IL FANTASMA DELL'OPERA

Il «fantasma di Dedalus»: il progetto da 5 mln di euro fruttò condanne della Corte dei conti

A settembre nominata la commissione di collaudo

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Il «fantasma di Dedalus»: il progetto da 5 mln di euro fruttò condanne della Corte dei conti

ABRUZZO. Il complicatissimo puzzle sul progetto informatico-sanitario che non c’è si compone di nuovi elementi e tessere che cercano ancora la loro sistemazione.
Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, qualche giorno fa in Consiglio regionale ha denunciato una presunta maxi truffa alla Regione su un progetto che dal 2005 non ha trovato ancora la sua attuazione pur essendo stato collaudato e pagato.
Uno dei tanti progetti informatici pagati che sono serviti a poco o nulla.
Oggi si scopre, però, che proprio quell’appalto così strano fin dalla sua aggiudicazione è stato oggetto anche di procedimento davanti alla Corte dei Conti ed è valsa una condanna per Ernesto Esposito, direttore generale dell’Arit (difeso dagli avvocati dello studio Scarpantoni di Teramo già consulenti Arit) e Lucia Del Grosso, direttore amministrativo (difesa dall'avvocato Lupo Timini già consulente Arit).
Alla fine, sebbene la condanna ci sia stata, i due se la sono cavata con poco: Esposito deve rimettere nelle casse dell’Arit 85.508 euro (il pm ne aveva chiesti 183.638) e Del Grosso a 21.377 euro (il pm ne aveva chiesti 50mila).
Poche settimane fa è giunta anche la conferma in Appello per cui la condanna risulta definitiva e l’Arit è obbligata alla riscossione delle somme. Tra l’altro del recupero della somma è stato incaricato proprio l’avvocato di Del Grosso, Lupo Tumini.
La vicenda è relativa però non alla irregolarità dell’appalto (già sancita in via definitiva dal Consiglio di Stato) ma solo alla «inspiegabile inerzia» dell’Arit ad eseguire quella sentenza con il subentro della ditta vincitrice (Almaviva ex Finsiel).  
Di fatto sebbene l’affidamento a Dedalus fu giudicato illegittimo, in ragione dello stato di avanzamento, non fu possibile –secondo l’Arit- procedere al subentro della ditta legittimata, nonostante una serie di diffide,  e così in alternativa venne calcolato un risarcimento danni pari a 233mila euro (utile di impresa) da versare come corrispettivo alla ditta esclusa. Ed’ è questo il punto chiave che è valsa la condanna erariale.
Proprio dalla sentenza della Corte dei Conti si possono estrapolare ulteriori informazioni sulla procedura amministrativa di quell’appalto così misterioso ed ora attenzionato dal presidente della giunta regionale ancora alla ricerca del bandolo della matassa.
Da un documento prodotto dall’Arit (“memo sullo stato del progetto”)  si apprende che, alla data del 17 dicembre 2007, «è stato certificato il primo step di avanzamento, pari al 14%, per un importo di euro 475.564,91; il 13 marzo 2008 la percentuale di avanzamento era il 16% pari a 560.957,08, il 29 settembre 2008 a 21% pari a euro 715.413,95; nel memo è riportato che nel 2008 si sarebbe avuto un ulteriore avanzamento pari al 14% raggiungendo pertanto il 65% di attività realizzate».
Si direbbe: un progetto realizzato in tempi record se si pensa che nel 2008, cioè appena 3 anni dopo il bando di gara, era già stato realizzato al 65%.
Curioso, però, il fatto che cinque anni dopo, invece, l’Arit deliberi un nuovo affidamento diretto a Dedalus per ulteriori 500mila euro per poter terminare il progetto che aveva subìto nel frattempo una battuta di arresto per cause rimaste sconosciute.

Secondo i giudici della Corte dei Conti, Esposito e Del Grosso non hanno responsabilità diretta sull’appalto irregolare perché Esposito non ha avuto un ruolo diretto nella commissione aggiudicatrice e Del Grosso è stata nominata in seguito ma «il legale rappresentante dell’Arit, ing. Esposito, ha comunque assunto un comportamento inspiegabilmente inerte e poco prudente, tenuto conto delle ipotizzabili conseguenze di un verdetto di illegittimità della procedura».
«A fronte di tali atti, che chiudevano definitivamente la controversia, è evidente che sia Esposito che la Del Grosso, nelle rispettive qualità, hanno tenuto un comportamento inerte, dilatorio e intempestivo. Essi, infatti, non hanno intrapreso iniziative di alcun genere, neppure dopo la diffida di Almaviva notificata in data 18 aprile 2008, ben quattro mesi dopo quella della sentenza completa di motivazioni; non hanno proposto possibili soluzioni; non hanno individuato eventuali ragioni ostative all’aggiudicazione alla società vittoriosa, né, tantomeno, intrapreso iniziative volte a transigere la controversia con evidente risparmio dell’Agenzia. Venivano liquidate esclusivamente le spese legali con provvedimento n. 187 in data 28 aprile 2008».
Si ricorda che l’Arit doveva solo limitarsi a pagare quanto stabilito in sentenza…
Secondo  giudici contabili il raggruppamento di imprese doveva subentrare nell’appalto ma  questo non è avvenuto per colpa di Esposito e Del Grosso che tra l’altro hanno costretto l’Arit a nuovi impegni giudiziari (tra l’altro facendo ricorso a consulenti esterni già più volte testati in passato).
Ed i giudici sentenziano: «E’ evidente che il loro comportamento complessivo si connota per una gestione burocratica della peggiore accezione del termine e in violazione dei doveri che le importanti cariche assunte imponevano».
Quanto siano costate alle casse pubbliche le conseguenze di questi amministratori negligenti è difficile dirlo.
Ora però un’altra sentenza definitiva impone all’Arit di recuperare quelle somme da Esposito e dalla ancora in servizio Lucia Del Grosso.
Come si comporterà questa volta l’Arit?

LA COMMISSIONE PER IL COLLAUDO FINALE
Secondo D’Alfonso l’opera commissionata a Dedalus sarebbe stata collaudata ma sarebbe inesistente, non completa e non completamente utilizzabile.
Per ora è difficile trovare conferma della “inesistenza dell’opera” però sappiamo che l’Arit per mano del dirigente amministrativo… Lucia Del Grosso (che naturalmente è sempre rimasta al suo posto) a settembre 2014 nomina i componenti della commissione di collaudo finale dell’opera denominata SI-II-09 “Rete di Medici di Medicina Generale”.
La Del Grosso da agosto 2014 è investita “momentaneamente” anche delle funzioni di Direttore  generale dell’Arit dopo che l’attuale giunta D’Alfonso ha “pensionato” il direttore generale Carlo Greco e ne sta cercando uno nuovo.    
Sta di fatto che Dedalus il 13 giugno 2013 comunica ad Arit la fine di attività sul progetto: l’opera è conclusa. Un anno dopo (settembre 2014) il direttore generale Arit certifica  «lo stato finale delle attività» e si «accerta la regolare esecuzione delle attività del progetto» .
Preso atto di tutto quanto vengono nominati come componenti della commissione di collaudo finale i dipendenti Arit «dottor Alessio Albani, il signor Mauro Di Marco, il signor Donato Colangelo che sono in possesso  della peculiare professionalità necessaria a garantire il regolare svolgimento delle attività di collaudo».
Firmato Lucia Del Grosso.
E anche così sono ancora troppe le zone grigie di questa storia.

Alessandro Biancardi

ARIT. Commissione Collaudo Rete Medici