SANITA'

Come in Abruzzo. Tar Molise: ok alla sospensiva per salvare l’ospedale di Agnone

Il Piano operativo si presta alle contestazioni

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1632

Simone Dal Pozzo

Simone Dal Pozzo




ABRUZZO. Il Tar Molise ha sospeso il Programma operativo 2013-2015 del commissario ad acta che prevedeva il notevole ridimensionamento dell’ospedale di Agnone.
Si ripete, dunque, un copione già visto in Abruzzo nella guerra contro la chiusura dei piccoli ospedali, che forse sarà inevitabile perché di ospedali ben attrezzati ne rimarranno aperti pochi dappertutto. Ma certe chiusure così come sono state decise e realizzate si sono rivelate illegittime e quindi i comitati di cittadini hanno avuto buon gioco ad ottenere dai diversi Tar pronunciamenti favorevoli o sospensive, come in questo caso.
Stavolta il ricorso è stato promosso dal Comune e dai cittadini ed è stato patrocinato dagli avvocati Simone Dal Pozzo di Guardiagrele (che in Abruzzo ha vinto dappertutto ed è l’incubo dei vari commissari alla sanità) e Franco Cianci di Termoli. Si tratta della seconda sospensiva dopo quella del maggio 2011. Il ricorso sarà discusso nel merito a maggio 2015.
In sostanza, l’avvocatura dello Stato aveva difeso il provvedimento contro l’ospedale di Agnone rifacendosi al decreto sulla spending review che porta i posti letto al 3 per mille.
Ma gli avvocati hanno dimostrato che il programma commissariale prevede invece 2 posti letto x1000 nel bacino di Agnone. Senza dire che i nuovi standard ospedalieri prevedono che per quella zona potrebbe applicarsi la normativa sugli ospedali nelle zone disagiate. Mentre su tutta la questione, come noto, lo stesso Tar Molise ha inviato gli atti alla Corte costituzionale per far dichiarare l’illegittimità delle norme che consentono queste chiusure. Inoltre – come spiega l’avvocato Dal Pozzo – «il comitato di Agnone aveva sventato il tentativo della regione che nel luglio scorso aveva cercato di trasformare in legge il Programma operativo. Con una mia diffida avevo invitato la Regione a desistere perché sarebbe stata una manovra azzardata che avrebbe inciso sui giudizi in corso e avrebbe impedito modifiche».

Sebastiano Calella