CHI HA SPARATO?

Cinque pallettoni per uccidere l’orso, la Forestale punta un operaio

Perforato l’intestino, animale morto per peritonite acuta

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Cinque pallettoni per uccidere l’orso, la Forestale punta un operaio




PETTORANO SUL GIZIO. E' stato ucciso da una fucilata l'orso trovato morto venerdì 12 in Abruzzo, sulla pista ciclabile di Pettorano sul Gizio.
Cinque pallettoni andati a segno, altrettanti finiti fuori bersaglio di una cartuccia da caccia, di quelle usate contro i cinghiali, che ha raggiunto l'animale alle spalle. Un'esecuzione, secondo gli ambientalisti. Il quarto esemplare morto in Abruzzo dall'inizio dell'anno. Solo un giorno prima era morta in Trentino l'orsa Daniza.
 Il ministero dell'Ambiente ha deciso di bloccare il radiocollaramento degli orsi tramite narcotizzazione. Giornata frenetica, ieri, con il Corpo Forestale che annuncia l'apertura di un'inchiesta in cui si ipotizza il reato di uccisione di animale protetto; con controlli mirati si spera di risalire all'arma che ha sparato e al suo possessore. Niente avvelenamento, dunque, come si era ritenuto inizialmente: uno dei cinque pallini da caccia avrebbe perforato l'intestino provocando peritonite acuta e la morte.
Nel frattempo si attende l'esito di altri esami in corso all'Istituto Zooprofilattico di Grosseto che dovranno stabilire l'ora del decesso e altri particolari. E gli abitanti di Pettorano, comune corridoio ecologico tra due parchi nazionali (Pnalm, d'Abruzzo Lazio e Molise, e Majella) si dividono, anche se unanime è la condanna per chi ha sparato.

 Le indagini intanto continuano per capire cosa sia successo e perché chi ha sparato lo ha fatto. Saranno importanti le tracce lasciate sul luogo, la tipologia dei pallini recuperati e testimoni potranno risultare decisivi per risalire ai colpevoli.
Il comitato cittadino sorto a tutela dell'orso paragona la fucilata a «una lupara che colpisce col pretesto di fare giustizia da sé». Il comitato che non vorrebbe l'orso nei paraggi continua a chiedere l'allontanamento dei plantigradi «per la sicurezza delle persone e degli stessi animali».
«La situazione è straordinaria - dicono i cittadini - e bisogna intervenire con misure straordinarie per riportare pace e serenità in una comunità che non deve e non può passare per nemica degli animali».
Le stesse misure le chiede il sindaco, Giuseppe Berarducci. Lamenta di essere stato lasciato solo ad affrontare un problema che le risorse di un piccolo Comune non possono risolvere. Chiede «pene esemplari per i responsabili» e di «fermare la mano dell'uomo» il presidente del Parco nazionale d'Abruzzo, Antonio Carrara.
Il territorio di Pettorano non rientra nel Parco. «Siamo pronti a collaborare, a mettere a disposizione la nostra esperienza, ma nessuno ci ha interpellato finora».
«Il fatto che l'orso sia morto con un colpo d'arma da fuoco è una cosa gravissima» aggiunge Carrara appellandosi agli inquirenti affinché il percorso della giustizia «sia rapido ed efficace. Solo così sarà possibile contrastare uno dei fenomeni che sta mettendo in discussione la sopravvivenza dell'orso marsicano in Abruzzo».  La popolazione di orsi marsicani, comunque in crescita, si attesta su 50-60 esemplari. Intanto per la Lav occorre fermare «l'escalation di violenza, di reati non solo contro gli animali, ma contro tutti, contro lo Stato».

 E al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, l'associazione chiede di disporre per domenica prossima, «come misura di sicurezza pubblica», il blocco dell'apertura della stagione di caccia. Rincara la dose l'Enpa chiedendo di «ritirare il tesserino venatorio a tutti i cacciatori che operano negli Ambiti Territoriali di Caccia confinanti con il Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise».  
La sollevazione è totale e a questa si unisce anche i presidenti di Federcaccia e Arci Caccia che hanno inviato una lettera al Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise,  Antonio Carrara, e all’Assessore alla Caccia della Regione Abruzzo,  Dino Pepe, per offrire la loro« piena disponibilità a collaborare ad ogni iniziativa tesa a contrastare qualsiasi azione ai danni di un selvatico prezioso come l’Orso Bruno Marsicano».
I rappresentanti dei cacciatori chiedono un incontro urgente per verificare le migliori e più efficaci azioni «che ci permettano di mettere a disposizione il nostro servizio di vigilanza volontaria, coordinato dal Corpo Forestale dello Stato, per intensificare l’attività di prevenzione e repressione del “bracconaggio” comunque motivato e da chiunque sia rappresentato».
Perché una delle ipotesi è che di bracconaggio si tratti o più genericamente “vandalismo”.

