna) dove si coltiva un unico prodotto (il mais MON810).

PAESI UE POTRANNO VIETARE COLTIVAZIONE
L'11 novembre scorso, la Commissione Ambiente, Sanita' pubblica e Sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento Europeo ha votato per permettere ai paesi dell'UE di vietare la coltivazione degli Ogm sul loro territorio anche se autorizzata a livello europeo, sulla base di una proposta di regolamento della Commissione europea . Secondo la Rapporteur che ha presentato la proposta all'interno della Commissione ENVI, Frederique Ries, Membro del Parlamento Europeo (Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa), con questo voto si e' riusciti ad ottenere finalmente un largo consenso tra i gruppi politici del Parlamento Europeo su tematiche molto sensibili.
Le misure approvate assicureranno flessibilita' ai Paesi UE nel restringere e vietare la coltivazione degli Ogmse desiderato.
Allo stesso tempo, viene assicurato un processo autorizzativo trasparente per l'introduzione degli Ogm a livello UE, con maggiori garanzie e sotto il controllo dell'Autorita' europea per la sicurezza alimentare che effettuera' una valutazione dei rischi caso per caso, tenendo conto degli effetti diretti, indiretti, immediati, differiti e cumulativi degli OGM sulla salute umana e l'ambiente nel rispetto del principio di precauzione. Infatti, anche qualora la coltivazione degli OGM venisse autorizzata a livello UE, gli stati membri potranno legittimamente decidere di proibirla o limitarla nei loro territori. Inoltre, il testo approvato permetterebbe agli stati membri di assicurarsi che le coltivazioni Ogm non contaminino altri prodotti e fondare la legittimita' delle restrizioni applicate su principi della loro politica ambientale, sulla programmazione di citta' e paesi, sull'uso della terra, sulla politica agricola, sulla politica pubblica o anche sul possibile impatto economico sociale.

COSA PREFERISCONO GLI ITALIANI
Mentre gli scienziati di tutto il mondo sono divisi sui pericoli legati al consumo di ogm, il 90% di italiani ed europei dichiarano di prediligere il biologico perché è Ogm-free. Otto consumatori su dieci preferiscono il biologico perché è privo di Ogm e di pesticidi. È quanto emerge da una consultazione pubblica promossa dalla Commissione Europea all’Agricoltura nel 2013.
«La coltivazione di piante transgeniche», spiega Legambiente, «comporta l’ aumento dell’uso di pesticidi per almeno due motivi: le piante transgeniche Bt possono determinare lo sviluppo di resistenze alle tossine transgeniche da parte degli insetti invalidando i benefici della tecnologia Bt e provocando il ricorso ad altri pesticidi; la resistenza agli erbicidi può essere trasmessa a specie infestanti con l’effetto che sarà necessario impiegare più e diversi pesticidi. Alcuni agricoltori americani hanno dichiarato di essersi pentiti di aver coltivato Ogm, perché hanno ottenuto danni economici e nessun miglioramento produttivo. L’introduzione di colture Ogm non solo non aumentano le rese produttive ma è un rischio economico per le agricolture di qualità che, come quella italiana, si basano sulle varietà e le tipicità locali».
La coltivazione di Ogm è molto concentrata tanto che l’85% si trova nel continente Americano e il 76% solo in 3 Paesi (Stati Uniti, Argentina e Brasile). In Europa,come detto, solo 5 Paesi coltivano gli Ogm per un totale di 129mila ettari (pari all’estensione del Comune di Roma), di cui il 90% si trova in Spagna.