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Psichiatri, mille aggressioni l'anno a medici e infermieri

Pesano anche tagli a Ssn, allarme per uso nuove droghe

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Psichiatri, mille aggressioni l'anno a medici e infermieri




ROMA. Mille casi di violenza ed aggressione ogni anno su medici e infermieri e otto operatori sanitari uccisi in circa 20 anni.
Sono i numeri allarmanti della psichiatria italiana, aggravati dai tagli alla Sanità che 'minacciano' sempre di più la tenuta delle strutture.
La denuncia arriva dalla Società italiana di psichiatria (Sip), che lancia anche l'allarme per l'uso di nuove droghe molto più potenti rispetto al passato: aumentano le persone che le utilizzano e che, sia pure impropriamente, vengono assistite nei Dipartimenti di salute mentale (Dsm).
La Sip ha puntato i riflettori sulla 'solitudine' degli operatori sanitari in questo campo in occasione della Prima Giornata nazionale su salute e sicurezza degli operatori in psichiatria, che si svolge oggi a Bari, e dedicata agli psichiatri Paola Labriola, uccisa lo scorso anno, e Rocco Pollice, suicida nel gennaio di quest'anno. I maggiori pericoli, afferma la Sip, sono causati dalle nuove droghe, fino a 60 volte più potenti e facilmente acquistabili su internet insieme alle 'istruzioni per l'usò, in grado di indurre agitazione psicomotoria tale da accrescere il pericolo di violenza. Le persone che ne fanno uso, precisano gli psichiatri, «spesso non hanno uno specifico disturbo mentale, ma accedono ai Dipartimenti di salute mentale, gli unici rimasti sul territorio a diposizione della popolazione».
Richieste in netto aumento, con «picchi mai visti - rileva la Sip - in questi ultimi tempi di crisi». L'acquisto e l'utilizzo delle sostanze più disparate, come quelle sintetiche, è facilissimo via internet. Basti pensare alle numerose sostanze anfetaminosimili o allucinogene che si trovano anche sotto forma di sali da bagno, i cui effetti, avvertono gli esperti, «sono devastanti».


E quando persone intossicate giungono in condizione di agitazione o paranoia in pronto soccorso, denuncia la Sip, «spetta allo psichiatra trattarle, spesso senza informazioni e considerando anche che molte di queste sostanze non hanno nemmeno la possibilità di essere riconosciute dai test in dotazione».
Oggi le strutture psichiatriche hanno in cura oltre 3,5 milioni di pazienti ed «il problema sono le carenze di molti servizi, sia di organico che di struttura».
Non è però «più accettabile - afferma il presidente Sip Emilio Sacchetti - che medici e infermieri si trovino in prima linea in una guerra che non possono combattere. Inoltre i nostri reparti hanno progressivamente perso risorse umane, diventando un territorio poco presidiato. La violenza è un fenomeno controllabile, ma non si può lavorare in servizi sottodimensionati. La Sip - aggiunge - guarda dunque con grande preoccupazione all'eventualità di nuovi tagli, che sarebbero ingiustificabili e insostenibili».
Da qui parte l'iniziativa di un'indagine sugli standard minimi di sicurezza che la Società promuoverà nei prossimi mesi. Ma non è tutto: «In questi anni di crisi - rileva Claudio Mencacci, past-president Sip e direttore del Dsm del Fatebenefratelli di Milano - si è verificato un aumento dell'aggressività da parte della cittadinanza, che si rivolge ai Servizi psichiatrici non per chiedere cure ma per ottenere cibo, soldi, casa. Esasperate dalla situazione economica, queste persone possono scaricare la loro rabbia solo sui servizi. Si tenta così - è la conclusione dello specialista - di psichiatrizzare la disperazione sociale».