OPINIONI

Montesilvano emergenza democratica: inutile votare meglio un commissariamento?

L’ex sindaco Di Mattia sostiene che in queste condizioni sia inutile votare e invoca l’Antimafia

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Montesilvano emergenza democratica: inutile votare meglio un commissariamento?

Attilio Di Mattia


MONTESILVANO. Ieri la mazzata de “L’Altracittà” di Montesilvano che aveva detto: « Trasformisti e “big” del cemento fanno schifo, ma anche chi li vota! A Montesilvano è evidente che c’è un pezzo consistente di cittadinanza che premia i cambia casacca e i “big” del cemento».
Oggi l’ex primo cittadino Attilio di Mattia dice che, secondo lui, la soluzione al “sistema-problema” Montesilvano è «un commissariamento per almeno tre anni» perché a Montesilvano c’è un problema democratico.
Ci si scatena, insomma, dopo la crisi improvvisa aperta dal sindaco Francesco Maragno che è riuscito a battere il record proprio di Di Mattia sindaco che ha vinto con l’idea di ripulire certe logiche e che tutti sapevano sarebbe durato poco ma comunque molto di più dell’attuale amministrazione.
Maragno, invece, è record assoluto con 4 mesi.
Tuttavia che sia di destra o di sinistra la motivazione dell’impossibilità di governare è sempre la stessa: «poteri forti», «lobbie», «interessi del mattone», spettri di vario genere e l’ombra lunga ma persistente di affari comunque opaci.
Sarà davvero così se questo lembo di Abruzzo risulta di fatto ingovernabile.

 «COMMISSARIO E CONTROLLO DELL’ANTIMAFIA»
«La soluzione per Montesilvano è un commissario, per almeno tre anni, nominato direttamente da Roma e supervisionato dalla commissione Antimafia. Finché i cittadini non capiranno che il voto non va svenduto sarà inutile votare», dice all’Ansa Di Mattia  che venne sfiduciato dopo che 13 consiglieri si sono erano dimessi davanti ad un notaio a febbraio scorso.
Di Mattia, subito dopo la sua caduta, aveva denunciato la presenza di lobby e di poteri oscuri, lanciando anche un'operazione verità andata avanti fino alle elezioni di maggio. E di fatto aveva creato se non altro nuovi scenari e domande rimaste senza risposta che riguardavano “sviste” se non veri e propri favori delle passate amministrazioni comunali ai poteri forti o ai costruttori.
D’altronde Montesilvano è la patria del Ciclone che evidentemente non è bastato.
Eppure le stesse parole le ha pronunciate Francesco Maragno che, nella lettera di dimissioni, si è soffermato su una «'cabina di regia’ esterna alle cariche elettive» e su una «intollerabile pressione lobbistica».
Maragno però ad uno dei più potenti costruttori è imparentato ma evidentemente la cosa è ininfluente.
«Queste dimissioni sono una farsa ed un teatrino che cela un braccio di ferro tra il sindaco e la sua maggioranza», afferma Di Mattia, «le lobby ci sono, sono forti ed hanno metodi mafiosi. Intendo  un modo di fare politica per avvantaggiare solo e soltanto il proprio elettorato, ignorando il concetto di bene comune. Ci sono dei gruppi di potere che sponsorizzano teste di legno in Giunta ed in Consiglio per mantenere lo status quo. Te ne accorgi solo strada facendo. Fare i nomi non è semplice, neanche quando li conosci; ci vogliono anni di investigazione».
 L'ex sindaco - che aveva fatto parlare di sé e di Montesilvano in tutta Italia per idee innovative come l'istituzione dei box del sesso e la città 'derazzistizzata' - non risparmia critiche neppure ai partiti: «I partiti non esistono. Sia il Pd che Forza Italia - sottolinea - spalleggiano i gruppi di potere, a volte anche in silenzio e girando la testa. La delusione sta nel Movimento 5 Stelle: in 100 giorni i grillini risultano non pervenuti; a Pescara e in Regione, invece, fanno un lavoro di opposizione all'altezza dei voti ottenuti».
 Inesistente, secondo Di Mattia, anche il suo partito di sindaco, il Pd, «da cui sono stato cacciato. L'unica persona che potrebbe fare qualcosa - osserva - è Giovanni Legnini che, però, ora ha assunto un ruolo non politico e quindi in futuro potrà far poco. Gli altri preferiscono lavarsi le mani e perdono tempo ad allargare solo il proprio consenso. Persone libere ed indipendenti fanno paura ai partiti...».
 Secondo Di Mattia, Maragno «non ha scusanti: ha mandato un'amministrazione a casa per la fretta di diventare sindaco senza apportare nulla di nuovo. Ha imbarcato gli stessi personaggi che fanno politica in questo modo arcaico - dice ancora l'ex primo cittadino -, sapeva che doveva e dovrà avere a che fare con questi rappresentanti di se stessi. Il sindaco, con i bilanci in dissesto, non ha poteri; i consiglieri hanno poteri e poche responsabilità. Pensavo che mandando a casa un'amministrazione dopo 18 mesi e promettendo di tutto e di più si fossero preparati con una maggioranza solida. Cambiando gli ordini degli addendi il risultato non cambia».
 Con le dimissioni e con la sua presa di posizione, secondo l'ex primo cittadino, Maragno «non solo ha proseguito l'operazione verità lanciata da me, ma ha sposato tutta la mia linea amministrativa. Non ha neanche cambiato il segretario generale che io avevo scelto. Questo - conclude Di Mattia - vuol dire continuare con il mio operato».

