L'INCHIESTA

Visite private alla Asl di Chieti: i Nas indagano sui medici furbetti

Le prenotazioni non passerebbero per il Cup (e nemmeno i soldi)

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7799

Visite private alla Asl di Chieti: i Nas indagano sui medici furbetti

CHIETI. Visita improvvisa, ma non a sorpresa, del Nas Carabinieri all’Ospedale di Chieti per controllare gli incassi dell’attività libero-professionale di alcuni medici alla cassa del Cup. Sotto esame le visite private all’interno del SS. Annunziata, che dovrebbero passare attraverso il Cup (come i pagamenti) mentre risulterebbero prenotate direttamente dagli studi di alcuni medici.
E i soldi? La prima ipotesi investigativa è che non vengono versati ma sono intascati direttamente senza lasciare traccia nella contabilità e negli incassi perché le visite non risultano e quindi non producono soldi per la Asl.
La seconda possibilità è che i proventi delle visite siano versati “a piacere” e non secondo il numero reale dei pazienti trattati. Un vizietto che in passato è stato segnalato più volte dagli addetti alla cassa, ma che non sembra passato di moda, nonostante che l’ultima legge del 2012 preveda che «il pagamento di prestazioni direttamente alla competente struttura tramite mezzi di pagamento che assicurino la tracciabilità della corresponsione di qualsiasi importo».

 Per questo il Nas ha chiesto se ci sono stati controlli e adeguamenti o se qualche responsabile del servizio  ha chiuso un occhio o forse due tollerando vecchie inadempienze. In realtà non è la prima volta che qualche inchiesta si sofferma sui soldi che entrano o non entrano al Cup dall’attività libero-professionale dei medici. Ma sia le precedenti visite dei Carabinieri, sia un primo interessamento della Guardia di Finanza di Chieti sul funzionamento complessivo del Cup non sembrano aver prodotto ad oggi risultati apprezzabili in termini di continuità delle indagini o di risvolti giudiziari. Eppure in passato c’erano state varie segnalazioni (sindacati, Tribunale del malato, esposti di singoli cittadini) sulle criticità del Cup, messo sotto accusa per l’organizzazione dei calendari dei singoli ambulatori interni e per le liste di attesa sulle mammografie, per le quali si ipotizzò un uso disinvolto del sistema informatico, con la sparizione di alcune prenotazioni, sostituite da mani sconosciute che avevano accesso ad una corsia preferenziale.

INDAGINE SUI VERSAMENTI AL CUP PER LE VISITE PRIVATE IN OSPEDALE
La visita del Nas potrebbe essere dunque la fine di un periodo di osservazione, perché stavolta i Carabinieri sono andati a colpo sicuro ed hanno chiesto ad alcuni dipendenti se quel prof (si tratta di un medico universitario) versa o non versa direttamente i soldi alla cassa e se in passato ha versato o non ha versato al Cup i proventi della sua libera professione in ospedale. Già la domanda richiama un’irregolarità, perché da qualche anno le visite si prenotano attraverso il Cup e lì si pagano. Ma anche prima si pagavano allo stesso modo, con i bollettari che venivano forniti: foglietto bianco per la ricevuta al paziente, quello rosa per il medico e quello giallo da restituire all’ufficio per il controllo. Ed il regolamento prevedeva che a fine mese, o comunque entro i primi 5 giorni del mese successivo, andava consegnato il riepilogo, con in testa il numero del bollettario e poi l’indicazione delle ricevute e dell’importo totale. E questo lo hanno fatto e lo fanno tutti i medici, salvo qualche nome eccellente e forse protetto, che – a quanto pare – indicava un numero inesistente di bollettario, rendendo impossibile la tracciabilità dei soldi. 

Chi doveva controllare, ha controllato? Questo vogliono sapere i Carabinieri, insospettiti dal fatto che quel nome, che pure svolge un’intensa attività libero-professionale, non risulta tra i clienti abituali della cassa e delle prenotazioni. Insomma i suoi versamenti non compaiono o sono pressoché irrintracciabili e le prenotazioni potrebbero avvenire attraverso un Cup privato (la segretaria), il cui programma informatico è fratello di quello dell’ospedale.
A meno che, e così l’indagine si sgonfierebbe, questo modo di esercitare la libera professione non sia stato autorizzato dalla Asl, per cui la sorveglianza dell’ufficio preposto (i cui dirigenti sono stati premiati dalla Asl “a prescindere”) si è limitata solo all’apertura o alla chiusura della libera attività. Per il momento si è scoperto che le visite non passano tutte dal Cup e che i versamenti o non sono stati mai effettuati o sono stati portati alla cassa direttamente. Allora questa irregolarità veniva tollerata dai dirigenti, se gli addetti alla cassa Cup si sono difesi sostenendo di aver segnalato da sempre questa anomalia. Che però non sarebbe limitata solo a questo primario: nella lista del Nas ci sarebbero altri nomi eccellenti tutti pronti a negare la loro attività privata. Senza prenotazioni al Cup e senza ricevute, i pazienti sono veri fantasmi. A meno che…

Sebastiano Calella