SEQUESTRATI 6 FUCILI: C’E’ UN INDAGATO
Poche ore sono bastate alla Forestale per effettuare perquisizioni ed arrivare ad un uomo che è stato iscritto formalmente nel registro degli indagati, che è atto dovuto per effettuare appunto attività di indagini come le perquisizioni.
Si tratta di un operaio, A.C. di 57 anni,  che è l’uomo che nei giorni scorsi dopo un incontro ravvicinato con un orso era rimasto ferito.
L'ipotesi accusatoria è di uccisione di animale di specie protetta con arma da fuoco in riferimento alla fucilata che ha ucciso l'orso ritrovato venerdì scorso.
All'uomo sono stati sequestrati sei fucili a canna liscia e due a canna rigata che sono stati lasciati, almeno per il momento in casa del possessore. É il risultato dell'ispezione portata a termine nella tarda serata di ieri dagli uomini del corpo forestale a casa dell'operaio dell'Enel.
Il Corpo Forestale ha prelevato anche alcune piume appartenenti alle galline che un orso aveva ucciso durante l'incursione notturna portata a termine.
Oltre alle piume i forestali hanno prelevato anche campioni di mangime che il piccolo allevatore dava da mangiare alle galline.
L'intento é di scoprire se si tratta dello stesso mangime trovato nel corso dell'ispezione necroscopica eseguita dai veterinari dell'istituto zooprofilattico di Grosseto, all'interno dello stomaco dell'orso.

LAV SODDISFATTA

La Lav chiede che la Procura della Repubblica di Sulmona contesti all’uccisore dell’orso non solo il reato di animalicidio (articolo 544 bis del Codice penale), che prevede fino a due anni di reclusione, ma anche il furto venatorio (articoli 624 e 625 comma 7) e la distruzione di specie protetta (articolo 727 bis). «Ciò è fondamentale», spiegano gli ambientalisti, «per migliorare la già positiva indagine del Corpo Forestale dello Stato, dato che si tratta di reati contro tutti e contro lo Stato e visto che l’orso è una  specie particolarmente protetta, anche a livello internazionale».

La Lav, inoltre, chiede al Prefetto dell’Aquila di revocare immediatamente la licenza di caccia e il porto d’armi all’indagato e al Governo e al Parlamento di prevedere l’applicazione delle misure cautelari personali per chi si macchia di tali delitti al fine di non farli reiterare e attivando intercettazioni e il mandato di arresto europeo per crimini sovranazionali.  

Intanto il presidente della Commissione Ambiente della Camera Realacci ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura sul caso per chiedere se non ritengano opportuno attivare un coordinamento operativo-investigativo  tra i Parchi e le Riserve Naturali abruzzesi, il Cta del Corpo Forestale dello Stato  e il Noe del ministero dell’Ambiente e cosa intendano fare per far sì che episodi simili non si verifichino in futuro. 
«Ai ministri ho infine chiesto», spiega Realacci, «se intendano, di concerto con la conferenza Stato-Regioni,  individuare capitoli di bilancio adeguati per rifinanziare il fondo di risarcimento per i danni da fauna selvatica, fondo la cui riduzione in epoca di crisi rende spesso invisa la convivenza tra specie protette e popolazioni limitrofe».

Intanto il presidente della Commissione Ambiente della Camera Realacci ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura sul caso per chiedere se non ritengano opportuno attivare un coordinamento operativo-investigativo  tra i Parchi e le Riserve Naturali abruzzesi, il Cta del Corpo Forestale dello Stato  e il Noe del ministero dell’Ambiente e cosa intendano fare per far sì che episodi simili non si verifichino in futuro. «Ai ministri ho infine chiesto», spiega Realacci, «se intendano, di concerto con la conferenza Stato-Regioni,  individuare capitoli di bilancio adeguati per rifinanziare il fondo di risarcimento per i danni da fauna selvatica, fondo la cui riduzione in epoca di crisi rende spesso invisa la convivenza tra specie protette e popolazioni limitrofe».