SANITA'

Ticket per disabili e anziani: anche Brucchi stoppa D’Alfonso: «incredibile»

Sindacati: «basta con i teatrini della politica»

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Ticket per disabili e anziani: anche Brucchi stoppa D’Alfonso: «incredibile»

Brucchi e D'Alfonso





ABRUZZO. Anche il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, dopo i colleghi di Giulianova, San Salvo, Roseto e tutto il centrodestra in Consiglio regionale, chiede un passo indietro al Commissario ad acta, Luciano D’Alfonso, sulla compartecipazione a carico degli utenti e dei Comuni per le prestazioni riabilitative per i portatori di disabilità.
Torna dunque nuovamente la richiesta di annullare i due decreti (91 e 92 dell’agosto scorso) che prevedono l’introduzione della quota di compartecipazione alle spese della riabilitazione per malati psichici, disabili e anziani non autosufficienti, ospitati nelle strutture private convenzionate.
Un ticket che varia dalle 33 alle 45 euro ai giorno che saranno chiamati a pagare le famiglie dei pazienti o i Comuni, ai cui spetta la competenza delle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria. Una spesa che varia da 1000 euro al mese (per anziani non autosufficienti) a 2 mila (per i disabili privi di sostegno familiare).

«E’ una decisione che lascia esterrefatti», commenta Brucchi. «Il provvedimento desta vive preoccupazioni e perplessità per il forte impatto sociale che avrà soprattutto sulle famiglie e sugli utenti con maggiore disagio economico e con scarsa rete familiare».
Il decreto commissariale, infatti, spiega il sindaco di Teramo, non prevede né una compartecipazione proporzionale alle fasce di reddito, né indica in quale modo e con quali risorse i Comuni dovrebbero surrogarsi all’utente indigente, visto che gli Enti locali versano già in un oggettivo stato di prostrazione economica.
«Il decreto, inoltre», aggiunge Brucchi, «è contrario ai principi di integrazione sociale e riabilitazione, in quanto molti utenti, non potendo affrontare una spesa non proporzionata alle proprie disponibilità economiche, decideranno di non ricevere più le cure adeguate e l’assistenza, con conseguenti effetti negativi sulla salute dei disabili e ulteriore aggravio per le famiglie».
In questi giorni il sindaco di Teramo ha già registrato numerose e notevoli preoccupazioni da parte dei cittadini interessati dal provvedimento; «auspichiamo, pertanto, che venga accolta la richiesta dei gruppi di opposizione in Regione, di convocare un urgente Consiglio Regionale straordinario sul punto e che si prendano gli opportuni e rapidi provvedimenti al fine di non impattare sull’utenza svantaggiata».

Preoccupata anche la Cisl Fp Abruzzo che parla invece di «imbarazzante teatrino politico»: «mentre i politici continuano la loro recita, il mondo reale va “duramente” avanti e presenta il conto dei provvedimenti emessi in questi anni sul settore. Purtroppo le strutture di riabilitazione appartenenti all’ ARIS Regionale hanno dichiarato lo stato di crisi aziendale ed aperto le procedure di licenziamento collettivo dei lavoratori con enorme danno all’assistenza per i disabili, alle famiglie che saranno costrette a rinunciare al servizio sanitario poiché tassato di 1500/2000 euro/mese ed ai lavoratori che perderanno il posto di lavoro. È questa la sola ed unica amara realtà dei fatti. Non le rassicuranti interviste giornalistiche dell’Assessore Paolucci oppure le farsesche conferenze stampa di Chiodi e colleghi».
Secondo il sindacato basta leggere le motivazione che inducono l’ Aris Regionale a dichiarare lo stato di crisi per rendersi conto che la situazione viene da lontano: «dai primi provvedimenti presi da Chiodi e Venturoni nel 2009, appena insediati, che non riconobbero il budget fatturato dalle strutture Sanitarie extra ospedaliere decurtandole di circa 10 milioni (da 78 a 69 milioni). Poi ci fu il successivo abbattimento delle tariffe residenziali e semiresidenziali introdotte con il famigerato articolo 14 nei contratti negoziali con i privati (oggi ancora oggetto di ricorso) procurando un ulteriore danno stimato per diversi milioni di euro. Si aggiunse l’ulteriore taglio del budget di 10 milioni di euro con il decreto 51/2013 e la sua incapacità e grave inadempienza, insieme a tutta la sua maggioranza politica, corresponsabile al suo pari, di non aver saputo, in circa 6 anni di governo, attuare un piano territoriale della residenziali e semi residenzialità, che desse stabilità e certezze di programmazione a tutto il settore, nonostante le indicazioni fossero già contenute nel PSR (Piano Sanitario Regionale) 2008/2010. Bastava solo copiarlo».

