L'ALLARME

Agricoltura, Febbo: «lo Stato di calamità chiesto con clamoroso ritardo»

«Ad oggi nulla è stato fatto nonostante una situazione chiarissima»

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Mauro Febbo

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L’AQUILA. «Con un tempismo che lascia di stucco, anche in considerazione delle segnalazioni e richieste  fatte dal sottoscritto già nel mese di luglio in riferimento alle avversità climatiche estive e successive, l’assessore regionale alle Politiche agricole si è finalmente deciso a chiedere lo stato di calamità per l’olio, e per tutte le altre produzioni?».

E’ quanto si chiede il presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo che aggiunge: «Oltre ad essere un provvedimento preso con clamoroso ritardo, in questo modo si conferma la scarsa attenzione alle criticità del mondo agricolo che tutti conoscono perfettamente e verrebbe da chiedersi: cosa è stato fatto in questi mesi? Perché non ci si è attivati in modo concreto per affrontare una situazione che già assumeva le sembianze di una vera e propria emergenza? Detto degli allarmi lanciati dalle Organizzazioni professionali, nel mio intervento datato 29 luglio, e in quello di Confagricoltura, si era fatto preciso riferimento alle calamità atmosferiche di quel periodo e ai danni subiti da colture e prodotti agricoli».
Oltre al decremento consistente della produzione (uva -40%, grano -65%), Febbo ricorda che c’erano i gravi problemi legati alla qualità degli ortaggi, specie nel Fucino, attaccati da diffuse fitopatie difficili e costose da combattere, oltre ai danni subiti dalla frutta.
«Per non parlare», ricorda l’ex assessore, «delle perdite subite per le produzioni di frutta come le pesche nella Val Trigno.  Era assolutamente necessario muoversi per l’accertamento e la quantificazione dei danni da calamità, passaggi indispensabili per verificare le condizioni di accesso alla sospensione dei contributi previdenziali ed assistenziali per i lavoratori autonomi e per i dipendenti. La delimitazione dell’area è necessaria anche per ridurre il reddito agrario riservato alle aziende che hanno perduto in tutto o in parte il raccolto e per giustificare ai fini Iva, la mancata fatturazione dei prodotti agricoli non raccolti per l’evento distruttivo.
Inoltre avevo suggerito che il nuovo PSR, come previsto da altre regioni, potesse prevedere strumenti di gestione del rischio di natura economico-finanziaria».

«Perché non si è proceduto ad una campagna di informazione e sensibilizzazione verso gli agricoltori – si chiede ancora Febbo - mettendoli in guardia dalle nefaste conseguenze della mosca olearia che con le condizioni climatiche cominciava ad imperversare? E quindi intervenire con informazioni tecniche scientifiche di salvaguardia? Prendiamo atto che nulla è stato fatto e solo oggi si chiede lo stato di calamità, dopo che la Coldiretti è uscita in maniera dirompente, senza tenere in considerazione che tutte le regioni italiane, dati Ismea e Unaprol alla mano, hanno subìto un calo significativo nella produzione di olio di oliva tra il -12% (Sardegna) e il -45% ( oltre l’Abruzzo anche Toscana, Umbria e Liguria). Il Governo riceverà richieste da molte Regioni e con la carenza di risorse lo stato di calamità, chiesto in ritardo, difficilmente porterà ad interventi contributivi e/o agevolativi. Lo stesso vale per la proposta di sensibilizzare la grande distribuzione per evitare che applichi le eventuali penalità previste dai contratti commerciali con le imprese agricole: doveva essere valutata con largo anticipo».