SANITA'

Liste di attesa, un problema in tutte le Asl abruzzesi

Un Report dell’Agenzia sanitaria fotografa i ritardi veri e le cause

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Liste di attesa, un problema in tutte le Asl abruzzesi

CHIETI. C’è poco da fare: le liste di attesa in sanità ci sono, sono destinate a crescere – e non solo per questioni organizzative – e per risolvere il problema non servono solo le polemiche, ma la collaborazione di tutto il sistema assistenziale.
Sembra questa la tesi di fondo dell’ultimo Report dell’Agenzia sanitaria abruzzese che fotografa i dati del 2013 di ciascuna Asl e li confronta con quelli dell’anno precedente, con riferimento ai 43 drg, cioè alle 43 analisi o visite che fanno parte dei Lea, i livelli essenziali di assistenza che la Regione deve assicurare comunque.
Sono esclusi i dati sullo screening di varie malattie e le viste di controllo. E così dall’ecografia dell’addome, all’Holter e all’elettrocardiogramma da sforzo, all’analisi del fondo oculare, alla Tac o alla risonanza magnetica, così come per le visite ortopediche, urologiche, ginecologiche, pediatriche o dermatologiche, sfilano i dati sui mesi che bisogna aspettare per una di queste prestazioni.
I dati sono stati rilevati in due settimane campione ed in tutte le quattro Asl abruzzesi, ed evidenziano le attese sul territorio in forma di grafici opportunamente graduati per la loro leggibilità (ci sono i dati minimi al 25% dai casi, medi al 50%, di tre quarti al 75% e le punte massime al 100%). E così, se per esempio risulta che la colonscopia fa aspettare anche un anno (dato estremo), per la stessa analisi c’è chi aspetta due mesi, chi quattro e chi otto: quindi il dato medio da confrontare Asl per Asl non è la punta massima, ma la mediana. 

E non serve stilare una classifica tra le Asl virtuose e quelle meno: dappertutto le attese si dilatano o comunque sono insopportabili, al di la dei proclami propagandistici dei singoli manager. Insomma si tratta di una sfida per chi dirige la sanità – dall’assessore ai medici ai cittadini – perché come si legge su www.salute.gov.it «la gestione delle liste di attesa rappresenta in tutti i sistemi sanitari uno dei problemi maggiormente avvertiti dai cittadini», anche se «l’abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie è uno degli obiettivi prioritari del Ssn».
 In realtà – da quello che viene spiegato – se la lista di attesa è «la discrepanza» tra quello che chiedono i cittadini e quello che offre il sistema sanitario, ciò può dipendere dal fatto che la sanità abruzzese non riesce a smaltire 15.755.000 prestazioni (ultimo dato disponibile e riferito al 2012) molto probabilmente perché c’è stata una crescente domanda di analisi e visite dovuta all’aumento dei servizi. Infatti in sanità sembra ormai accertato che più aumenta l’offerta (più reparti, più specialità, migliore qualità dell’assistenza) più aumenta la domanda, in un rincorrersi senza sosta di numeri in libertà.
Si può governare questo fenomeno?

E’ molto difficile. L’unico aspetto su cui sembra possibile un intervento – si legge nel Report di questo prezioso lavoro dell’Asr - è un intervento sul «governo della domanda», cioè la collaborazione cittadini-medici-ospedale con l’applicazione sulle prescrizioni delle classi di priorità.
Questo assicurerebbe che la richiesta veramente urgente ed indifferibile possa essere evasa in due o tre giorni, evitando quei fenomeni classificati come malasanità per cui un’urgenza viene prenotata a sei mesi-un anno. Si tratta cioè di contemperare il diritto alla salute con la disponibilità dei servizi assistenziali. Ma per ottenere questo risultato, la strategia va inserita nel quadro complessivo del riordino della sanità, che già ha registrato con successo il decremento del tasso di ospedalizzazione che in Abruzzo è dal 2008 è sceso dal 215 al 180 per mille. A conclusione del lavoro, l’Asr, inserisce una proposta sul “governo della domanda” che rimanda al funzionamento delle Asl e della medicina di base. Il che inserisce una perplessità in più sulla soluzione del problema “liste di attesa”.
Siamo infatti di fronte all’annoso problema dell’appropriatezza delle prestazioni, con le Asl – e spesso con i medici non tutti molto disponibili alle nuove forme di lavoro, ma a volte anche inascoltati a livello regionale – che non sembrano preparate a queste novità, almeno stando alla lentezza degli apparati amministrativi ed alla gestione molto approssimativa dei singoli Cup. E non sono in possesso nemmeno degli stessi sistemi informatici necessari: alcune non sono nemmeno in grado – scrive il Report – di registrare le classi di priorità. Altro che Dedalus e Cup unico.

Sebastiano Calella

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