GIUSTIZIA RANDOM

Grandi rischi, piccole sentenze: L’Aquila umiliata e l’istigazione alla tranquillità

Aiutiamo la memoria dei fatti (quasi dimenticati) per capire cosa successe davvero nel 2009

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Grandi rischi, piccole sentenze: L’Aquila umiliata e l’istigazione alla tranquillità



L’AQUILA. Chi non c’era è normale che possa catalogare l’indignazione degli aquilani come “normale reazione davanti ad una sentenza che cancella responsabilità su 309 morti”.
C’è molto di emotivo nella reazione alla sentenza di appello sulla Commissione Grandi Rischi. C’è stata anche molta attenzione mediatica perché mai prima d’ora si era tentato un processo così insidioso e a tratti rischioso.
Le carte del processo sono lì e sono le stesse del processo di primo grado che ha condannato tutti. Le stesse carte, però, sono valse anche l’assoluzione per tutti (tranne De Bernardinis, vice capo della protezione civile che ha visto comunque alleggerire la sua condanna da 6 anni a 2).
Come spiegare il ribaltamento dell’esito al cittadino comune senza che nulla cambiasse è una impresa impossibile e queste sentenze così contrastanti vanno considerate al pari di un mistero doloroso in questa via Crucis giudiziaria che continuerà fino alla Cassazione che dovrà dare l’ultima parola.
Sta di fatto che gli aquilani c’erano e si ricordano molto bene quei momenti a cavallo del 6 aprile 2009: la paura era tanta ma anche l’attenzione delle istituzioni. I media locali erano focalizzati sullo sciame sismico con centinaia di scosse nei mesi tra gennaio e aprile e c’era chi rilasciava interviste… magari qualche volta l’attenzione alle parole da pronunciare scendeva e si è rischiato di esagerare nelle rassicurazioni. 

C’è da dire che il ruolo della Protezione civile è sempre molto delicato e la sua comunicazione si muove sempre tra le rassicurazioni che mirano ad evitare il panico (e che rischiano di essere criminalizzate come nel caso de L’Aquila), e l’allarmismo (che pure è un reato).
Chi c’era, però, ricorda nettamente che mai in quel periodo la Protezione Civile fece allarmismo, di converso l’idea che tutti, compresi Provincia e Comune che rilanciavano i messaggi dell’organo diretto da Bertolaso, era quella della tranquillità e del «fenomeno normale». L’obiettivo delle istituzioni ovviamente (si potrebbe dire in condizioni normali) è quello di tranquillizzare la popolazione che stava andando nel panico sempre più ma sarebbe anche quello di raccontare la verità sui eventuali pericoli.
Le carte del processo dicono che alcune persone sarebbero rimaste a casa tranquillizzate dai  quei messaggi e per questo sarebbero morte il 6 aprile 2009 alle 3.32. E’ anche vero che però le istituzioni erano impreparate e solo dopo si iniziò a parlare di “piani di protezione civile” dunque l’alternativa quelle sere del 2009 era scegliere di rischiare stando a casa o al massimo dormire al freddo in macchina…

COLPA DELLA STAMPA?
Di cose poco precise ne sono state dette molte, come spesso capita, come quella che la stampa avrebbe dato messaggi sbagliati. Lo hanno detto i difensori degli imputati oggi assolti. Di sicuro non si può escludere che questo sia accaduto specie nell’utilizzo di termini non precisamente adeguati. Il fulcro del processo è stato il messaggio diffuso dalle istituzioni per tranquillizzare la popolazione secondo cui lo sciame sismico contribuiva allo scarico di energie e quindi rendeva poco probabile una forte scossa. Questo è scritto sui giornali dell’epoca ma le cose dette provengono da quelle stesse istituzioni che per difendersi hanno scaricato le responsabilità su altri.
Su molti giornali del 1 aprile 2009, e anche su PrimaDaNoi.it, è apparsa questa dichiarazione virgolettata di Di Bernardinis mai smentita…
«Come protezione civile siamo al fianco di sindaci e cittadini e pronti a intervenire. Ora ci poniamo il problema di capire questo evento che si colloca in una fenomenologia delle zone sismiche italiane. La comunità scientifica conferma che non c'é pericolo - ha aggiunto - perché c'é uno scarico continuo di energia, la situazione è favorevole, ci sono eventi piuttosto intensi, ma non intensissimi che hanno provocato pochi danni».
C’è da dire che, oltre le dichiarazioni a braccio, una prova fondamentale della «instigazione alla tranquillità» la fornisce la Protezione civile in un comunicato del primo aprile 2009.

