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Acqua. Sindacati contro la politica: «danni inaccettabili alle società e stasi pericolosa»

Il settore ha bisogno di rinnovamento e di una programmazione seria che ancora manca

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ABRUZZO. Che succede sul fronte della gestione dei servizi idrici in Abruzzo? Oltre l’inchiesta di Pescara che ha svelato una gestione fallimentare dell’Aca e a parte molti dubbi su altri fronti regionali, le società sono quasi tutte in difficoltà a ridosso di una rivoluzione normativa che trasforma gli Ato in un unico organo di controllo regionale.
Ma nulla di concreto si muove e la politi ca temporeggia.
La Filctem Cgil Abruzzo denuncia così i  crescenti interrogativi che continuano a pesare sulle aziende acquedottistiche regionali  per la perdurante assenza di «un progetto concreto, credibile, che sappia finalmente valorizzare una  risorsa eccellente del nostro territorio coniugandola con una gestione sana ed equilibrata».
Secondo il sindacato «i danni che la cattiva direzione della politica ha provocato al settore ed alle aziende sul piano economico, finanziario, organizzativo e commerciale sono davvero inaccettabili. Troppo spesso una conduzione approssimativa di queste attività, o peggio interessi partitici e-o clientelari, hanno prevalso rispetto a una gestione corretta ed equilibrata della risorsa acqua».
 Le conseguenze sono tristemente note ai cittadini abruzzesi per le inefficienze del servizio, della depurazione, per gli sprechi dell’acqua e, soprattutto, per gli eccessivi privilegi di pochi e le ruberie di altri. Inoltre, a causa del forte indebitamento delle società, non è possibile programmare tutti i necessari  investimenti e si è in difficoltà finanziarie per l’ ordinaria amministrazione(spese correnti e stipendi).
C’è da dire che già in passato molti degli investimenti che andavano fatti per ristrutturare le vetuste reti sono saltati (si perde quasi il 70% dell’acqua che viaggia nelle tubature) ed ora non ci sono soldi per rinnovare la rete.
In questo ambito  anche i lavoratori del settore sono fortemente penalizzati perché troppo spesso non vengono messi in condizione di svolgere efficacemente il loro lavoro e per l’inaccettabile “comunanza” che a volte l’opinione pubblica fa tra loro e chi ha provocato questo sfascio.
La Filctem ha evidenziato e denunciato le storture e i danni che si sono prodotti in questi anni. Così come l'incapacità dei gestori di governare un servizio pubblico essenziale secondo criteri di economicità, efficienza e trasparenza.
«Purtroppo invano», spiega il sindacato, «perché nella politica regionale non ci sono stati reali cambiamenti di rotta per avviare questo settore al necessario risanamento. Anzi i tavoli di confronto che si sono avviati non hanno mai concluso il loro percorso a causa  dell’incapacità (scelta?) della aziende di redigere e presentare un minimo di progetto industriale».

«Peraltro il commissariamento del settore», aggiunge la Filctem, «non ha fornito né favorito nessuna soluzione, anzi oggi, a distanza di 7 anni dal suo insediamento, si deve prendere atto che questa formula ha fallito il proprio compito ed è opportuno chiudere rapidamente questa esperienza. Lo stato del settore continua ad essere molto fragile senza una programmazione definita che preveda e si impegni al superamento di questo scenario dove  alcune aziende restano molto esposte (concordato ACA) ed altre, in assenza di un progetto di riordino complessivo del Servizio idrico integrato, pur tentando di avviare una discontinuità con le passate gestioni (progetto di risanamento avviato dal RUZZO di Teramo e dal CAM di Avezzano) rischiano di vedere depotenziate le loro azioni. È indispensabile avviare una nuova fase che, ribadendo  il valore di “bene comune” e di gestione pubblica dell’acqua, ponga fine  al  commissariamento, e dia un’ottica regionale alla gestione di questo servizio con una programmazione delle spese, degli investimenti e delle tariffe che sappia coniugare le esperienze e le competente delle varie società operative, con l’agire virtuoso della  buona, corretta e sana amministrazione finanziaria».
Il sindacato per questo chiede una nuova iniziativa della Regione Abruzzo, che avviando un rapido confronto con tutti gli attori sociali sensibili e responsabili sulla gestione del Servizio Idrico Integrato  porti ad un assetto economico, sociale ed industriale equilibrato e compatibile con il consumo di questo bene pubblico essenziale per l’essere umano.
«È un obbiettivo possibile e obbligato per tutta la comunità abruzzese ma anche per i lavoratori del settore, che per primi non vogliono più assistere passivamente al progressivo degrado delle loro aziende per la cattiva conduzione delle stesse».