IL PROCESSO

Discarica Bussi: Severino, «no capri espiatori, serve bonifica»

L'ex ministro è difensore di uno dei 19 imputati in Corte Assise

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2460

Discarica Bussi: Severino, «no capri espiatori, serve bonifica»



CHIETI. Tailleur gessato nero, l'ex ministro della Giustizia, Paola Severino, 'salta' la barricata e veste i panni di avvocato difensore contro l'Avvocatura, quindi contro lo Stato.
L'occasione, il processo in corso in Corte D'Assise a Chieti sulla megadiscarica dei veleni a Bussi sul Tirino che avrebbe avvelenato l'acqua bevuta in Val Pescara da 700mila persone fino al 2007, anno della scoperta del sito inquinato.
L'Avvocatura ha chiesto un risarcimento miliardario agli imputati (19 fra vertici e tecnici della Montedison, uno di questi difeso da Severino). Per l'avvocato Severino invece a pagare, secondo la tesi trapelata dall'Aula del processo, che si tiene a porte chiuse in quanto si celebra con rito abbreviato, deve essere lo Stato. L'ex rappresentante di Governo nell'era Monti ha aperto le arringhe delle difese Montedison, a quanto riferiscono i presenti con quella che è stata descritta all'inizio come una «lunga lezione sul concetto di dolo, che tipo di reato fosse in astratto, come si ascoltano al primo anno di università». Avrebbe parlato ininterrottamente per circa 2 ore e 45 minuti, dalle 9.15 alle 12 circa. E quindi avrebbe citato Biancaneve e la strega cattiva per illustrare il nesso di casualità diretta tra il gesto di dare la mela avvelenata e la morte. Quindi nella sua arringa, in difesa del suo assistito, ha detto che «per dare ragione alla Procura avremmo dovuto avere tra gli imputati la strega cattiva che prende la mela avvelenata e la dà a Biancaneve».
Secondo l'ex ministro della Giustizia quindi il reato contestato ai dirigenti Montedison è inesistente perché hanno lavorato in una logica d'impresa ed erano ignari dei pericoli della discarica: «Gli imputati sono quindi dei semplici capri espiatori. Non hanno mai dato questa mela volontariamente e non volevano uccidere nessuno».
Nella parte finale del suo intervento, come riferiscono gli avvocati di parte civile, l'ex ministro della Giustizia avrebbe anche detto che «tutti vogliono bene all'ambiente ma questo non lo si tutela con il codice penale».
«Non è cercando capri espiatori che si tutela il bene dell'ambiente. Dobbiamo trovare una soluzione normativa che imponga la bonifica, che consenta di risanare tutte le aree dell'Italia dove le conseguenze dell'inquinamento si sentono», ha poi ribadito Severino in una pausa dell'udienza, la prima dedicata ai difensori degli imputati.
«Non è attraverso il processo penale ai singoli che si può trovare la soluzione. Dobbiamo cominciare a dirlo, dobbiamo cominciare a chiederlo e qui tutti lo dobbiamo fare, le associazioni di categoria, difensori degli imputati, non c'è differenza, siamo tutti cittadini, siamo tutti interessati a che l'ambiente, l'atmosfera in Italia ritornino a essere quelli che erano nei primi decenni dello scorso secolo».

«SITO LEGITTIMO, NON C'ERANO NORME TUTELA»
Non c'erano norme di tutela ambientale nel periodo, fra il 1963 e il 1971, in cui la discarica Tremonti è stata realizzata per cui è da ritenere legittima. È quanto ha detto in sostanza, argomentando la sua posizione su basi giuridiche, l'avvocato Riccardo Villata.
Il legale, che in questo processo difende Camillo Di Paolo, che è stato responsabile della protezione e sicurezza ambientale dello stabilimento di Bussi, ha evidenziato, secondo quanto è stato possibile ricostruire (il processo si tiene a porte chiuse visto che si celebra con rito abbreviato e il legale non ha rilasciato dichiarazioni agli organi di informazione) che, in virtù della successione di norme giuridiche in materia ambientale, la creazione della discarica è avvenuta in un arco temporale in cui ciò non costituiva un illecito e che dunque essa non era abusiva. Secondo questa logica, dunque non inquinante da un punto di vista giuridico e quindi non penalmente perseguibile.
E, sempre secondo la difesa, che non si possono imputare le condotte a chi è arrivato a Bussi 20 anni dopo e non era a conoscenza dell' esistenza della discarica e non aveva alcun obbligo di attivarsi. Un limite, quello dei venti anni, riconducibile all' entrata in vigore del decreto Ronchi che invece ha sancito l' obbligo della bonifica.
L'udienza è terminata intorno alle 14,00.
Sia Severino che Villata hanno chiesto l'assoluzione per i rispettivi assistiti. La prossima udienza, dedicata ancora alla difesa degli imputati, è fissata per il prossimo 31 ottobre. «Mi sembra che le argomentazioni usate dalla difesa, seppur suggestive, non colgano nel segno, perché non sono riuscite, almeno per il momento, a smontare il corposo quadro di documenti e prove della colpevolezza degli imputati. E' difficile nascondere la verità che viene fuori leggendo gli atti processuali. In ogni caso, in sede di replica puntualmente confuteremo gli elementi presentati», ha commentato invece Lino Sciambra, legale dei Comuni di Alanno e Castiglione a Casauria (quest'ultimo ospita i pozzi Sant'Angelo da cui, secondo l'accusa, veniva distribuita l'acqua contaminata a 700mila cittadini).