«La comunità scientifica, inoltre, ha confermato che non c'e' pericolo perché il continuo scarico di energia, riduce la possibilità che si verifichino eventi particolarmente intensi».


Come è stato possibile affermare nel processo il contrario e negare che mai la Protezione Civile avesse affermato questo obbrobrio scientifico? Perché la comunità scientifica non si ribello appena letto quel comunicato? Dove erano Boschi e gli altri luminari?
Anche nei giorni seguenti i concetti che venivano amplificati dalle istituzioni erano del tipo: «E' utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c'é nessun allarme in corso»,  le scosse avvertite dalla popolazione «fanno parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell'aquilano».
Tali frasi sono tranquillizzanti oppure no?
Forse è proprio questa prova che ha creato problemi a Bernardo De Bernarsinis che è stato l’unico ad aver subito una condanna? Gli scienziati oggi non colpevoli non si accorsero dello svarione…

IL VERBALE CONTESTATO DA BOSCHI
Dalle motivazioni della sentenza sapremo anche se e come è stata valutata la vicenda molto strana denunciata da Enzo Boschi sulla presunta falsificazione del verbale della riunione Grandi Rischi del 31 marzo2009: verbale falsificato davvero? E da chi e perché?
Boschi raccontò: qualche giorno dopo, quando la Commissione viene riconvocata a l'Aquila, «Mauro Dolce, capo dell'Ufficio sismico del dipartimento, mi mostra un testo che riporta in maniera confusa cose dette nella riunione del 31 marzo».


Qualcuno «corregge il testo alla meno peggio e Dolce ce lo fa firmare per "ragioni interne"», salvo poi vederlo pubblicato sui giornali. Soprattutto dopo avere scoperto che il 30 marzo e il 1° aprile «dalla Protezione civile sono stati diramati due comunicati (recanti anche il mio nome) "tranquillizzanti" di cui non sapevo niente».
Ma c’è anche un altro verbale, quello del 9 aprile 2009, che negli anni scorsi è finito sui giornali.  Il terremoto tre giorni prima aveva già distrutto la città
L’obiettivo dell’allora capo della protezione Civile Bertolaso era probabilmente quello di non generare il panico tra la popolazione già sconvolta ma allo stesso tempo, non fornendo indicazioni su eventuali nuove forti scosse, si stavano lanciando messaggi rassicuranti.

«Mi hanno chiesto se ci saranno repliche…nuove scosse…», disse Bertolaso a Boschi in una conversazione intercettata dai Ros di Firenze, «ho detto: guardate signori, è inutile che mi fate queste domande perché noi ci rifacciamo a quello che decide la comunità scientifica, quella vera. Oggi pomeriggio ci sarà una riunione della Grandi Rischi all’Ingv….quindi io ho detto che la riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è ovvio che la verità non la si dice. Alla fine fate un comunicato stampa con le solite cose che potete dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla delle vera ragione della riunione» .
Boschi replicò: «scusa Guido, forse c’è un po’ di confusione dovuta da me sicuramente. Il vero scopo della riunione è questa, capire come si sta muovendo la zona».

IL RADON E LE PREVISIONI
A discolpa della Protezione civile e di De Bernardinis c’è tuttavia da dire che in quei gironi di paura il futuro imputato doveva fronteggiare un problema in più: le notizie messe in giro da Giampaolo Giuliani, il tecnico di Sulmona che diceva di poter prevedere terremoti con lo studio del radon.
Così Bertolaso disse  che le scosse di terremoto che continuavano a scuotere l'Abruzzo «non sono tali da preoccupare  ma purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini».
Il problema è stato purtroppo che quelle notizie fornite dalle istituzioni sono apparse, dopo il dramma, “tranquillizzanti” e quelle notizie “allarmanti” sono poi risultate vere.
Lo scontro tra Giuliani e la Protezione civile andava avanti da settimane creando strascichi anche sui social network. Forse anche a causa di Giuliani la Protezione civile, per controbilanciare l’allarmismo «ingiustificato» si dovette sbilanciare più sull’effetto tranquillizzante.

Altro particolare forse irrilevante: nella difesa della Ingv (qui sotto pubblicata integrale) manca proprio il comunicato della Protezione civile del 1 aprile 2009. Una svista curiosa.

Ora dopo due processi e una giustizia random rimangono le prove che raccontano una realtà che si perde sempre più nel tempo.

a.b.

PROCESSO GRANDI RISCHI: LA DIFESA DELL'INGV