POLITICA

Abruzzo. M5S, Bracco, «invidia e rabbia contro di me, nessun ‘caso’»

Il consigliere regionale: «sono quello che restituisce più soldi rispetto ai miei colleghi»

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Abruzzo. M5S, Bracco, «invidia e rabbia contro di me, nessun ‘caso’»





PESCARA. «Non c’è nessun ‘caso Bracco’, nessuno dei parlamentari del Movimento 5 Stelle ha sempre votato in conformità al proprio gruppo di appartenenza».
Così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Leandro Bracco, si difende e garantisce che non c’è nulla di anomalo nel suo voto dato in dissenso dal proprio gruppo politico di appartenenza.
A metà settembre, infatti, Bracco ha dato il proprio voto favorevole ad una risoluzione urgente presentata in Consiglio regionale dal Pd in tema di sovraffollamento carcerario, amnistia e indulto mentre il suo gruppo ha votato no.
Da settimane gli attivisti gli chiedono di spiegare cosa sia accaduto in aula, e perché lui abbia votato non in linea con gli altri colleghi grillini. Alcuni hanno anche avanzato l’ipotesi di una espulsione.
«Bracco è un miracolato del Movimento. Cosa cazzo vi aspettavate?», contestò il consigliere comunale di Montesilvano, Manuel Anelli mentre il candidato all’europarlamento Paolo Angelini protestò: «non sapevo che fossimo a favore dell'indulto.....poi se il gruppo decide di votare a maggioranza su un argomento perché non si rispetta la maggioranza? Male».
Oggi Bracco decide di spiegare una volta per tutte e garantisce che non c’è alcun ‘caso’. 

Statistiche alla mano, dice: «non sono l’unico a non votare in conformità. Si vuole chiedere l'espulsione di tutti? Ricordo che l'articolo 67 della Costituzione afferma che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato mentre il primo comma dell'articolo 29 dello Statuto della Regione Abruzzo dice che ogni Consigliere regionale rappresenta la Regione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Ci si arrampica sui tetti della Camera dei deputati per difendere la nostra straordinaria Carta e poi si fa finta che proprio l'articolo 67 non esista? Di fronte all'eloquenza dei numeri non c'e' spazio per interpretazioni ma soprattutto le chiacchiere stanno a zero».
Bracco sventola i numeri dei ‘ribelli’ ovvero dei grillini che hanno votato in modo diverso rispetto al gruppo parlamentare di appartenenza (i dati sono reperibili sul sito openpolis) e cita anche gli abruzzesi Andrea Colletti «15 volte voto ribelle», Gianluca Vacca «17 volte », Gianluca Castaldi 51 volte, Enza Blundo, 41 volte.
Nella lista ci sono anche i ‘volti noti’ Alessandro Di Battista (7) e Luigi Di Maio (6).
«Alla luce di questi numeri chiedo e mi chiedo», continua Bracco: «a che gioco giochiamo? Comprendo benissimo che la mia elezione abbia dato fastidio e conseguentemente fatto nascere e consolidare invidia e rabbia nei miei riguardi da parte di diversi candidati che alla vigilia del 25 maggio scorso si sentivano sostanzialmente certi di entrare all'emiciclo a L'Aquila ma a tutto c'e' un limite. Infatti che ben vengano critiche costruttive e soprattutto che entrino nel merito delle varie questioni ma mai accettero' che mi vengano riversati addosso chili e chili di melma tramite pretesti infantili e da scuola materna da parte di soggetti che prima di pronunciare il mio nome dovrebbero solamente sciacquarsi la bocca. Soggetti entrati nel Movimento 5 stelle dopo il 25,6% conseguito alle Politiche 2013. Guarda un po' la casualità. La mia persona, a differenza d'altri, non bussò alla porta del Movimento dopo il 25,6% su base nazionale (30% in Abruzzo) conseguito alle Politiche 2013 ma circa un anno prima e di questa circostanza decine e decine di attivisti abruzzesi ne sono testimoni».

«RESTITUISCO PIU’ SOLDI DEGLI ALTRI»
Il consigliere regionale assicura inoltre che l’aver pubblicato su Facebook le sue buste paga di giugno/luglio, agosto e settembre «non è stato un gesto atto a rifarmi una verginità dopo il mio voto favorevole su amnistia e indulto ma, semplicemente, un comportamento il cui fine è stato quello di dare attuazione a un principio cardine che dentro me è consolidato e cristallino: visto che ogni mese guadagno denaro pubblico, ho il dovere di rendere conto a quante più persone possibili dei soldi che mi metto in tasca. Punto. Anche in questo caso comprendo benissimo che ragionare di etica nel 2014 sarebbe come parlare di legalità a un mafioso ma io il concetto di politica slegato appunto da quello di etica non lo contemplo».
«Per amore di verità», aggiunge ancora Bracco, «ad oggi, fra i sei Consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, sono quello che da' più soldi indietro. Quindi, per l'ennesima volta, ribadisco che le chiacchiere stanno a zero. Parlano i fatti».

«Sono estremamente fiducioso», chiude Bracco, «che la libertà personale del singolo (dimostrata dai voti ribelli dati dai parlamentari del Movimento di cui ho fornito i dati senza che gli stessi parlamentari pentastellati subissero la gogna mediatica che invece è stata riservata a me) possa trovare sempre più punti di convergenza con i dettami del Movimento. Convergenza che non riguarda esclusivamente Leandro Bracco ma il futuro stesso del Movimento 5 stelle».