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Tagli comunità montane, martedì la protesta dei lavoratori dei servizi sociali

Juchich (Rc): «servono linee guida»

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CONSIGLIO REGIONALE




L’AQUILA. Martedì mattina, dalle ore 10,30, i lavoratori dei servizi sociali della Comunità Montana Montagna dell'Aquila manifesteranno davanti alla sede del Consiglio regionale per chiedere chiarezza sul futuro e sul ripristino dei livelli minimi di assistenza per i loro utenti.
Sarà presente, a sostegno della manifestazione, anche Rifondazione Comunista.
La Legge regionale 1/2013 abolisce le Comunità montane che sono in liquidazione da due anni, in questo periodo si sarebbe dovuto procedere alla costituzione delle Unioni Comunali per trasferire le competenze per la gestione dei servizi sociali ad un soggetto in grado di svolgere le funzioni essenziali che sono tuttora erogate dalle comunità a oltre 200 disabili gravi, minori e anziani.
Il sostegno, che viene erogato sia a livello scolastico che domiciliare, offre lavoro a 80 operatori e diverse Cooperative sociali. Il 31 dicembre 2014 è la data di scadenza della convenzione e dei piani di zona e ancora non si conosce quale sarà l'ente attuatore dei servizi sul territorio della nostra montagna.
«Servono linee guida e d'indirizzo chiare per superare questa difficile fase di transizione», commenta Goffredo Juchich, segretario Comunale Prc L'Aquila, «tenendo conto che in questi anni i comuni montani non hanno superato le divisioni e le frammentazioni che, finora, hanno impedito la creazione di un percorso unitario per la costituzione di un'entità comprendente una vasta area e un numero sufficiente di cittadini». 

In questo difficile contesto si inserisce il taglio operato dalla regione Abruzzo sulla cifra precedentemente preventivata in bilancio, dalla regione stessa, per il piano di zona che ha comportato la rimodulazione degli interventi nell'ambito ricadente sull'ex Comunità Amiternina, riducendo del 50% le ore di assistenza agli utenti provocando enormi difficoltà alla popolazione disagiata e ai lavoratori che, da martedì 8 Settembre, si sono visti decurtare il già misero salario della metà (mediamente da 500/600 Euro al mese a 250/300).
«Al netto delle spese di benzina per spostarsi sul vastissimo territorio, che non sono previste come rimborso», sottolinea Juchich, «gli operatori, di fatto, stanno sostenendo gratuitamente quello che resta della rete protezione sociale. Bisogna urgentemente individuare le risorse economiche per non disperdere questo patrimonio di professionalità e sensibilità che negli anni si è consolidato sul territorio. In queste ore si decide il futuro di centinaia di famiglie di utenti e lavoratori. Invitiamo quindi l'assessore Sclocco e il Consiglio regionale a mettersi da subito al lavoro per dare un futuro certo ai servizi sociali della montagna aquilana».