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Capodogli spiaggiati, D’Alfonso: «Abruzzo acquario d’Italia, difenderemo il Creato»

Tornano le polemiche sulla derica petrolifera

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Capodogli spiaggiati, D’Alfonso: «Abruzzo acquario d’Italia, difenderemo il Creato»




ABRUZZO. Quella di ieri, per l’Abruzzo, regione verde d’Europa, è stata una giornata molto difficile.
Tre cetacei e un orso bruno morti in poche ore. Secondo i primi rilievi si tratta di decessi causati dall’attività diretta o indiretta dell’uomo.
L’orso, sostiene la Forestale, sarebbe morto per avvelenamento, mentre uno dei capodogli che non è riuscito a salvarsi presentava delle ferite ed aveva in bocca una rete da pesca. Potrebbe essere questa la causa dello spiaggiamento? Per avere le risposte degli esami, dicono gli esperti, ci vorrà un anno, «sono animali molto grandi e poco conosciuti».

Sono stati tirati a riva nella notte i tre animali che non ce l’hanno fatta. 
Con delle pale meccaniche sono stati prelevati e adagiati sulla sabbia. Si tratta di tre femmine; una aveva raggiunto la maturità sessuale. Le loro lunghezze vanno dai 7 metri e trenta centimetri agli 8 metri e 90 centimetri. Dei quattro cetacei sopravvissuti, che si sono diretti a Nord, al momento non si hanno notizie. Per tutta la notte la zona, interdetta all'ingresso dal sindaco del Comune di Vasto, Luciano Lapenna, è stata sorvegliata dai volontari del gruppo comunale della Protezione civile. 
Attualmente, l'intera area è vigilata dal personale della Guardia Costiera di Vasto. Tra breve l'avvio dell'autopsia, coordinata da Sandro Mazzariol, del Dipartimento Biomedica Comparata e Alimentazione (Bca) dell'Università di Padova.
Sono stati tirati a riva nella notte i tre animali che non ce l’hanno fatta. Con delle pale meccaniche sono stati prelevati e adagiati sulla sabbia. Si tratta di tre femmine; una aveva raggiunto la maturità sessuale. Le loro lunghezze vanno dai 7 metri e trenta centimetri agli 8 metri e 90 centimetri. Dei quattro cetacei sopravvissuti, che si sono diretti a Nord, al momento non si hanno notizie. Per tutta la notte la zona, interdetta all'ingresso dal sindaco del Comune di Vasto, Luciano Lapenna, è stata sorvegliata dai volontari del gruppo comunale della Protezione civile. Attualmente, l'intera area è vigilata dal personale della Guardia Costiera di Vasto. Tra breve l'avvio dell'autopsia, coordinata da Sandro Mazzariol, del Dipartimento Biomedica Comparata e Alimentazione (Bca) dell'Università di Padova.
Fatto sta che lo spiaggiamento dei sette esemplari ha riaperto la discussione intorno alla deriva petrolifera e da più parti sono arrivati inviti alla cautela. Le immagini dei cittadini che per ore hanno cercato di liberare gli animali imprigionati nella sabbia sarà difficile da dimenticare e dimostra per l’ennesima volta l’anima ambientalista di una regione che vorrebbe restare ‘intatta’, una regione già scesa in strada con migliaia di cittadini, un anno e mezzo fa per dire no al petrolio.

«Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi affinché la nostra regione sia luogo privilegiato di accoglienza e non di morte per gli animali che vi abitano e transitano», ha commentato il presidente di Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, che nel pomeriggio di ieri ha avuto un colloquio telefonico con la deputata vastese del Pd Maria Amato che già da lunedì si attiverà presso il ministero dell’Ambiente affinché l’Abruzzo venga seguito con particolare attenzione.
«L’Adriatico è un acquario non soltanto italiano», ha detto ancora D’Alfonso, «è giunta l’ora di creare sinergie transfrontaliere via terra e via mare, e la nascita della macroregione Adriatico-Ionica – di cui la Marca Adriatica sarà un tassello importante – favorirà naturalmente questo processo. Riguardo all’episodio accaduto a Vasto, vogliamo capire perché si è verificato questo fenomeno, in particolare intendiamo indagare le concause determinate dalle speculazioni che spesso prendono di mira l’Adriatico e che sono accompagnate da rumori insopportabili per l’armonia del Creato».
Anche Legambiente chiede di capire i motivi del decesso: «c'entrano le intense attività petrolifere che riguardano il mar Adriatico?», domandano gli ambientalisti.
I numeri sono chiari: solo di fronte alle coste abruzzesi ci sono 2.615 kmq dati in concessione alle compagnie petrolifere per attività di estrazione e ricerca petrolifera e in totale nell’Adriatico centro meridionale ci sono oltre 12.290 kmq interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività di esplorazione di petrolio che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive.

60 PERSONE AL LAVORO

É cominciata sabato mattina a Vasto la necroscopia sui tre capodogli morti. L'ispezione interna ed esterna viene condotta nello stesso tratto di spiaggia in cui si sono arenati gli esemplari. La coordina Sandro Mazzariol, del Cert (Cetacean stranding Emergency Response Team) dell'università di Padova, affiancato da esperti della stessa università, dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale d'Abruzzo e Molise 'Giuseppe Caporale' e del Centro studi Cetacei onlus. 

