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Sanità, D’Alessandro bacchetta Chiodi: «taccia, non ha risolto nulla»

Ancora scintille tra l’ex governatore e il consigliere regionale del Pd

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Sanità, D’Alessandro bacchetta Chiodi: «taccia, non ha risolto nulla»




ABRUZZO. «Qualche giorno fa un cittadino mi ha chiesto con aria incredula: perché Chiodi parla ancora? Ha avuto 66 mesi di tempo per risolvere i problemi e una volta non riuscitoci e bocciato dai cittadini, oggi rivendica addirittura di confondere le acque, trasferendo su altri le proprie responsabilità. Qual è la colpa più grave? Quella di mentire agli abruzzesi».
Così Camillo D’Alessandro, consigliere regionale del Pd, replica all’ex presidente Gianni Chiodi che in questi giorni sta contestando aspramente la politica sanitaria di Luciano D’Alfonso e la decisione di introdurre la quota di compartecipazione alle spese della riabilitazione per malati psichici, disabili e anziani non autosufficienti, ospitati nelle strutture private convenzionate.
«E' vero che la compartecipazione alle spese della riabilitazione è un obbligo imposto da direttive nazionali», ha detto oggi Chiodi, «ma un commissario alla sanità, che è anche il presidente di una Regione, la impone ai suoi cittadini solo quando la ritiene strettamente necessaria e solo dopo aver tutelato le fasce più deboli, che potrebbero essere costrette a rinunciare alle cure».
Per il consigliere regionale di Forza Italia, inoltre, anche il taglio del budget di 6 milioni di euro per le strutture di riabilitazione per i contratti 2014 «mi era stato imposto dal Programma Operativo e ratificato dal Tavolo di monitoraggio ma mi sono rifiutato di attuarlo e prima della fine del mio mandato ho firmato il decreto n. 70 che ha confermato lo stesso budget dell’anno scorso. Anche l’uscita dalle strutture riabilitative dei pazienti con un diverso setting assistenziale mi era stato imposto, ma mi sono rifiutato anche in questo e li ho autorizzati a restare nelle strutture ex art. 26, assumendomene la responsabilità, fino alla fine del processo di riconversione delle strutture riabilitative e quindi dell’adeguamento dell’offerta residenziale e semiresidenziale, quando tali pazienti avranno le strutture adeguate in cui potranno essere trasferiti».
Ma D’Alessandro non accetta il consiglio. Non da Chiodi: «il rinvio della decisione, per un buon amministratore, - replica il consigliere di maggioranza- non significa aver risolto il problema. Anzi, al contrario, come accade per una malattia mal curata, cronicizza. A Roma sorridono delle sue furbizie e della classe dirigente come quella rappresentata da Chiodi in passato che pensa che il rinvio delle decisioni sia la scelta politica che consente di mantenere in vita la propria esistenza».
D’Alessandro non ci sta al silenzio e snocciola «almeno tre delle questioni più importanti» emerse nei primi tre mesi di cambio dei vertici all’esecutivo regionale: La prima è «che Chiodi non ha risanato proprio nulla. Anzi mancano all’appello 150milioni di euro nel bilancio sanitario».
La seconda è la vicenda delle tasse per la quale egli afferma: «la riduzione delle tasse era finta. Chiodi ne era consapevole visto che era prevista in una legge approvata in tempi scaduti (regime di prorogatio ndr) Ed infine, oggi all’attenzione delle cronache: “che l’obbligo della compartecipazione , non è stato risolto, anzi rimandato, dunque acuito.”
Ora Chiodi - conclude Camillo D’Alessandro – taccia, se ce la fa, per qualche mese e vedrà come saremo noi quelli che garantiscono i cittadini, non lasciano soli i comuni , garantendo la riduzione fiscale e favorendo nuovi investimenti. Ce ne servono pochi di mesi, non i sessantasei avuti da lui a disposizione e mal amministrati».