SANITA'

Punti nascita, nominato il nuovo comitato tecnico di studio

D’Alfonso e Paolucci puntano a sanare le inadempienze di Chiodi

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LUCIANO D'ALFONSO E SILVIO PAOLUCCI

D'Alfonso e Paolucci




ABRUZZO. Il commissario-presidente Luciano D’Alfonso ha nominato il nuovo Comitato per il percorso nascita regionale (Cpnr) o – meglio - il Comitato regionale per il percorso nascita, visto che in Abruzzo si nasce esattamente come nelle altre regioni. Si tratta di una copia del precedente Comitato che Gianni Chiodi nominò per due anni  - e che quindi è scaduto - e che ha lavorato con i criteri fissati dal Patto Stato-Regioni del dicembre 2010, recepiti integralmente dalla delibera di nomina 897/2011.
Gli stessi criteri con cui oggi il nuovo Cpnr deve affrontare il problema dei Punti nascita, il che lo mette a rischio di inutilità perché difficilmente potrà arrivare a conclusioni diverse da quelle raggiunte nel 2013 e cioè nove Punti nascita aperti e tre chiusi. Infatti agli otto Punti ritenuti idonei dal precedente Comitato,  il sub commissario Giuseppe Zuccatelli riuscì ad aggiungerne un nono (Sulmona) per «motivi orografici e di viabilità difficile».
 Il Patto Stato-Regioni fissava i requisiti obbligatori per la “sopravvivenza” dei reparti esistenti e soprattutto imponeva un nuovo criterio-guida per il loro funzionamento e cioè che il parto doveva avvenire «in sicurezza per il bambino» oltre che per la madre. Questo criterio è rimasto sostanzialmente immutato e addirittura si presenta con qualche restrizione in più perché il numero dei parti/anno tollerato si sta innalzando rispetto ai 500 iniziali. 

Per cui ci potrebbero essere conclusioni addirittura più penalizzanti rispetto al passato. Il decreto attuale specifica che questo Cpnr con 24 componenti lavorerà a zero compensi per due anni, mentre la sua composizione riprende (come la delibera di Chiodi) le indicazioni del Ministero della salute – Dipartimento qualità: i componenti  appartengono alle quattro Asl ed alla Regione (dirigenti amministrativa più ginecologi, neonatologi, ostetriche e infermieri) e molti dei nominati sono gli stessi del precedente Comitato poiché ricoprono gli stessi incarichi di tre anni fa.
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«Ma la novità di questo Cpnr – dichiara l’assessore Silvio Paolucci – è che nei due anni di lavoro previsti si opererà non solo sulle eventuali chiusure, ma anche sugli adeguamenti e sulla messa in sicurezza della rete-nascita, attraverso il potenziamento del sistema trasporto materno assistito (Stam) e del trasporto emergenza neonatale (Sten) che finora sono insufficienti».

IL SIGNIFICATO POLITICO DEL NUOVO CPNR
In realtà questo decreto è «attuativo delle disposizioni del vigente ordinamento in materia sanitaria ed è necessario per il Piano di rientro», come il precedente Cpnr scaduto ed ora rinnovato. Però il problema vero non è la durata del primo Cpnr, ma il fatto che le sue conclusioni (aperti i 9 Punti nascita di L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Chieti, Lanciano, Vasto, Pescara, Teramo e Sant’Omero, chiusi Ortona, Penne ed Atri) non sono state attuate da Chiodi. Come peraltro risulta ripetutamente nei verbali del Tavolo romano di monitoraggio che sottolinea sempre le inadempienze dell’ex commissario su questo punto.
Quella di Chiodi fu in effetti una scelta politica, ribadita anche recentemente, come conferma l’ex assessore Mauro Febbo: «nonostante l’obbligo previsto dalle normative nazionali, l’allora  commissario Chiodi non ha mai firmato i decreti attuativi nonostante gli fossero stati sottoposti dai sub commissari Redigolo, Baraldi e Zuccatelli. Inoltre sulla chiusura del Punto di nascita di Ortona più volte sono intervenuto pubblicamente ribadendo che non lo avremmo chiuso e peraltro è diventato ospedale di eccellenza per la donna».


 Questa mancata sottolineatura dell’inadempienza dell’ex commissario potrebbe sembrare un gesto cavalleresco di D’Alfonso verso il suo predecessore. Ma forse non è così. Infatti il decreto serve essenzialmente a presentare a Roma la volontà del nuovo commissario e del nuovo assessore di riorganizzare i Punti nascita per cancellare uno degli ostacoli alla chiusura del commissariamento. Ma nello stesso tempo è la risposta politica a Chiodi ed a tutto il centrodestra che chiedeva di rivalutare tecnicamente le chiusure mai attuate, pur se decise proprio sotto l’ex commissario. In sostanza «l’operazione Punti nascita» – come altri provvedimenti, vedi il ticket sulla riabilitazione - cancellando le inadempienze sul Piano di rientro, servirà politicamente alla nuova Giunta regionale per rivendicare il merito della fine del commissariamento.
Quello che però rimane irrisolto nel dibattito aperto sul territorio per la chiusura o no di alcuni Punti nascita che non posseggono i requisiti, è la scarsa attenzione che viene posta al “parto in sicurezza” per il bambino, oltre che per la donna. E così passano per ultras della “chiusura a tutti i costi” i sostenitori di questo criterio, mentre i comitati popolari, i sindaci ed alcuni consiglieri regionali contrari alla chiusura dei reparti senza i requisiti minimi di sicurezza vorrebbero essere etichettati come difensori della sanità sul territorio. Il che non è, visto che l’Abruzzo oggi è maglia nera per la mortalità dei bambini alla nascita.

Sebastiano Calella