VISIONI DEL FUTURO

L'ex on. Delfino: «Abruzzo beffato, cittadini e politici riflettano sul futuro che ci attende»

«Filo’: errore rosso farlo passare da Corso Vittorio»

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AREA DI RISULTA BUS GTM




ABRUZZO. Il governo Renzi è solo fumo negli occhi, i parlamentari consapevoli di non essere rieletti tengono in piedi il governo, la partecipazione dei cittadini è solo una illusione ma soprattutto l’Abruzzo sta diventando sempre più terra di conquista e lasciata fuori dalle grandi strategie di sviluppo. Che ne sarà di noi?
E’ una analisi lucida e lungimirante quella di Raffaele Delfino, onorevole di destra di lungo corso e presidente di sezione onorario della Corte dei Conti: dall’alto dei suoi 83 anni, continua a seguire attentamente le vicende politiche nazionali ed oggi lancia l’allarme per un inesorabile declino che sta risucchiando la nostra regione. La sua è una visione che beneficia di una panoramica non comune che permette prospettive lunghe sulle quali riflettere.
«Come si fa in Abruzzo a non ribellarsi alla petrolizzazione dell'Adriatico e definire “corposo” l'intervento del decreto Sblocca-Italia», sostiene Delfino, « che, a fronte del finanziamento che era già in itinere della Fondo Valle Sangro, ha fatto fuori l'Abruzzo dall'Alta Velocità con la Bari-Foggia-Napoli, e quindi Roma-Bologna (con diramazioni per Ancona e Mestre) Milano-Torino, con la compensazione della... automazione dei passaggi a livello sulla vecchia linea ferroviaria adriatica? Un vero e proprio de profundis per la macroregione adriatico-ionica e una beffa per l'Abruzzo. Chi di dovere lo dirà a Renzi nella sua annunciata visita aquilana? O affiderà al neocomandante dei vigili aquilani il compito di multarlo, come dalle cronache, senza indulgenza, con le auto di centinaia di credenti che avevano appena beneficiato del perdono celestiniano?»
I mille giorni di Renzi sono scorsi come il fiume di annunci che non ha portato a nulla e sostanzialmente diversi dai mille giorni da presidente di John F. Kennedy alla Casa Bianca.
Ci sono però, secondo l’onorevole Delfino, anche altri problemi che dovremmo risolvere in casa e tra questi annota «la conferma dell'equilibrio statutario tra l'Aquila e Pescara chiudendo finalmente la partita della nuova sede unica degli assessorati e degli uffici regionali a Pescara, sulla Tiburtina, al confine con la provincia di Chieti, il cui territorio, ad onta dei campanilismi fuori tempo, sarà sempre più unito a quello pescarese con il previsto dimezzamento delle Prefetture» ma anche «la sistemazione dei tredici ettari dell'area di risulta degli impianti ferroviari di Pescara alla vigilia di decisioni definitive sulla loro utilizzazione».

«AREA DI RISULTA: 2MILA POSTI SONO POCHI»
Delfino da sempre rivendica i meriti per la “liberazione” dell’area di risulta nel 1957 quando fu l'amministrazione comunale di centrodestra a rifiutare la proposta del Ministro dei Trasporti di realizzare tre cavalcavia per spezzare la cintura di ferro dei passaggi a livello cittadini e ottenere invece l'attuale sopraelevazione e arretramento della stazione, successivamente finanziati con la unitaria azione parlamentare Spallone-Delfino-Gaspari.
Così a più di 50 anni di distanza Delfino parla ancora dell’area di risulta.
«Il Piano Regolatore Generale prevede l'area di risulta “al servizio del centro commerciale naturale”. Il primo requisito per qualsiasi centro commerciale è la sosta. Impegnando due-tre ettari si possono realizzare a silos 4000 posti auto, il 10% dei quali a box pertinenziali utilizzando il sottosuolo creato dalle profonde fondamenta. L'amministrazione comunale uscente», bacchetta l’onorevole, «ne voleva realizzare 2000 più 400 box, meno degli attuali a raso. Se, come credo di aver capito, anche la nuova amministrazione comunale insisterà su tale scelta, sarà la fine del cuore di Pescara. E i negozi vuoti, occupati dai comitati di partito e personali durante la recente campagna elettorale, li potremo ricordare come cappelle cimiteriali: non fiori, ma santini per le preferenze. Racconteremo una Spoon River pescarese».

«FILO’: ERRORE ROSSO FARLO PASSARE DA CORSO VITTORIO»
Altra «assurdità» secondo il politico di lungo corso è il passaggio del mastodontico Filò su Corso Vittorio Emanuele invece che nell'area di risulta, stazione di tutti gli autobus urbani, provinciali, regionali, nazionali, europei, dirimpetto soprattutto alla stazione ferroviaria.
«Se 4000 posti auto sembrano troppi», dice, «pensiamo anche al futuro molto prossimo dell'Area Vasta con Chieti e della Grande Pescara con Montesilvano e Spoltore. E pensiamo all’uso dei bus navetta dai silos verso il centro e il mare e alla vera pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele che dovremo realizzare utilizzando, eventualmente come mediateca, l'ex palazzo del Banco di Napoli, della Fondazione Pescara-Abruzzo. Mi fermo qui perché non sono né architetto, né urbanista. Ma un'ultima, last but not least, considerazione debbo farla».
La teoria politica, la lungimiranza, l’opportunità e la logica devono poi lasciare il posto ad altre logiche, magari celate, non dichiarate –lascia intendere Delfino- che potrebbero eterodirigere le scelte e portarle verso soluzioni molto lontane dall’interesse della città e dell’interesse pubblico.
«Speculare, etimologicamente dal latino, ha un duplice significato: “meditare per approfondire” e “manovrare per approfittare”. Nel merito valutino i pescaresi e chi di dovere. Io ho già dato: “Anche per chi ha passato tutta una vita in mare c'è un'età in cui si sbarca”».