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Petrolio, Regione Abruzzo pronta a impugnare il decreto Sblocca Italia

Approvata ieri risoluzione del Movimento 5 Stelle

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Sara Marcozzi

Sara Marcozzi


ABRUZZO. E’ stata approvata ieri all’unanimità in Consiglio Regionale la risoluzione del M5S che denuncia i «gravi danni» che il famigerato decreto Sblocca Italia causerebbe all’Abruzzo.
Il documento impegna il presidente D’Alfonso, la Giunta e l’intero Consiglio Regionale a impugnare il decreto legge per incostituzionalità.
Il decreto renziano, infatti, contiene norme che spogliano le Regioni delle proprie competenze in materia energetica, competenze costituzionalmente garantite, trasferendole al Governo e liberalizzando – di fatto – le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi ergendole ad “attività di pubblico interesse”.
«Ciò per giustificare e consentire l’apposizione del vincolo preordinato di esproprio», spiegano i grillini, «l’estromissione delle Regioni dalle Procedure di VIA e prevedendo il rilascio di un “titolo di concessione unico”, rilasciato direttamente dal Ministero e di durata trentennale, che accorpa quelle che prima erano separate (e dunque sottoposte a maggiori controlli ) autorizzazioni di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi».
Dunque la risoluzione del M5S impegna Regione Abruzzo a chiedere la modifica degli art. 37 e 38 del decreto perché incostituzionali e, qualora il decreto fosse convertito in legge, promuovere giudizio di incostituzionalità avanti alla suprema corte e anche un referendum abrogativo di iniziativa regionale.
Impegna inoltre il Consiglio a inviare al Parlamento una “Proposta di Legge del Consiglio regionale alle Camere” finalizzata all’apposizione del divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi all’interno delle acque territoriali e sull’intero territorio nazionale.

«E’ solo l’inizio», spiega il capogruppo M5S Sara Marcozzi. «Oltre all’importante opposizione Parlamentare che il M5S sta portando avanti contro il vergognoso Sblocca Italia, l’obiettivo è quello di mobilitare tutti i Comuni e le Regioni d’Italia contro le preistoriche politiche energetiche del Governo Renzi e di costringere lo stesso a recepire quella che è la volontà dei cittadini italiani: abbandonare progressivamente le fonti di energia fossile promuovendo e sviluppando una visione di sviluppo energetico nazionale basato sulle energie rinnovabili. E’ una battaglia che il M5S sta portando avanti da anni a tutela del territorio, della salute dei cittadini e delle economie locali. Siamo contenti che anche i consiglieri di maggioranza e di centrodestra condividano la nostra visione».

OSSERVAZIONI CONTRO ELSA 2
Intanto le associazioni Arci, Fai, Legambiente, LIPU e Wwf, insieme alle Riserve Regionali “Punta Aderci” e “Lecceta di Torino di Sangro” hanno presentato osservazioni congiunte contro la realizzazione del pozzo esplorativo Elsa 2 di cui sono titolari Petroceltic Italia S.r.l. e Cygam Energy Italia S.p.A.
Elsa 2 è a pochi chilometri dalla costa dei trabocchi, davanti alla Riserva regionale Ripari di Giobbe a Ortona.
Si tratta di un progetto già bocciato nel 2011 in sede di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e oggi ripresentato. «Un progetto che appare come un non senso», denunciano gli ambientalisti: «il pozzo è a poche decine di metri da Elsa 1, perforato nel 1992 dall'Agip. Quale bisogno c’è di “esplorare” se c’è già stata una esplorazione a poca distanza? Il ragionevole dubbio è che si voglia andare a colpo sicuro per un puro e semplice gioco finanziario: la “scoperta” di un giacimento in fondo al mare, nel regime favorevole al fossile che il governo Renzi sta cercando di rafforzare, potrebbe attrarre investimenti e quindi creare guadagno».
Se il permesso di ricerca dovesse superare la procedura VIA con ogni probabilità verrebbe individuato quello che a suo tempo aveva trovato e scelto di non sfruttare l’Agip: «un piccolo giacimento con petrolio scadente», indicano gli ambientalisti, «che avrebbe bisogno di essere desolforato in loco. Rispunterebbe cioè l’incubo del Centro Oli con i suoi fumi che abbiamo rischiato nel cuore delle colline del Montepulciano, oppure quello della “nave raffineria”, stile Ombrina Mare che stiamo tuttora rischiando proprio nel cuore della costa dei trabocchi».
Il progetto è inoltre, secondo le associazioni, troppo vicino al litorale in un’area che resta bellissima «malgrado gli attentati dei cementificatori e, se fosse realizzato con una piattaforma ad appena 7 km dalla battigia, violerebbe il Codice del Paesaggio e lo stesso art.9 della Costituzione della Repubblica Italiana».