VITALIZI

Regioni: vitalizi per 3200 consiglieri: 170 milioni di euro

Per tre anni si tagliano assegni

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CONSIGLIO REGIONALE




ROMA. Dopo aver abolito i vitalizi tra il 2012 e il 2013 in tutte le Regioni - ma il provvedimento entra in vigore dalla legislatura successiva a quella in cui è stato assunto - ieri i Consigli regionali riuniti in plenaria hanno fatto un altro passo per dare un colpo al tanto criticato istituto del vitalizio. Con un ordine del giorno approvato all'unanimità nella seduta odierna presieduta dal presidente Eros Brega (Umbria) i presidenti dei Consigli hanno infatti stabilito che in tutte le Regioni per ottenere il vitalizio si dovranno compere almeno 65 anni se si è fatta una sola legislatura e 60 se ne sono fatte più di una, analogamente a quanto prevedono i regolamenti del Parlamento.
Si eviteranno così - una volta che le singole Regioni avranno approvato una legge ad hoc - situazioni imbarazzanti come quella del Lazio che consente agli ex consiglieri di ottenere il vitalizio già a 55 anni.
Non solo: è stato anche deciso di ridurre per tre anni i vitalizi, stabilendo percentuali che variano secondo la loro entità. Il vitalizio è stato abolito già in 10 Regioni: Trentino, Lazio, Lombardia, Molise, Basilicata, Friuli V.G., Sardegna, Sicilia, Abruzzo e Piemonte; lo sarà, a breve, anche in Calabria e in Emilia Romagna, dove si andrà al voto nelle prossime settimane; dalla primavera 2015, quando si voterà in tutte le altre Regioni, sarà abolito in tutte le Regioni italiane.
Resta però il problema dei vitalizi maturati dai consiglieri delle legislature passate: si tratta di circa 3200 vitalizi che assorbono 170 milioni di euro.
«Abbiamo deliberato all' unanimità un atto che andava fatto. L'Assemblea dei Consigli regionali preparerà nel merito un articolato che poi ogni Regione dovrà approvare. Auspico che le Regioni che vanno a votare in primavera adottino la legge prima di andare voto», ha commentato Brega. 

Per quanto riguarda la riduzione temporanea dei vitalizi, per il triennio 2015-2017, l'ordine del giorno approvato oggi spiega che «tenuto conto della necessità di rivedere l'entità del diritto secondo criteri di temporaneità, ragionevolezza e proporzionalità rispetto alle finalità di contenimento della spesa pubblica ed alle esigenze di bilancio, si adottano queste misure: -6% di riduzione dell'importo lordo fino a euro 1.500,00; -9% di riduzione per l'importo lordo superiore a euro 1.501,00 e fino a euro 3.500,00; -12% di riduzione per l'importo eccedente euro 3.501,00 a 6.000,00; -15% oltre 6.000,00».
«È facoltà per coloro che hanno un reddito complessivo annuo inferiore o pari a 18.000 euro - conclude l'ordine del giorno approvato - di richiederne l'esenzione, dietro presentazione di documentazione. Queste aliquote sono maggiorate del 40% qualora il beneficiario sia titolare di altro vitalizio erogato dal Parlamento Italiano e/o Parlamento Europeo».
Quella trovata «è una soluzione che rappresenta un buon punto di sintesi tra le Regioni italiane: servono scelte coerenti per rimettere in sintonia i palazzi della politica con il Paese reale, a cui sono stati chiesti rilevanti sacrifici negli ultimi anni», commenta il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd).
Per il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Talarico, «i consiglieri regionali è già stabilito che non avranno più i vitalizi ma noi siamo andati oltre, cercando di individuare il percorso più corretto - ci muoviamo in un terreno minato - lavorando sull'età per percepire il vitalizio. E abbiano innalzato il contributo di solidarietà soprattutto per evitare il ripetersi di quei casi che hanno superato ogni limite».