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Ticket Sanitari per disabili e anziani, Chiodi: «Giunta D’Alfonso non tutela i deboli»

L’ex commissario: «bisognava prima adeguare rete assistenziale»

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Ticket Sanitari per disabili e anziani, Chiodi: «Giunta D’Alfonso non tutela i deboli»

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L’AQUILA. La Regione dal prossimo primo ottobre obbligherà i disabili psichici o fisici, e gli anziani non autosufficienti che si rivolgeranno alle strutture private a pagare, per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo, un ticket sulle prestazioni sanitarie.
Scettico e deluso l’ex governatore ed ex commissario alla Sanità, Gianni Chiodi che oggi ricorda: «appena mi insediai nel 2009 un provvedimento simile fu adottato dall’allora commissario Redigolo, che io feci subito ritirare. Poi, negli anni più volte il tavolo di monitoraggio romano ha provato a obbligarmi a inserire tale compartecipazione per le cure riabilitative, ma mi sono sempre opposto, perché nella situazione preoccupante in cui vivono oggi molte famiglie, è inaccettabile pensare di introdurre un nuovo ticket. Si finirebbe per colpire proprio le famiglie con i maggiori disagi, quelle fasce meno protette come i portatori di gravi patologie e i disabili gravi e gravissimi». 

Secondo Chiodi, che sottolinea si essere consapevole che si tratta di un adempimento Lea importante per uscire dal Commissariamento, sarebbe stato auspicabile prima istituire un fondo da attribuire ai Comuni per permettere il finanziamento dei pazienti meno abbienti.
«Infatti – prosegue l’ex commissario alla sanità – si era pensato di utilizzare per l’applicazione del ticket in questi pochi mesi del 2014, una parte del ‘tesoretto’ di 40 milioni in più di Fondo sanitario destinati all’Abruzzo, che avevamo già previsto nel mio programma operativo di ottobre 2013. A partire dal 2015, invece, quando si avranno 21 milioni in più a disposizione con la scadenza di una delle cartolarizzazioni, avremmo costituito un fondo per il sociale destinato a tutelare le fasce più deboli come i disabili».

Il Consigliere regionale di Forza Italia si dice inoltre d’accordo con la Cisl,  secondo cui, prima dell’adozione del provvedimento bisognava ultimare il piano di riconversione delle strutture riabilitative e quindi adeguare la rete assistenziale.
«Un lavoro – aggiunge ancora Chiodi - che era quasi ultimato quando sono andato via, dato che le Asl avevano terminato la fase interlocutoria con le strutture riabilitative e trasmesso le loro proposte che dai primi di aprile erano al vaglio dei tecnici».
Con il Tavolo di monitoraggio prima e con il Programma Operativo dopo, l’ex presidente si era impegnato ad adottare il provvedimento sull’introduzione del ticket entro fine maggio, ma solo perché per quella data i tecnici avevano previsto la conclusione della riconversione delle strutture di riabilitazione, «in quanto, che sia chiaro, l’Abruzzo uscirà dal commissariamento solo quando riequilibrerà con gli standard nazionali i posti letto richiesti per l’assistenza residenziale per anziani, che oggi sono la metà di quelli richiesti, e ridurrà i posti letto della riabilitazione che sono il triplo. Quindi, è inutile mettere il ticket prima dell’adeguamento della rete assistenziale. Certo rimango sconcertato di come cambiano le opinioni dei politici: ricordo che Alfonso Mascitelli, quando il ticket lo introdusse Redigolo l'aveva definito «un atto di viltà politica», ma oggi che il provvedimento viene dalla sua parte politica, tace». 

E l’assessore Paolucci, «che relativamente al sistema della riabilitazione abruzzese ha sempre affermato che Chiodi faceva pagare i tagli alle famiglie, agli anziani e ai i bambini, costretti a fare i salti mortali per beneficiare dei propri diritti di cittadini che io gli negavo», continua Chiodi, «con l’introduzione di un nuovo ticket, non credo che lui li stia favorendo. Io, al contrario, pur di non risparmiare sulla pelle dei cittadini più bisognosi, ho disatteso il programma operativo che per il 2014 prevedeva un taglio di circa 6 milioni al budget delle strutture riabilitative e ho firmato un decreto che mantiene lo stesso budget dell’anno scorso proprio per evitare disagi, permettendo anche di prorogare la permanenza in queste strutture di pazienti fuori setting, che ancora non hanno quelle adeguate per l’accoglienza, in quanto non è ultimata la riconversione. Il sistema sanitario che D’Alfonso sta offrendo non mi sembra proprio quello sbandierato in campagna elettorale che prende in braccio il cittadino e lo porta al luogo di cura, se poi per avere le cure se le deve pagare il cittadino stesso con una spesa che potrà variare dai mille ai 1500 euro al mese. Ma com'è nello stile del nuovo commissario, tra una comparsa e l’altra, promette fondi ai Comuni, senza dire né cifre o provenienza dei fondi stessi. Intanto, il ticket entrerà in vigore nel silenzio di tutte quelle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini più deboli».