Si dovrà accertare se i cetacei avessero patologie tali da causare la perdita di orientamento e il conseguente arenamento. «E' un lungo lavoro e complesso ma siamo nelle condizioni - spiega Mazzariol - di poter operare a poche ore dal loro decesso. Potremmo così anche verificare l'orecchio dei capodogli per capire se hanno subito delle lesioni ai timpani. Sicuramente ci sono stati elementi di disturbo che hanno prodotto il disorientamento dei cetacei».  Il ricercatore dell'Università di Padova ha ringraziato gli uomini della Capitaneria di Porto di Vasto, il servizio veterinario dell'Asl provinciale di Chieti e le centinaia di volontari che si sono prodigati a rimettere al largo i quattro capodogli salvandoli da morte sicura.  «Si sono diretti al nord, ma dovrebbe essere più normale che debbano cambiare direzione, anche perché la loro vita si svolge in fondali profondi come sulle coste greche. Sappiamo che gli ultimi avvistamenti erano stati fatti sulle coste croate». Il servizio veterinario della Asl si occuperà invece dello smaltimento delle carcasse, che verranno sepolte in un terreno già individuato dal Comune di Vasto. Sul posto c'è, tra gli altri il presidente del Centro studi Cetacei onlus, Vincenzo Olivieri.


 
Per capire se ci sono giacimenti si fa ricorso, tra le altre tecniche, a indagini sismiche con l'utilizzo di airgun. In sostanza, si sparano delle cannonate sonore da 280 decibel che rimbalzano sul fondale e vengono raccolte da dei sensori che in base all'eco prodotta rivelano se ci sono giacimenti. «I cetacei hanno un udito molto sviluppato e queste bombe sonore arrecano loro un grave danno, con perdita dell'orientamento», spiega Legambiente.

Bisogna fugare ogni dubbio sui nessi con la ricerca del petrolio, come ribadisce Gianfranco Pazienza, di Legambiente Puglia e assegnista di ricerca del Cnr-Ismar: «si deve interrogare l'Ispra e il Ministero dell'Ambiente per sapere se in questi ultimi 10-15 giorni siano state fatte attività di ricerca del petrolio con la tecnica dell'airgun. La legge consente questo genere di operazione solo se effettuato da personale specializzato, solo in questo caso l'operazione viene autorizzata». Bisognerà poi capire bene le condizioni dei cetacei spiaggiati, se erano digiuni e nel caso da quanto tempo e altri fattori per capire bene la situazione.

La Riserva di Punta Aderci - sulla cui spiaggia di Punta Penna si sono arenati i sette capodogli è la prima Riserva istituita in Abruzzo nella fascia costiera e nasce dall'esigenza di conciliare l'aspetto naturalistico dell'area con quello turistico, relativo alla fruibilità delle spiagge. Ha un'estensione di circa 285 ettari (che arrivano a 400 con l'Area di protezione esterna) e va dalla spiaggia di Punta Penna, attigua al Porto di Vasto, alla foce fiume Sinello, al confine con il comune di Casalbordino.
La zona dove si sono arenati i cetacei si trova 400 metri a Nord del Porto. Nel 2000, il Comune di Vasto ha adottato il Piano di Assetto Naturalistico (PAN) della Riserva Naturale Regionale Guidata di Punta Aderci. Nella Riserva, la zona pianeggiante appare maggiormente antropizzata. L'area di maggiore interesse naturalistico è costituita dalla spiaggia di Punta Penna: un anfiteatro marino che ospita numerose essenze vegetali tipiche. Il promontorio di Punta Aderci (26 m s.l.m.) caratterizza l'intera area offrendo una visuale a 360° su tutta la Riserva. La lunga spiaggia di sabbia di Punta Penna termina con la spiaggia di sassi dei Libertini sottostante la falesia del promontorio di Punta Aderci. La spiaggia dei Libertini è accessibile sia dalla spiaggia di Punta Penna che tramite un breve sentiero di 80 gradini che la collega alla sterrata che conduce al promontorio di Punta Aderci. Sull'altro lato del promontorio si trova la spiaggetta di Punta Aderci. Da qui si prosegue per la lunga spiaggia di ciottoli di Mottagrossa. Da questa spiaggia, fino alla foce del fiume Sinello, inizia uno dei tratti di costa di più difficile accesso dell'Adriatico centrale. 



GLI STUDI PER APPROFONDIRE
Alessio Di Florio, dell’associazione Antimafie, Rita Atria, Associazione Culturale Peppino Impastato, e PeaceLink Abruzzo, fornisce invece documenti che porterebbe a pensare che gli animali avrebbero perso l’orientamento per l ’uso in zona di sonar militari e le ricerche petrolifere. «E’ disponibile anche sul web una numerosa documentazione che acclara quest’affermazione», spiegano le associazioni che forniscono i link di uno studio dell’ associazione di ricerca scientifica Jonian Dolphin Conservation sui possibili effetti sui Cetacei derivanti dalle attività di prospezione geologica per la ricerca idrocarburi in mare e dalle eventuali successive fasi di Trivellazione  una Ricerca sugli idrocarburi in Mediterraneo e impatto sull'ecosistema marino sulla vita dei Cetacei e un altro studio sull’impatto del petrolio sui cetacei.
«Lo Sblocca Italia venga fermato», chiedono le associazioni, «così come l’iter autorizzativo per Ombrina Mare ed Elsa, mentre per “Rospo a Mare” il ricorso al TAR non veda protagonista solo il Comune di Vasto».