CONTRATTAZIONI

Appalti Regione Abruzzo si cambia: ora si preferisce il metodo quantitativo

D’Alfonso: «è necessario oggettivizzare i criteri delle gare per favorire il controllo»

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Appalti Regione Abruzzo si cambia: ora si preferisce il metodo quantitativo



ABRUZZO. Una direttiva del governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, stabilisce un cambio radicale nelle regole degli affidamenti degli appalti regionali.
Una sorta di “rivoluzione copernicana” che riguarderà, da ora in poi, migliaia di affidamenti. Che si parli di edilizia sanitaria, di opere pubbliche milionarie o di beni e servizi da acquistare anche attraverso il sistema di acquisti pubblici, la Regione Abruzzo da oggi “cambierà verso” il tutto nella speranza dichiarata dal presidente di «ottenere di più e meglio».
Fino ad ora capita di frequente -e non solo alla Regione- di impostare i bandi di gara sul metodo qualitativo, in altre parole si stabilisce che a vincere la gara sarà la ditta che offrirà l’opera, il servizio, la fornitura “più bella” o “migliore” al prezzo più basso.
Dal punto di vista logico la cosa non farebbe una piega se calando il principio nella realtà non si aprissero universi sconfinati e soggettivi dove ogni dirigente o commissione chiamata a valutare valuta la "scheda tecnica di progetto" giudica secondo il proprio parere (sempre sperando che almeno questo sia scevro da influenze altre…) o paremetri che sono nell'esperienza facilmente agirabili.
Dunque capita poi che avendo scelto “il meglio” l’ente pubblico si ritrova a non poter “chiedere di più” e a dipendere sostanzialmente dal privato con quel che ne consegue. Anche per questo spesso i tempi si allungano ed i contratti non possono essere sciolti per inadempimento.
Non stupisce che il cambio di strategia della Regione arrivi proprio da Luciano D’Alfonso che già quando era sindaco di Pescara si era fatto notare se non altro per quanto riusciva a chiedere agli imprenditori e per il suo piglio “autoritario” nei confronti di chi lavorava per la “sua” amministrazione (storica rimane l’esperienza del Ponte del Mare con le “contribuzioni volontarie”).

La direttiva 15 del 30 settembre scorso, inviata a direttori e dirigenti pro tempo dell’ente, ma anche delle Asl, parla chiaro e tende –nel suo fine- ad oggettivizzare criteri per renderli misurabili e, dunque, sottraendoli a quelle logiche “soggettive” e troppo facilmente manipolabili.
«La ragione di questa predilezione è una soltanto», scrive D’Alfonso, «poiché il criterio quantitativo coincide con una oggettività misurabile, sottoponibile a qualsiasi verifica successiva, a differenza dell’alternativa qualitativa, troppe volte, se non sempre, insediata e praticata come regola di scelta prevalente del contraente».
E la direttiva -che probabilmente insidierà anche i tecnici della Regione abituati all’altro metodo- dovrà essere calata immediatamente pure alle procedure che «dovessero essere in programmazione o in lavorazione». E nel frattempo D’Alfonso chiede a stretto giro anche un dossier per valutare la consistenza contrattuale in corso.
Insomma la teoria è chiara: meglio oggettivare per misurare e inchiodare gli appalti a logiche non opinabili.
Ma è facile intuire anche l’ulteriore passo che impone la svolta e cioè quella di specificare meglio nelle gare le cose da chiedere, cioè quello che la Regione vuole dal privato, che sia quantità di prestazione, quantità di tempo, o anche di lavoratori, magari locali, o molto altro. Il che –sempre in teoria- farebbe pensare ad un Ente Regione “regista” che detta la linea in posizione di supremazia rispetto all’appiattimento sul privato.
Come detto questo in teoria. Solo il tempo dirà come la pratica riuscirà a stravolgere anche questa buona intenzione e a trovare l’inganno.

LUCIANO D'ALFONSO direttiva 15