GIUSTIZIA E VELENI

Discarica Bussi: oggi riprende il processo a Chieti

Nuova udienza in Corte d'Assise dopo lunga pausa

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Discarica Bussi: oggi riprende il processo a Chieti

Il pm GIuseppe Belleli




CHIETI.  Riprenderà oggi davanti alla Corte d'Assise di Chieti il processo con rito abbreviato a carico di 19 imputati fra ex dirigenti ed ex tecnici della Montedison per le discariche dei veleni scoperte intorno allo stabilimento di Bussi sul Tirino (Pescara): per tutti l'accusa è avvelenamento di acque e disastro ambientale. Si riprende, dunque, dopo una lunga pausa: nell'udienza dello scorso 11 aprile la difesa di 16 dei 19 imputati aveva presentato alla Corte di Cassazione la richiesta di rimessione, chiedendo ai supremi giudici di trasferire il processo dinanzi ad altro organo giudicante, ritenendo che quello di Chieti non fosse abbastanza sereno e obiettivo. Nell'istanza di rimessione si sosteneva, fra l'altro, che fra le 700.000 persone presumibilmente contaminate dal consumo di acqua inquinata potevano essere annoverati anche i giudici popolari, in un certo senso più vulnerabili rispetto ai giudici professionali. La Cassazione, nel rigettare l'istanza, non ha fra l'altro riconosciuto il rischio di suggestionabilità dei giudici non togati.
Il processo vede costituite 27 parti civili.
Oggi potrebbe essere comunque una udienza interlocutoria proprio per stabilire il calendario dei lavori di questo processo che fatica a decollare. L’occasione riporta alla mente tutta una serie di problemi stagnanti da quasi un decennio come la riqualificazione dell’area, la bonifica, la reindustrializzazione e la contaminazione dei veleni su terreni e persone.

Il comitato Bussiciriguarda parla di un processo «accerchiato da potenti lobby e interessi milionari, che – come minimo- vogliono “risparmiare” sulle spese di bonifica…».
L’obiettivo primario del dovere istituzionale verso i cittadini e l’ambiente dovrebbe essere «metterci in sicurezza dalle conseguenze dell’inquinamento…che per decenni e decenni in Valpescara continuiamo a subire. E invece: della discarica Tre Monti nessuno parla più», commenta Edwige Ricci dello stesso comitato.
«L’attrazione fatale è oggi solo quella determinata dai 50 milioni disponibili (…per risanamento, messa in sicurezza e processo di reindustrializzazione…)», aggiunge Ricci. «La cosa sconvolgente è che di quei 50 milioni (che qualcuno vocifera siano già calati per spese fatte qua e là…e andrebbe verificato) ancora la cassa sia in mano all’architetto Adriano Goio - venuto con poteri speciali per più velocemente operare– e che - dopo  7 anni - non ha ancora effettuato la messa in Sicurezza effettiva che era tra i suoi compiti esecutivi e doveri  principali. Come ha dimostrato persino il suo consulente, professor Gargini, quella discarica (Tre Monti) è la fonte principale di inquinamento delle falde idriche e, da queste, dell’intero fiume Pescara. Eppure l’ex commissario oggi  si  allarga, man mano,  a decidere direttamente anche nelle aree SIN di competenza ministeriale… Miele a cui sembrano attaccarsi tutti i calabroni».

La Regione tuttavia sembra aver accelerato la sua azione ed il presidente D’Alfonso già all’inizio di settembre ha richiesto urgentemente dati sanitari dai quali potrebbe essere possibile desumere gli effetti della presunta contaminazione. Dati che per ora non sono arrivati dalle Asl e dai medici di famiglia.
Lo scontro si è alzato persino con il ministero dell’Ambiente “reo” –secondo l’assessore regionale Mario Mazzocca- di aver convocato una riunione per discutere sul progetto di riqualificazione e bonifica, progetto che non esisterebbe e che di sicuro la Regione non ha mai visto. 
Bussiciriguarda fa notare inoltre che lo stesso attivismo non si è notato da parte dei sindaci dei vari comuni interessati dalla possibile contaminazione come Alanno, Bolognano, Castiglione a Casauria, Chieti, Manoppello, Popoli, Rosciano, Scafa, Tocco da Casauria,  Torre dei Passeri ed anche quelli che ne subiscono, a valle, le conseguenze Cepagatti, S.Giovanni Teatino, Spoltore e Pescara.