CONTI IN SALUTE

Sanità. Allarme vaccini mette a rischio anche la fine del commissariamento

Criticità ulteriori dai 70 mln di mobilità passiva

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Sanità. Allarme vaccini mette a rischio anche la fine del commissariamento
ABRUZZO. Ci mancava anche la psicosi anti vaccino influenzale a complicare la fine del commissariamento della sanità abruzzese. Si tende a dimenticare che la copertura vaccinale (chiaramente non legata solo all’influenza) fa parte dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, la cui copertura è decisiva per chiudere definitivamente il commissariamento.
Ma c’è un altro dato di questi giorni che torna a far salire l’allarme sullo stato di salute della sanità abruzzese: si tratta del consuntivo della mobilità passiva reso noto in questi giorni e che si aggira sui 70 mln che l’Abruzzo paga alle altre regioni ed agli altri sistemi sanitari, sottraendolo all’economia abruzzese.
Questo significa – come sempre ribadito – meno soldi alla sanità regionale (non solo alle cliniche private) ma soprattutto meno lavoro per medici, infermieri, tecnici ed amministrativi. Il dato dei 70 mln - è bene ribadirlo – riguarda essenzialmente i ricoveri ospedalieri ed è sostanzialmente stabile rispetto a quello reso noto l’anno scorso. Riguarda i totali del riparto 2014 rispetto ai saldi dei movimenti del 2012 il  che significa che l’attrattività della sanità abruzzese – fatta salva la quota ineliminabile della mobilità passiva – resta scarsa, senza darne colpa a chi negli anni scorsi si è preoccupato più dell’importanza del dato economico che della qualità dell’assistenza sanitaria.
Detto in altre parole, sarebbe ingeneroso dare la colpa al centrodestra di questo fenomeno imposto da Roma, perché il centrosinistra avrebbe fatto lo stesso, vista la “moda” imperante di pensare alla salute (ma vale anche per la scuola e la qualità della vita) come un prodotto industriale da misurare e soprattutto da far pagare.

L’ALLARME VACCINI RISCHIA DI FAR TORNARE INDIETRO I LEA
Sui pericoli per la fine del commissariamento che vengono dai problemi vaccinali, negli anni scorsi c’era stato un progressivo innalzamento dei punteggi assegnati ai Lea in Abruzzo, mentre ora si potrebbe tornare indietro per quei fenomeni che non c’entrano con la sanità, ma che hanno comunque riflessi negativi importanti sulla salute dei cittadini e sul funzionamento del sistema sanitario. E cioè si potrebbe assistere ad un aumento della mortalità da complicanze influenzali a carico di chi non si vaccina più (anziani soprattutto) e ad una conseguente riduzione del punteggio per uscire dal commissariamento.
In realtà si presta poca attenzione al rispetto dei Lea, cioè all’uniformità dei livelli di assistenza in tutti i sistemi sanitari regionali. Ed invece questo è uno degli aspetti più importanti del federalismo sanitario introdotto nel 2001 con le “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione” e con il trasferimento a livello regionale delle competenze politico-amministrative per la tutela della salute.
E proprio per garantire l’uniformità dell’assistenza a livello nazionale furono definiti i Lea - garantiti dallo Stato – con particolare attenzione all’appropriatezza delle prestazioni ed alla loro efficienza. In realtà nel “Rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica”, la Corte dei conti ha scritto che «la sola valutazione del dato economico non risulta soddisfacente per la verifica del rispetto degli obiettivi di natura qualitativa connessi alla garanzia di erogazione dei Lea».
 Come peraltro dimostra un dato reso noto questi giorni e cioè che in tutte le Regioni in Piano di rientro si fa difficoltà a far aumentare il livello dei Lea, per le difficoltà a rispettare i vincoli economici del Mef il quale dovrà inventarsi il nuovo commissario D’Alfonso per sfuggire all’abbraccio asfissiante di Roma (e di chi in Abruzzo rema contro la fine del commissariamento?).

Sebastiano Calella