«L'assessore Paolucci non conosce la disperazione di un genitore con un figlio malato?», domanda il consigliere regionale Pietro Smargiassi (M5s). «Nessun problema, lo accompagniamo noi a far visita a uno di loro: magari al figlio autistico di un dipendente Cotir a cui hanno chiesto 1.200 euro al mese.

Perché la politica continua a mettere le mani nelle tasche dei cittadini, scegliendo fra l'altro sempre i più disgraziati, invece di sforbiciare sui privilegi di chi ingrassa nei palazzi del potere?»

CHIODI: «D’ALFONSO LO POTEVA EVITARE»
«E' vero che la compartecipazione alle spese della riabilitazione è un obbligo imposto da direttive nazionali, ma un commissario alla sanità, che è anche il presidente di una Regione, la impone ai suoi cittadini solo quando la ritiene strettamente necessaria e solo dopo aver tutelato le fasce più deboli, che potrebbero essere costrette a rinunciare alle cure». Lo sottolinea il Consigliere regionale di Forza Italia, ed ex Commissario alla sanità regionale, Gianni Chiodi, che replica alle affermazioni del Consigliere PD Camillo D'Alessandro. «Anche il taglio del budget di 6 milioni di euro per le strutture di riabilitazione per i contratti 2014 mi era stato imposto dal Programma Operativo e ratificato dal Tavolo di monitoraggio - continua Chiodi - ma mi sono rifiutato di attuarlo e prima della fine del mio mandato ho firmato il decreto n. 70 che ha confermato lo stesso budget dell’anno scorso. Anche l’uscita dalle strutture riabilitative dei pazienti con un diverso setting assistenziale mi era stato imposto, ma mi sono rifiutato anche in questo e li ho autorizzati a restare nelle strutture ex art. 26, assumendomene la responsabilità, fino alla fine del processo di riconversione delle strutture riabilitative e quindi dell’adeguamento dell’offerta residenziale e semiresidenziale, quando tali pazienti avranno le strutture adeguate in cui potranno essere trasferiti».
CHIODI: «D’ALFONSO LO POTEVA EVITARE»

«E' vero che la compartecipazione alle spese della riabilitazione è un obbligo imposto da direttive nazionali, ma un commissario alla sanità, che è anche il presidente di una Regione, la impone ai suoi cittadini solo quando la ritiene strettamente necessaria e solo dopo aver tutelato le fasce più deboli, che potrebbero essere costrette a rinunciare alle cure». Lo sottolinea il Consigliere regionale di Forza Italia, ed ex Commissario alla sanità regionale, Gianni Chiodi, che replica alle affermazioni del Consigliere PD Camillo D'Alessandro. «Anche il taglio del budget di 6 milioni di euro per le strutture di riabilitazione per i contratti 2014 mi era stato imposto dal Programma Operativo e ratificato dal Tavolo di monitoraggio - continua Chiodi - ma mi sono rifiutato di attuarlo e prima della fine del mio mandato ho firmato il decreto n. 70 che ha confermato lo stesso budget dell’anno scorso. Anche l’uscita dalle strutture riabilitative dei pazienti con un diverso setting assistenziale mi era stato imposto, ma mi sono rifiutato anche in questo e li ho autorizzati a restare nelle strutture ex art. 26, assumendomene la responsabilità, fino alla fine del processo di riconversione delle strutture riabilitative e quindi dell’adeguamento dell’offerta residenziale e semiresidenziale, quando tali pazienti avranno le strutture adeguate in cui potranno essere trasferiti».