TRASFORMISTI, BIG DEL MATTONE, ELETTORI
Di fatto il sindaco di centrodestra, Francesco Maragno, si è dimesso dopo che cinque consiglieri di Forza Italia (Manola Musa, Anthony Aliano, Claudio Daventura, Deborah Comardi e Stefano Di Blasio) hanno votato con l’opposizione per il rinvio della discussione sul bilancio.
«I cinque consiglieri», scriveva in una nota l’Altra città, appena ieri, «hanno fatto mancare il loro voto alla maggioranza perché reclamano per Forza Italia assessorati, presidenze di Cda e la nomina di 2 nuovi dirigenti: più dei bilanci delle famiglie dei cittadini di Montesilvano hanno a cuore le poltrone».
Il male di Maragno –sempre secondo l’Altra città- sarebbe stato quello di «imbarcare i transfughi di Di Mattia e i protagonisti della stagione del Ciclone, da Aurelio Colangelo a Paolo Di Blasio. Entrambi in consiglio comunale hanno fatto eleggere i rispettivi figli: Colangelo, prima grande elettore di SEL e poi di FORZA ITALIA, è sempre stato considerato dai suoi alleati un indesiderato in lista, mentre Di Blasio, per la legge Severino, era incandidabile a seguito della condanna di primo grado nel processo Ciclone».
E se la situazione è questa una fetta di colpe le avrebbe anche una parte dell’elettorato.
«A Montesilvano è evidente che c’è un pezzo consistente di cittadinanza che premia i cambia casacca e i “big” del cemento», è la sintesi di l’Altra città, «protagonisti spregiudicati della politica montesilvanese che sono passati come nulla fosse da Cantagallo a Cordoma, da Cordoma a Di Matttia, fino a Maragno. Un malcostume imperante, fatto di speculazione edilizia, bilanci “allegri”, oneri urbanistici non riscossi e politica clientelare che oggi ricade pesantemente sulle casse comunali e dei cittadini: milioni di euro mancanti in bilancio, che si sommano ai tagli agli enti locali voluti dai Governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi con il voto bipartisan di PD e destra. Crediamo che l’Altra Città, quella che rifiuta le logiche del malaffare e crede in una Montesilvano libera dal ricatto clientelare, debba prendere coraggio e alzare la voce, perché nell’indifferenza si è complici di quelle migliaia di elettori che vogliono che Montesilvano non cambi, bravi solo a lamentarsi che “i politici sono tutti uguali”.   Il solito intreccio tra politica e affari  ha reso più poveri i montesilvanesi e accresciuto il conto in banca dei grandi immobiliaristi e avventurieri dell’edilizia, facendo terra bruciata intorno agli imprenditori onesti».

SEL:«SI TORNI AL VOTO»
«Non ci meraviglia il triste epilogo della Giunta Maragno a Montesilvano e auspichiamo che al più presto i cittadini di Montesilvano possano tornare al voto».
Lo dice Daniele Licheri coordinatore Sel Pescara che aggiunge, «Era prevedibile che le lobby dei costruttori, con la vittoria di questo imbarazzante centro destra, non avrebbero tardato per venire a battere cassa e rimettere "Le mani sulla città".  Ci meraviglia che il sindaco dimissionario Maragno se ne sia accorto solo ora dato che mesi fa insieme ad Attilio di Mattia animammo l'operazione verità proprio a svelare che c'era un urgente problema di democrazia e di autonomia della politica dagli interessi particolari dei costruttori di Montesilvano».

MONTESILVANO IN COMUNE: «IL SINDACO RITORNI SUI SUOI PASSI»
«Il sindaco rifletta e torni sui suoi passi», esorta invece "Montesilvano in Comune", con i consiglieri Adriano Tocco, Alessandro Pompei e Lorenzo Silli, con l'assessore comunale Cilli Paolo.
«Non possiamo accettare - dicono - che, per uno scellerato quanto banale ed inutile atto di forza e di scorrettezza di una parte della maggioranza si mandi tutto all'aria e si vanifichi l'impegno profuso prima per vincere le ultime elezioni eA poi per ridare slancio ad una macchina amministrativa che era ferma ed arrugginita. Non e' possibile e non vogliamo accettare che, al primo intoppo, tutte le speranze dei Montesilvanesi vengano stroncate. Il sindaco, proseguono, ha dimostrato di non essere un uomo attaccato alla poltrona ed ha ricevuto innumerevoli attestati di stima e riconoscimento. Da uomini liberi quali siamo, coscienti che la conferma delle dimissioni arrechi solo un ulteriore torto ai Montesilvanesi che non meritano assolutamente un simile trattamento, chiediamo a gran voce al sindaco di tornare a guidare la citta'».