ABRUZZO INTERNO

Aree interne. D’Alfonso: «i soldi ci sono. Ora avete amministratori che vogliono osare»

Il governatore illustra la strategia per rilanciare le aree interne: «35mln per dissesto»

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Aree interne. D’Alfonso: «i soldi ci sono. Ora avete amministratori che vogliono osare»



CHIETI.  Certe logiche deleterie del passato vanno abbandonate, occorre “coccolare” le strategie ed i rapporti sovra regionali, occorre muoversi per tempo e sfruttare ogni occasione per agganciare finanziamenti ma ci vuole anche inventiva e un certo iperattivismo nel campo della progettazione.
E’ quello che promette e “pretende” il governatore della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che ieri è stato a Chieti incontrando i sindaci del comprensorio del Sangro-Alto Vastese
«Le risorse finanziarie ci sono. Per i prossimi sette anni sono disponibili ben due miliardi di euro per la zonizzazione delle aree interne ma occorre un protagonismo progettuale che parta dal basso. Sappiate che ora avete amministratori che vogliono osare», ha detto D’Alfonso.
Ieri nella sede della Provincia di Chieti si è discusso della strategia regionale per le aree interne che si colloca all'interno del programma nazionale di riforma deliberato dal Consiglio dei Ministri nello scorso mese di aprile e dell'accordo di partenariato 2014/2020 trasmesso dall'Italia alla Commissione Europea il 9 dicembre 2013.
D'Alfonso, affiancato dai docenti universitari Roberto Mascarucci e Piergiorgio Landini, ha riferito che, «a breve, ci sarà un incontro con la struttura tecnica di missione del Dipartimemnto per lo Sviluppo e la Coesione economica del Ministero del Tesoro per confrontarsi su come si possa conferire un'ulteriore coesione alla visione di zonizzazione che ha parametri come l'invecchiamento della popolazione, lo spopolamento, il livello di dissesto idrogeologico e la tradizione associativa ma sulla quale la politica può lavorare per valorizzare ciò che vale».

«Scuola, sanità e trasporto pubblico locale sono i temi su cui è impegnata la frontiera ordinamentale della Regione - ha ricordato D'Alfonso - e che rappresentano quelle realtà su cui occorre incidere con una pianificazione mirata, anche in rapporto alle risorse, per trasformare le aree interne in piattaforme di una zonizzazione che può e deve diventare espressione di potenza per i territori».
Ancora D'Alfonso: «Nel tempo l'assenza di programmazione ha prodotto danni ingenti. Sono state realizzate strutture inutili ed oggi abbandonate al loro destino come quella di S. Martino di Chieti che nessuno conosce ma che è frutto di scelte programmatorie colpevolmente errate. Ecco l'esempio emblematico - ha concluso - di quello che non dovrà più accadere in futuro».

35 MILIONI PER IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
Ci sarebbero circa 35 milioni di euro a disposizione dell'Abruzzo per combattere il dissesto idrogeologico. Altri 20-25 potrebbero arrivare entro fine anno se i Comuni interessati da tali fenomeni riusciranno a fornire tempestivamente i relativi dossier.
E’ l’altro spunto fornito da D’Alfonso ieri.
«Si tratta, in particolare, di 15 milioni derivanti dall'Accordo di Programma Quadro da 40 milioni di euro, di cui 25 già contrattualizzati - ha detto il presidente nella sua veste di Commissario governativo per la mitigazione del rischio idrogeologico - mentre i restanti 20 sono frutto del pregevole lavoro in Parlamento svolto dai senatori Legnini e Tancredi. Tali fondi - ha spiegato D'Alfonso - saranno assegnati sulla base di priorità vagliate da una struttura tecnica in cui un ruolo chiave verrà svolto dai Geni Civili. Tuttavia, se saremmo in grado di lavorare al meglio, - ha rimarcato - potremo avere accesso ad ulteriori risorse».
 Infatti, il presidente D'Alfonso ha ricordato che presso Palazzo Chigi è operativa una struttura tecnica di missione, presieduta da Mauro Grassi, che sta interloquendo con tutte le Regioni per conoscere le situazioni più gravi di dissesto idrogeologico. Non a caso, il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, e lo stesso Grassi, sono stati invitati a partecipare in Abruzzo ad alcuni sopralluoghi per la constatazione dei principali stati di pericolosità legati al rischio idrogeologico.
«Per la prima volta - ha rimarcato il Presidente- verranno sul nostro territorio non per valutare emergenze o disastri ma per fare sopralluoghi in zone altamente critiche. Ci sono tre o quattro situazioni di una certa pericolosità con elevata rischiosità in ciascuna provincia - ha osservato D'Alfonso - e si partirà da queste prima di passare alle altre situazioni pericolose ma senza rischiosità. Si tratta, in sostanza, di utilizzare le risorse per risanare e non per abbellire. In questa fase, non ci interessa la bellezza estetica ma fare interventi mirati alla soluzioni della problematiche».