AMBIENTE E SVILUPPO

Il convegno canadese accende i No Triv: «perché D’Alfonso ci andò?»

Il presidente voleva che a parteciparvi fosse anche il super dirigente Antonio Sorgi

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 Il convegno canadese accende i No Triv: «perché D’Alfonso ci andò?»


ABRUZZO. Perché Luciano D’Alfonso il 28 novembre scorso andò ad un convegno a Milano sulle «opportunità connesse agli investimenti energetici» (definizione del presidente)?  E perché voleva portarci anche il super dirigente regionale Antonio Sorgi?
Sono queste le domande che il comitato No Triv rivolge oggi al presidente della Regione.
Lo spunto nasce dalle intercettazioni dell’inchiesta “Re Sole” dalle quali emerge che D'Alfonso (che all’epoca non era né presidente né tantomeno candidato alla Regione) invitò Sorgi ad andare assieme ad un seminario organizzato dall'ambasciata canadese a Milano.
Insistette a tal punto da suggerire al dirigente, impegnato, di spostare la riunione del Comitato di sorveglianza del FAS («non la convocare») e gli disse che lì a Milano c’erano anche «quegli amici che ti ho fatto conoscere quel giorno», riferendosi «all’avvocato Marco Spagnuolo» e ai vertici della Walter Tosto.
Il legale, spiegò D’Alfonso ai pm che a luglio lo hanno ascoltato come persona informata sui fatti (non indagato) nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge il dirigente regionale, lavora per la Walter Tosto Serbatoi, e D’Alfonso lo presentò a Sorgi «poiché c'era un notevole ritardo per quanto riguardava un elemento autorizzativo di un progetto internazionale denominato "Iter"».

 L’evento organizzato dall’Ambasciata canadese era destinato agli imprenditori italiani interessati ad una crescita sul mercato Nord Americano. Molta pubblicità all’evento venne fatta dalle Camere di Commercio di tutta Italia che tramite il bollettino ufficiale o newsletter invitarono i vari associati, anche in Abruzzo.
Alla conferenza presero parte Jayson Myers, presidente del Canadian Manufacturers & Exporters (CME) ed esponenti dell’economia e dell’industria italiana e canadese oltre ai rappresentanti delle 11 principali città del Canada. Ma anche il molisano Renato Discenza, presidente e CEO di Invest Toronto e Rappresentante della Consider Canada City Alliance. Una vecchia conoscenza di D’Alfonso che lo aveva già incontrato qualche tempo fa a Vinchiaturo.
Nel programma del 28 novembre era compreso un seminario sugli idrocarburi non convenzionali dal titolo “Alberta (Canada): Innovazione tecnologica per il miglioramento della produttività e dell'impatto ambientale per il settore Oil & Gas non convenzionale”.
«E perché mai Sorgi», insistono i No Triv, «avrebbe dovuto andare a Milano assieme a D'Alfonso per sentir parlare di "miglioramento della produttività e dell'impatto ambientale per il settore Oil & Gas non convenzionale" e di "accelerazione di procedure autorizzative"? D'Alfonso, al tempo, non ricopriva alcuna carica istituzionale. Per un presidente di Regione che dichiara di voler bloccare lo Sblocca-Italia e le trivelle per terra e per mare, il minimo sindacale è chiarire tutto su quel suo 28 novembre 2013 a Milano».

CANADA PAESE DI OPPORTUNITA’ E TRIVELLE
I No Triv, inoltre, sottolineano che proprio il Canada, nonostante le apparenze, è «uno dei Paesi meno amico dell'ambiente al Mondo» e citano una inchiesta di Limes che di sicuro analizza una politica energetica non in linea con le posizioni del presidente D’Alfonso, «a difesa del creato» e «contro gli ufo» che incombono sul verde Abruzzo.
 «La politica ambientale canadese è tutt’altro che coscienziosa», riferisce la rivista italiana di geopolitica che i No Triv sventolano, chiedendo a D’Alfonso una presa di posizione chiara, «essendo piuttosto una delle più pericolose e aggressive nello sfruttamento delle risorse naturali, facilmente paragonabile a quella di Cina o Indonesia».
O ancora: «Robert Powell, esperto per il Wwf, sostiene che Ottawa stia rischiando di più nell’industria dei combustibili fossili. Il paese affronta da oltre 20 anni il problema dell’inquinamento di laghi e fiumi per via degli agenti chimici che, a seguito del fracking, vengono immessi nel suolo».
E poi c’è il progetto dell’oleodotto Enbridge, che dovrebbe percorrere oltre 1.100 chilometri «in un territorio che conta oltre mille corsi d’acqua fino al Great Bear Sea, uno degli ecosistemi più fragili del Canada. Il solo costo di recupero in caso di una fuoriuscita di petrolio di medio-grande livello è stato stimato da ricercatori della University of British Columbia intorno ai 9-10 miliardi di dollari».
E la rivista riferisce ancora: «anche la politica canadese ha fatto la sua parte, sostituendo nel 2012 il pacchetto legislativo ambientale, il cosiddetto Canadian environmental assessment act, con una serie di regolamenti il cui obiettivo era quello di mettere lo sfruttamento delle risorse ambientali al centro della crescita economica. C’è poco da stupirsi quindi se una delle prime conseguenze della nuova legislazione sono state le nuove concessioni per trivellazioni esplorative nell'Artico».

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