ARRIVANO LE TRIVELLE

Senato, via libera allo Sblocca Italia. M5S: «hanno vinto le lobby del petrolio»

In Abruzzo il 37% della terraferma nelle mire dei petrolieri

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Senato, via libera allo Sblocca Italia. M5S: «hanno vinto le lobby del petrolio»

Enza Blundo

ABRUZZO. Via libera anche al Senato allo Sblocca Italia che apre le porte alle trivellazioni.
Non sono serviti gli appelli degli ambientalisti e nemmeno gli annunci della Regione Abruzzo che nei giorni scorsi ha perfino annunciato di essere pronta ad impugnare l’articolo 38 del decreto, ovvero proprio quello inerente le trivellazioni petrolifere.
Al momento in Abruzzo, secondo i calcoli degli ambientalisti, il 37% della terraferma, pari a 396.763 ettari, è nelle mire dei petrolieri, con 31 pratiche aperte (tra titoli già concessi e istanze). Gran parte di queste interessano le aree della fascia collinare e pedemontana, anche se non mancano istanze per le aree dell'alto vastese e dell'aquilano.
Con il Decreto “Sblocca Italia” tutte le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per questi pozzi saranno avocate a livello centrale dallo Stato, mentre finora erano appannaggio della Regione Abruzzo.
In mare, tra Abruzzo e Molise, un'estensione ancora maggiore, 470.000 ettari (la superficie dell'intera regione Molise), sono oggetto dell'interesse delle multinazionali con 16 tra titoli e istanze. In realtà la superficie è molto più grande, coprendo praticamente l'intero tratto antistante la costa delle due regioni, se si include l'istanza di prospezione avanzata dalla Spectrum Geo, ora in fase di valutazione (ha già un parere favorevole del Comitato V.I.A. nazionale). Solo questa istanza copre 1 milione e 200mila ettari di mare, più della superficie dell'Abruzzo.
Al settore dell'estrazione si affianca quello del trasporto e stoccaggio: c’è il progetto per il nuovo gasdotto “Adriatico”, tracciato in realtà nell'aquilano nelle aree più sismiche della regione. Vede una forte opposizione di comitati e della stessa regione Abruzzo. Inoltre vi sono due nuovi stoccaggi di gas in profondità, S. Martino sulla Marrucina e S. Benedetto del Tronto, che sono altrettanto osteggiati a causa del rischio sismico e di incidente rilevante.
«E’ stata confermata la volontà politica del Governo Renzi di trasformare l'intera penisola italiana in un grande gruviera a favore delle lobby del petrolio», hanno commentato i senatori del Movimento 5 Stelle Enza Blundo e Gianluca Castaldi. «Tutto ciò accade mentre l'ONU presenta i risultati di uno studio che racchiude sette anni di lavoro di migliaia di scienziati di oltre 190 Paesi di tutto il mondo, certi al 95% che la combustione di carboni fossili e la deforestazione siano le principali cause dell’aumento dei gas serra e del riscaldamento globale a partire dalla metà del ventesimo secolo. Un documento che ha ottenuto l'approvazione dei Governi e allarma riguardo gli impatti irreversibili sulla vita dell'uomo e dell'ambiente , esortando pertanto ad abbandonare la dipendenza dal petrolio, dal carbone e dal gas il cui utilizzo per l'approvvigionamento energetico è causa di emissioni altamente pericolose e inquinanti per l’atmosfera».
A tali illustri indicazioni scientifiche, si somma l'incertezza derivata dall'esito dei lavori della Commissione Ichese, incaricata dal Dipartimento di Protezione Civile Nazionale di acclarare la possibilità di correlazione tra le attività di esplorazione per la ricerca di idrocarburi e l'incremento dell'attività sismica, in occasione della forti scosse registrate nel 2012 in Emilia Romagna, Regione che ha pertanto sospeso qualunque altra richiesta di trivellazione e di ricerca sul territorio, in rispondenza al principio di precauzione vigente nella legislazione europea e criminosamente ignorato dal Governo Renzi.

La novità ieri è arrivata dal Senato dove è stato respinto in Commissione congiunta Ambiente e Lavori Pubblici un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle a salvaguardia anche del territorio d'Abruzzo dalle trivellazioni «selvagge», con una proposta che impegnava a «prevedere obbligatoriamente una consultazione pubblica, vincolante sulla realizzazione di ogni opera connessa allo sfruttamento di idrocarburi con trivelle e infrastrutture».

«Osservando la mappa diffusa dagli uffici del Ministero per lo Sviluppo Economico»,  denunciano Blundo e Castaldi «si vede che tutta l'Italia è interessata da tali abusi, inclusa la Regione Abruzzo.
Con lo Sblocca Italia si sostituiscono le vecchie fasi di prospezione, ricerca e coltivazione con una concessione unica che riveste il carattere di interesse strategico della durata di 30 anni, 10 in più rispetto alla normativa precedente, semplificando in tal modo le procedure e allungando i tempi per il quale è possibile esercitare l'attività estrattiva sul territorio , perfino con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni».

«Inoltre verrà accentrato», insistono i due pentastellati, «il potere autorizzativo per gli iter dei progetti dalle Regioni al Ministero dell'Ambiente: le Regioni dovranno inviare al Ministero tutte le istruttorie dei titoli vigenti e dei procedimenti in corso. E' un duro colpo di mano contro le amministrazioni comunali e regionali per favorire le attività delle compagnie petrolifere e compromettere lo sviluppo delle economie locali del settore agricolo e turistico, fortemente legate alla valorizzazione e alla tutela della bellezza del territorio e del paesaggio.
Il Movimento 5 Stelle è stato e sarà sempre al fianco di Associazioni e Comitati Territoriali e farà quanto possibile e di propria competenza , agendo ad ogni livello istituzionale per contrastare questo decreto atto a distruggere il nostro territorio senza possibilità di recupero».