POLITICA

«Alla Leopolda io c’ero»

Un imprenditore abruzzese racconta la sua esperienza

Redazione Pdn

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«Alla Leopolda io c’ero»




ABRUZZO. Un solo imprenditore abruzzese ha parlato alla Leopolda, la convention organizzata a Firenze dal presidente Matteo Renzi. Ed ha portato la sua esperienza di giovane che ha creato dal nulla un gruppo che opera in tutta Italia ed anche fuori e che conta oggi 470 dipendenti.
«Sabato pomeriggio, in pochi minuti, ho condensato la mia storia di imprenditore ed ho spiegato perché ero lì, tra i 15 grandi industriali che hanno parlato, unico abruzzese e tra i pochi operatori del Sud», racconta Antonio Martino, amministratore delegato di Dynamin holding.
«In sostanza ho voluto testimoniare che si può partire da giovane e che a me piace lo spirito della Leopolda, perché non è il solito convegno autoreferenziale. Lì si va per avanzare proposte e confrontare le esperienze».
 In particolare Dynamin Holding è un gruppo che opera in due settori principali: facility management ed information tecnology.
Il primo assiste le imprese e gli enti per le attività di gestione (dal calore, all’energia, alle manutenzioni), il secondo offre servizi alle imprese piccole e grandi utilizzando le conoscenze informatiche più diffuse. 

«Siamo presenti in Italia ed in Europa e ci confrontiamo con successo con colossi molto più grandi – continua Antonio Martino – e la Leopolda è servita a far sapere che noi siamo favorevoli al Jobs act ed al Decreto sviluppo. Intendiamoci: non risolvono tutto, ma vanno nella direzione giusta a piccoli o grandi passi. Ma la riduzione dell’Irap alle imprese, i diritti crescenti dei lavoratori neo assunti, la stabilizzazione dei dipendenti a tempo determinato che costerà un 20% in meno sono fatti che un imprenditore apprezza».
 Alla Leopolda c’era anche il presidente Luciano D’Alfonso: «Sì, ci siamo incrociati, lui era al tavolo delle infrastrutture e sicuramente si sarà fatto sentire – conclude Martino – ma secondo me il risultato più importante di questo evento è che lì, solo lì è possibile la contaminazione delle idee che fa crescere le nuove classi dirigenti e gli imprenditori che guardano alla politica con altri occhi rispetto al passato».
 Ma anche lei ha un passato politico…
«Certamente e non lo rinnego, anche se poi ho fatto altro nella vita ed anche il vice presidente della Pescara calcio quando c’era Zeman. Io ero segretario regionale dei Giovani popolari in Abruzzo quando Renzi ricopriva la stessa carica in Toscana – ricorda Antonio Martino - in quel periodo è nata la nostra amicizia e forse da quel clima operativo giovanile nasce questo nuovo modo di praticare la politica e l’imprenditoria. Mi spiego meglio: in azienda c’è un capannone con un ambiente tipo cucina dove il venerdì ci incontriamo tutti davanti ad un caffè o ad un bicchiere di birra. Lì ci confrontiamo, parliamo, raccontiamo le nostre esperienze di vita quotidiana, i nostri progetti. E così si scopre che non è vero che gli 80 euro di Renzi non sono serviti a nulla: c’è chi si è comprato una macchinetta fotografica, chi una bicicletta, chi ha pagato una rata dei libri scolastici. Anche così, da rapporti di questo tipo, è nata da zero questa azienda che oggi fattura 50 mln».

Sebastiano Calella