SANITA'

A Roma il Ministero stimola la sanità abruzzese

Ancora ritardi sui vecchi obblighi del commissariamento

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A Roma il Ministero stimola la sanità abruzzese



ABRUZZO. Luci ed ombre dal Tavolo romano di monitoraggio sulla sanità che si è svolto ieri a Roma. Rilevate alcune “adempienze” rispetto al crono programma del Piano di rientro dai debiti, come la programmata riconversione della residenzialità. Valutate positivamente, ma solo sulla fiducia, le ipotesi di una riduzione dei Punti nascita che il Ministero dell’Economia ritiene ormai obbligatoria entro fine anno.
Criticata la mancata firma dei contratti con le case di cura private, il Mef ha fatto capire – abbastanza chiaramente – che di fine del commissariamento si potrà parlare forse in primavera, quando saranno noti i dati economici di fine anno.
E quando soprattutto torneranno a casa i 110 mln spostati dal bilancio della sanità a quello della Regione per superare il problema di liquidità trovato nelle casse regionali.

L’impressione dunque è che Luciano D’Alfonso, ma anche l’assessore Silvio Paolucci, dovranno pedalare ancora molto per uscire dal commissariamento. Ieri dunque è andato in onda il solito match: da una parte la rappresentanza abruzzese (oltre il commissario e l’assessore, anche il sub commissario Giuseppe Zuccatelli, il direttore dell’assessorato Maria Crocco e l’aspirante suo successore Giovanni Farinella) impegnata a dimostrare che tutto fila per il verso giusto, dall’altra i tecnici del ministero che insistevano nel ricordare come ci sia ritardo in alcuni adempimenti che pur dovevano essere stati adottati da tempo (come risulta dai vari verbali del passato).
In realtà l’attuale gestione commissariale si sta occupando più di recuperare il ritardo accumulato da Chiodi che di programmare altre iniziative in sanità.
«Il mio impegno adesso sarà solo quello di arrivare al prossimo appuntamento con risultati concreti – commenta a caldo l’assessore Silvio Paolucci – si tratta di trovare i 110 mln prestati alle casse regionali, di definire i Punti nascita, di completare la riconversione della residenzialità e di firmare i contratti con le cliniche. Capisco le loro richieste, ma Roma è molto più drastica».
 In sostanza dunque, si preannuncia un’attenzione spasmodica ai conti, la decisione finale sui Punti nascita, che a quanto se ne sa non sarebbe solo un fatto numerico di parti/anno (anche se Roma insiste per farne restare aperti e funzionanti solo otto), e sarà attivato un tentativo di mediazione rispetto alle richieste delle cliniche che contestavano e contestano il taglio del 10% della spending review di Chiodi (invece dello 0,5%). Sono cioè in ballo circa 7,5 mln in più o in meno alle case di cura, che corrispondono comunque a centinaia di posti di lavoro in più per il settore.

Sebastiano Calella