GAS POCO ESILARANTE

Le istituzioni non si muovono: cittadini si autofinanziano per difendere il territorio

Stoccaggio gas, raccolta fondi per ricorso al Tar: «servono 2500 euro»

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BASTA IDROCARBURI PETROLIO
CHIETI. Res pubblica e interesse collettivo dove sono finiti? I rappresentanti democraticamente eletti nelle istituzioni non si muovono, non parlano e non agiscono. Così un gruppo di cittadini è costretto ad autotassarsi ancora per poter fare un ricorso al Tar contro un’opera che giudicano pericolosa. L’opera in questione che riguarda lo sfruttamento di una vastissima area di sottosuolo è quella che interessa diversi comuni della provincia di Chieti con base a San Martino sulla Marrucina ma il progetto si chiama Poggiofiorito Stoccaggio. La società Gas plus ha programmato di investire proprio lì: un centro di  stoccaggio tra i più grandi d’Europa.  In pratica si tratta di sfruttare amplissime caverne sotterranee come immensi serbatoi dove stivare il gas. Il maggiore argomento di avversione è che l’intera area è giudicata ad elevata sismicità.

Nella stessa relazione di progetto della Gas Plus si legge a chiare lettere che «l’area in esame all’interno è soggetta ad un meccanismo di fagliazione inversa. Il comune di San Martino sulla Marrucina fa parte della provincia di Chieti il cui territorio è considerato ad alta pericolosità sismica ed è stato classificato come “zona sismica 1”; come visibile dalla Carta delle Intensità Macrosismiche, al territorio di San Martino sulla Marrucina corrispondono i valori di massima intensità macrosismica pari a 8».

Il Forum abruzzese dell’acqua ha già fatto notare come nelle prescrizioni si sottolinei che «qualora la microsismicità riconducibile alle attività di esercizio dello stoccaggio eguagli o superi la Magnitudo Locale 3.0 (Richter, ndr), dovranno essere adottati dal soggetto gestore responsabile tutti gli accorgimenti opportuni atti a riportare la Magnitudo Locale massima dei sismi a valori inferiori a 2.0».

«Decine di migliaia di cittadini», denuncia il Forum, «per decenni dovranno convivere con il rischio sismico derivante dallo stoccaggio gas». In profondità saranno stoccati fino a 157 milioni di metri cubi di gas, immesso nel sottosuolo in pressione in estate e pompato in superficie in inverno.

 TUTTI IN SILENZIO

Ora però le istituzioni non si muovono, i vari Comuni ed i sindaci sono di fatto contrari ad ogni intervento per ostacolare il progetto. Ad appoggiare i comitati spontanei di cittadini ci sono alcune associazioni ambientaliste e il Movimento 5 Stelle che sta battagliando a livello comunale, regionale e nazionale «contro le scellerate politiche energetiche portate avanti dal Governo Renzi e, a cascata, dai suoi valvassori e valvassini locali».

«In Regione abbiamo presentato (e ancora ne presenteremo)», dice Sara Marcozzi, capogruppo in Regione, «numerosi atti in tal senso, tra cui una risoluzione che ha impegnato il Governo Regionale ad attivarsi per fermare il progetto Poggiofiorito Stoccaggio. Ad oggi, non ci risulta che la Giunta o il presidente D'Alfonso abbiano fatto alcunchè.  Anche i sindaci dei comuni maggiormente interessati (Guardiagrele, Casacanditella, Fara Filiorum Petri, S. Martino sulla Marrucina, Filetto, Orsogna, Bucchianico, Arielli, Ari, Canosa Sannita, Poggiofiorito, Villamagna, Giuliano Teatino, Vacri, Crecchio, Roccamontepiano, Rapino, Pretoro, Casalincontrada) restano inerti nonostante le richieste disperate dei propri concittadini».

Un silenzio -quello dei sindaci- che in molti non si spiegano e che contribuisce a favorire malumori. Da contraltare al loro silenzio c’è, invece, l’iperattivismo della Regione che è prodiga di dichiarazioni precise e chiare nonché univoche tutte volte al preservare territorio e vocazione naturale all’agricoltura e turismo. Mancano però  atti concreti altrettanto univoco che blindi la situazione contro le varie «aggressioni al creato».   Così i cittadini sono costretti a «colmare le lacune e le inadempienze che subiamo dalle amministrazioni» e propongono una raccolta fondi per promuovere autonomamente ricorso avanti al Tar. «Non è neanche lontanamente pensabile permettere lo stoccaggio di gas da 157milioni di metri cubi in una zona sismica 1, su una faglia trasversale, in prossimità di una delle frane più grandi d'Abruzzo», aggiunge Marcozzi. «Aiutiamoci la somma da raggiungere è 2.500 euro per pagare le spese del ricorso».

PAOLINI, SONO CON I COMUNI

«Sono al fianco dei Comuni che propongono di ricorrere al TAR contro il procedimento di autorizzazione della realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas nel comune di San Martino sulla Marrucina e che coinvolge 19 comuni vicini. Mi impegnero' inoltre anche per il coinvolgimento della Regione».

Lo ha dichiarato Lucrezio Paolini, capogruppo IdV e vice presidente del Consiglio regionale.

«Le motivazioni che sono state addotte dai Comuni sono quelle di una superficiale valutazione dell'impatto ambientale del progetto. Infatti - osserva Paolini - l'area risulta interessata da un grave fenomeno franoso e nella stessa relazione riguardante la valutazione ambientale del Ministero si evidenzia la sottovalutazione del rischio sismico. Tutta la procedura evidenzia che ci sono enormi carenze di istruttoria, violazioni del principio di precauzione e vari profili di eccesso di potere. Il nostro territorio - prosegue - ha una grande vocazione per le elevate produzioni agricole e per il grande valore ambientale delle nostre colline. Grazie alla specializzazione delle colture in sintonia con l'ambiente. In particolare abbiamo, nella zona interessata, le piu' alte produzioni vitivinicole di qualita'. Abbiamo fino ad oggi impedito, faticosamente, lo svuotamento dei nostri paesi, ma con insediamenti come quello che si vuole realizzare - conclude Paolini - rischiamo di vedere desertificata una delle piu' belle vallate del nostro Abruzzo quale e' la Val di Foro».