AGRICOLTURA

Lingua Blu, «poteri forti e ingiustizia dietro il business dei vaccini»

L’allevatore Dino Rossi: «si è distrutto il settore»

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Lingua Blu, «poteri forti e ingiustizia dietro il business dei vaccini»




ABRUZZO. Si è tornato a parlare nei giorni scorsi della famosa malattia che colpisce le pecore, la ‘lingua blu’.
Ufficialmente in Abruzzo sono stati  confermati 32 focolai dopo il primo caso, il 30 luglio scorso, individuato in una stalla di bovini nel comune di Tagliacozzo. Da allora la malattia si è diffusa interessando le province di L'Aquila, Teramo e Pescara.
Il virus colpisce soprattutto gli ovini e i caprini, provocandone anche la morte ed è trasmesso da un piccolo insetto, simile a un moscerino (culicoide). L'infezione interessa anche i bovini, che in genere non si ammalano ma possono fungere da fonte di infezione per i culicoidi e quindi diffondere la malattia
«I pastori sardi, mi hanno raccontato», racconta oggi Dino Rossi del Cospa, «che i loro nonni “in tempo di crisi”, abbattevano le pecore che presentavano una fenomenologia eclatante di questa malattia. Le bestie infette  venivano macellate e destinate all’autoconsumo. I nostri governati su consiglio di  Romano Marabelli, direttore generale del Dipartimento alimenti e sanità veterinaria del ministero della Sanità, e Vincenzo Caporale, direttore dell'istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo e Molise decisero di vaccinare, con vaccino vivo attenuato, a tappeto tutti gli animali presenti sul territorio, creando così numerosi danni al patrimonio zootecnico locale. Questa politica deplorevole, nonostante le proteste di numerosi allevatori ed esperti del settore continuò fino a quando l’infezione si diffuse anche in Abruzzo».
Proprio Caporale e Marabelli, come riportava a luglio scorso La Nuova Sardegna

sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati nell’ambito di una inchiesta che vuole vederci chiaro su quei vaccini. I due, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero organizzato «una catena criminosa» che, negli anni, anziché prevenire la malattia avrebbe contribuito a far strage di pecore e capre con ingenti danni per l'Erario e, in particolare, per la Sardegna, prima regione italiana per l'allevamento di ovini e caprini.

ROSSI: «ERAVAMO CONTRATI AI VACCINI»
Dunque 10 anni fa mentre si spingeva a vaccinare gli animali iniziò la contrapposizione dell’allora nascente sindacato, Cospa Abruzzo, che si oppose energicamente alle ordinanze ministeriali. «Eravamo contrari», ricorda Rossi, «all’utilizzo del vaccino vivo attenuato, messo in commercio dall’IZS di Teramo, in quanto, in Abruzzo l’infezione non era endemica e già alcuni IZS avevano manifestato tutte le loro perplessità e dubbi all’uso di questo prodotto immunologico».
Secondo il Cospa, in pratica, i virus vivi, in esso contenuti, presentavano una residua virulenza per la quale si correva il rischio di diffusione del virus vaccinale tra gli allevamenti indenni. Inoltre, ci si preoccupava di una possibile ricombinazione genetica dei virus da strada con quelli vaccinali, creandosi, così una grande confusione sul riconoscimento della malattia e di accelerazione della sua diffusione.
«Volevamo un vaccino spento che il Ministero, per motivi sconosciuti, non aveva». Intanto gli allevatori del sud Italia, attraverso il passaparola continuavano a convincersi che il vaccino fosse più dannoso della stessa malattia: «alcuni veterinari del meridione, per prevenire il danno personale», ricorda Rossi, «vaccinavano con l’acqua distillata».

«FU UNA VERA MATTANZA»
Nel sud ci fu una vera mattanza e Rossi ricorda bene quel periodo: «gli animali furono vaccinati anche contro le indicazioni del medicinale che peraltro risultavano non correttamente controllati e registrati a norma.  I filmati amatoriali girati dagli allevatori erano strazianti, gli agnelli e i capretti appena nascevano morivano, gli allevatori passavano nelle stalle con le carriole per raccoglierli e distruggerli».
I filmati e molti documenti furono consegnati al procuratore Raffaele Guariniello, che a suo tempo aveva aperto un indagine poi stornata ad altra procura aquilana. «Il caso venne archiviato», racconta ancora Rossi, «in Abruzzo, le Asl e l’assessorato alla sanità non aveva nemmeno il foglietto illustrativo da allegare al vaccino e quando fu richiesto all’IZS di Teramo, dietro nostra pretesa tale foglio di accompagnamento, con le indicazioni scritte in inglese, fu mandato via fax. Una volta tradotto, si scoprì che il medicinale non si poteva usare nei periodi caldi, sugli animali debilitati, nei soggetti maschi riproduttori, perché li rendeva sterili e le femmine gravidi abortivano. Un vaccino che in sudafrica si utilizzava solo sulle pecore».
Il Cospa sostiene che il progetto di fondo fosse in realtà quello di vendere più vaccini possibili: «questo probabilmente fu il motivo per cui si estese la vaccinazione anche ai bovidi (bovini e bufali etc, etc…)». 

Intanto l’associazione diretta da Rossi invitava gli allevatori abruzzesi a non vaccinare. Un appello inascoltato che però non produsse gli effetti sperati: «a Pasqua e a Natale gli agnelli sopravvissuti si potevano contare sulle dita di una mano. Molte risultavano le pecore venute a morte, disseminate sul tutto il territorio delle aree dei quattro parchi presenti in Abruzzo. Oggi si evince dalla pubblicazione dei dati, che quasi mezza Italia è sotto la citata infezione, in realtà tutte quelle  regioni che furono interessate dalla vaccinazione».
Secondo il Cospa sarebbe superfluo vaccinare gli animali in questo periodo, in quanto con l’arrivo dei primi freddi l’attività dei culicoidi si interrompe. «E’ strano», fa notare Rossi, «che la lingua blu non sia arrivata in pianura padana, dove i moscerini  girano con la Ferrari con i capelli al vento. Evidentemente li non serve il vaccino per distruggere gli allevamenti?  Per  distruggere gli allevamenti del nord gli interessi sono differenti e qualcuno  ha pensato di far intervenire qualche altro ministero con la storia delle mucche da latte longeve, di 83 anni, per riempire le quote latte italiane con il “latte” dei Paesi dell’Est e per gli allevatori  che hanno sforato la Guardia di Finanza sta notificando, proprio in queste settimane, le cartelle. Così finisce la storia degli allevamenti in Italia, la zootecnia che è stata per anni il volano dell’economia italiana. Quali poteri forti si celano dietro a tutta questa ingiustizia?».