IMMIGRATI

Caritas: «in Abruzzo ci sono quasi 75mila stranieri»

A Chieti presentato 23/o Rapporto insieme a Fondazione Migrantes

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

710

Caritas: «in Abruzzo ci sono quasi 75mila stranieri»



ABRUZZO. In Abruzzo sono 74.939 i cittadini stranieri, il 5,7% della popolazione, percentuale inferiore alla media nazionale del 7,4%. L'Aquila e Teramo sono le due province con il maggior numero di residenti stranieri, complessivamente 42.199. Le comunità sono costituite soprattutto da romeni, albanesi, marocchini e cinesi.
E' quanto emerge dal 23/o Rapporto Immigrazione presentato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, per cui è stato scelto il titolo "Tra crisi e diritti umani". Il rapporto, con dati riferiti al 2013, è stato presentato a Chieti nella sala consiliare della Provincia, presenti l'arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, il deputato Khalid Chaouki, il direttore generale di Migrantes, Giancarlo Perego, il missionario padre Renato Kizito Sesana, fondatore di Koinonia, il direttore della Caritas Chieti-Vasto e di Migrantes regionale, don Enrico D'Antonio. Riguardo all'Abruzzo, dal Rapporto emerge che sono oltre 72.000 i lavoratori nati all'estero occupati nell'economia abruzzese, mentre le imprese straniere sono circa 12.300.
Si tratta perlopiù di cittadini provenienti da Romania, Albania, Svizzera, Marocco e Cina. Anche la scuola abruzzese è sempre più frequentata da alunni stranieri, oltre 13.000 nell'anno scolastico 2012-2013: il 33,1% frequenta la scuola primaria, il 23,4% la secondaria di primo grado, il 22,2% la secondaria di secondo grado e il 21,3% la scuola dell'infanzia.
«Quando parliamo di immigrati - ha detto Forte - parliamo di persone, non di numeri. Una realtà con una dignità sacra e inviolabile. Senza l'immigrazione il nostro sistema produttivo sarebbe al collasso, per il numero di lavoratori e imprenditori».
 Secondo Chaouiki «non può esserci futuro per l'Italia senza che faccia pace con se stessa e la sua multiculturalità. E' un paese di immigrazione, ma oggi si trova impreparato e il rischio è di creare capri espiatori come i bambini delle periferie romane».
 Dal canto suo D'Antonio ha evidenziato che «la chiesa è vicina al mondo dell'emigrazione. E solo se tutti torniamo a scuola, approfondiamo questo mondo e ci lasciamo educare, possiamo capirne diritti e doveri».